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Human Rights

In Russia manca una legge contro la violenza di genere, ma vengono uccise più di 3mila donne all’anno

10 Days Of Human Rights

Protesta contro la violenza di genere in Russia (Via GettyImage)

Articolo 8
Ogni persona ha diritto ad un ricorso effettivo davanti alle competenti giurisdizioni nazionali contro atti che violano i diritti fondamentali riconosciutile dalla Costituzione o dalla legge.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona.

Nel febbraio 2017, il presidente russo Vladimir Putin ha promulgato la legge sulla “depenalizzazione dei maltrattamenti in famiglia“, già approvata dalla Duma, il Parlamento del Paese, a larga maggioranza.

Il disegno di legge è stato avanzato in seguito a una sentenza della Corte suprema, la quale aveva sancito la non punibilità le percosse ricevute in famiglia che non infliggono danni fisici evidenti, pur non mettendone in discussione la criminalizzazione. La decisione della corte aveva indignato perfino senatori conservatori come Ielena Mizulina, secondo cui il reato di “maltrattamento in famiglia” era “anti-familiare”.

L’obiettivo della politica? Creare “famiglie forti” e “non interferire negli affari delle famiglie“. Secondo un sondaggio dell’istituto Vtsiom (fortemente controllato dallo Stato russo), il 59% dei russi si sarebbe schierato a favore del disegno di legge, a fronte del 33% contrario. In ogni caso, il 79% dei russi avrebbe, sulla carta, un atteggiamento negativo verso qualunque violenza in famiglia.

russia condizione donne
attivista russa per i diritti delle donne protesta contro la depenalizzazione della violenza domestica sui social network

Russia: la depenalizzazione della violenza di genere

La legge in questione, fortemente criticata dagli attivisti per la difesa dei diritti umani, di fatto ha declassato gli atti di violenza da fattispecie penale a illecito amministrativo, rendendoli punibili con una semplice multa di 470 euro e, in casi estremi, con 15 giorni di detenzione. Le stesse violenze costituiranno invece reato solo se l’autore risulterà recidivo.

L’aggressore, secondo la legge vigente in Russia, è punibile quando torni a compiere violenze contro lo stesso famigliare nel corso di un anno. A quel punto, se l’aggredito riesce a dimostrare i fatti, sarà processato per via penale e punito con il carcere, ma è negato ogni procedimento d’ufficio.

Secondo i dati diramati dalle organizzazioni dei Diritti Umani, il 90% delle denunce in Russia non giunge in tribunale, a causa della complessità dell’iter. Secondo i dati più aggiornati, risalenti tuttavia al 2008, ogni anno in Russia perdono la vita tra le 3 e le 4 mila donne a causa della violenza domestica, mentre altre fonti parlando di una donna uccisa ogni 40 minuti da atti di violenza di genere.

“La violenza di genere in Russia? Non esiste”

La scorsa settimana, sul quotidiano moscovita Kommersant è stata pubblicata una lettera del ministero della giustizia russo al Tribunale europeo per i diritti dell’uomo sullo stato della violenza contro le donne nella Federazione Russa, in risposta a 4 denunce giunte alla Corte di Strasburgo da parte di cittadine russe che non avevano ottenuto giustizia presso i tribunali della Federazione per fatti avvenuti nel triennio 2016-2018.

Il ministro russo ha negato l’aumento delle violenze contro le donne, manifestando una certa insofferenza per i maltrattamenti che, invece, sarebbero gli uomini a subire in primo luogo.

Secondo la missiva, il governo russo riconoscerebbe che “la violenza domestica purtroppo esiste in Russia, come in qualsiasi altro paese“, ma “la portata e la gravità del suo impatto sulle donne russe sarebbero esagerate“.

In un eccesso di antifemminismo, poi, il Ministro suppone che le principali vittime della violenza di genere in Russia siano proprio gli uomini: “È logico supporre che le vittime di sesso maschile soffrano maggiormente di discriminazione” afferma il Ministro. “Gli uomini sono in minoranza e non ci si aspetta che chiedano protezione dagli abusi da parte dei membri della famiglia, specialmente se vengono abusati dal sesso opposto“.

Il riferimento in questione sarebbe un discusso caso di cronaca con protagoniste tre sorelle, Krestina, Angelina e Maria, figlie di un importante dignitario della comunità armena in Russia. Le tre ragazze, di 17, 18 e 19 anni, dopo aver subito ripetute violenze e maltrattamenti dal capofamiglia ed essendosi rivolte invano alla polizia, hanno deciso di uccidere il padre nel sonno, probabilmente esasperate dalle vessazioni dell’uomo. Le sorelle si sono consegnate immediatamente alla giustizia, adesso sono agli arresti domiciliari e attendono il processo. Questo caso è stato piuttosto gonfiato dalla stampa rispetto al silenzio dei casi di femminicidio, suscitando un’ampia eco mediatica.

Krestina, Angelina e Maria con il loro padre, da loro ucciso come reazione agli abusi ripetuti

Il dramma delle donne musulmane

Il grande silenzio sulla condizione delle donne in Russia è reso ancora più evidente se si pensa alle zone del Caucaso dove si pratica in maggioranza la religione islamica.

Secondo la legge russa il divorzio è ovviamente consentito, ma i riverberi tipici di un’impostazione tipicamente patriarcale dell’assetto familiare comportano l’alienazione delle donne separate, e l’abbandono, insieme a esse, dei figli ai quali non è dovuto alcun indennizzo economico per gli alimenti, o protezione, con la connivenza delle istituzioni.

Una nuova proposta di legge

Finora, i diversi tentativi di introdurre una legge sulle violenze domestiche in Russia hanno fallito. Una nuova proposta sarà presentata questo a dicembre, elaborata grazie alla pressione di 73 organizzazioni per i diritti umani sulla Duma, che ha disposto un’indagine a supporto della legge dall’esito choc: il 70% delle famiglie, stando a questi dati, sconterebbe violenze domestiche, e nell’80% dei casi le vittime sono donne. La categorie più colpite dopo le donne sarebbero gli anziani, poi i bambini.

La nuova legge introdurrà termini legali come violenza morale e ricatto finanziario, si occuperà di fornire strumenti legali che impediranno all’aggressore di avvicinarsi alla vittima e di allestire centri di rifugio per gli aggrediti.

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MOSCA, RUSSIA. 12 FEBBRAIO 2017 Cittadini riuniti nel Sokolniki Hyde Park di Mosca per protestare contro la depenalizzazione della violenza domestica. (via Getty Images)

Obiettivo della legge sarà anche garantire una maggiore flessibilità della giustizia russa per rendere più agevole il meccanismo delle denunce, in quanto permetterebbe anche a persone vicine ai diretti interessati di rivolgersi alla polizia.

Tuttavia, questa legge non è vista di buon occhio da alcuni gruppi conservatori e soprattutto dalla Chiesa ortodossa russa, che considera la proposta “contraria alle tradizioni russe”. Altri collettivi di stampo nazionalista hanno invece coniato lo slogan “La famiglia è il posto più sicuro della terra“.

fonte: HuffingtonPost, Il Manifesto, Euronews

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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