Quando ho scoperto che Garzanti stava per pubblicare un libro inedito di Maria Montessori, oltre che lo stupore, perché credevo che dopo 60 anni dalla morte fosse stato pubblicato tutto e dico tutto ciò che era pubblicabile, pensavo che si trattasse di un nuovo compendio di pedagogia o psichiatria.

E invece no.

Tra i suoi discorsi si “perimetra” un vero e proprio Manifesto Femminista di ineguagliabile potenza: più che mai attuale, più che mai utile.

“Per la causa delle donne” di Maria Montessori: la trama

Nota soprattutto come pedagogista, Maria Montessori è stata una figura di riferimento anche nell’ambito della tutela dei diritti femminili. Quello che Montessori sostiene e promuove in queste pagine è un modello di «donna nuova» consapevole delle proprie potenzialità e artefice della propria sorte, alla quale non solo sia garantito il diritto al voto e all’istruzione, ma cui sia riconosciuta, tanto nel matrimonio quanto nel lavoro, pari dignità rispetto all’uomo. I nove testi qui raccolti, rimasti quasi tutti inediti dopo una prima pubblicazione su rivista, raccontano i primi passi dell’emancipazione delle donne in Italia e danno un prezioso contributo al dibattito, ancora oggi vivacissimo, intorno alla parità di genere.

La copertina

“Per la causa delle donne” di Maria Montessori: la recensione

Questo libro è la raccolta di tutti i discorsi che Maria Montessori ha tenuto in diverse parti del mondo e in diverse conferenze.

Si nota con piacere la caparbietà della pedagogista marchigiana che è ben lungi da autoconsiderarsi una semplice donna. Era femminista a caratteri cubitali. La rivoluzione sessuale del ’68 era ancora lontana, ma Montessori idealizza un percorso di crescita e consapevolezza femminile a cavallo tra due secoli, con la pressione nazionalista degli Stati.

Era un osso duro Maria Montessori.

Si concentra molto sui moti del suffragio universale. All’epoca le donne non votavano né tanto meno potevano avere libero accesso allo studio. Montessori nei suoi discorsi pubblici invita uomini e donne a superare questa concezione di donna- madre (anzi, fattrice) e immagina un Mondo più equo e migliore soltanto quando verranno eliminate le diversità

Se vi aspettate toni ecumenici e di “infinita dolcezza” avete sbagliato libro. Montessori usa sempre un linguaggio garbato ma incisivo, il rigore nella scelta delle parole che sono taglienti come dardi per svegliare le coscienze.

Libro, non solo consigliatissimo, ma vivacemente imprescindibile per chi ha scelto il Metodo Montessori come ragione di vita.

Questa donna era una rivoluzionaria, una passionaria, una partigiana assetata di libertà.

La vita di Maria Montessori

Maria Montessori nasce a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870 da una famiglia medio borghese. Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Roma dove decide d’intraprendere studi scientifici per diventare ingegnere, un tipo di carriera che a quel tempo era decisamente preclusa alle donne. I suoi genitori l’avrebbero voluta casalinga, come la maggior parte delle donne della sua generazione.

Grazie alla sua ostinazione e all’ardente desiderio di studiare, Maria riesce però a piegare l’ottusità della famiglia, strappando il consenso per l’iscrizione alla facoltà di medicina e chirurgia dove si laurea nel 1896 con una tesi in psichiatria.

Per rendersi ben conto quale sforzo dovette costarle questo tipo di scelta e quali sacrifici dovette intraprendere, basti dire che, nel 1896, diventò la prima dottoressa d’Italia. Da qui inoltre si capisce come gli ambienti professionali in genere, e tanto più quelli relativi alla medicina, fossero dominati dagli uomini, molti dei quali, spiazzati e disorientati dall’arrivo di questa nuova “creatura”, si presero gioco di lei arrivando persino a minacciarla. Un atteggiamento che purtroppo ebbe gravi ripercussioni sull’animo, sì forte, ma tuttavia sensibile della Montessori, che prese a detestare gli uomini o perlomeno ad escluderli dalla sua vita, tanto che non arriverà mai a sposarsi.

I primi passi della sua straordinaria carriera, che la porteranno a diventare un vero e proprio simbolo e un’icona del filantropismo, la vedono alle prese con i bambini disabili, di cui si prende amorevolmente cura e a cui rimarrà affezionata per il resto della sua vita, dedicandovi tutti i propri sforzi professionali.

Intorno al 1900 inizia un lavoro di ricerca presso il manicomio romano di S. Maria della Pietà dove, tra gli adulti malati di mente, si trovavano bambini con difficoltà o con turbe del comportamento, i quali sono rinchiusi e trattati alla pari degli altri malati mentali adulti e in stato di grave abbandono affettivo.

L’eccezionale dottoressa, oltre alla profusione di amore e di attenzione umana che elargisce a queste povere creature, si rende ben presto conto, grazie al suo acume e alla già ricordata sensibilità, che il metodo di insegnamento usato con questo tipo di “pazienti” non è corretto, non è insomma adeguato alle loro capacità psicofisiche e alle loro esigenze.

Dopo numerosi tentativi, anni di osservazioni e prove sul campo, la Montessori arriva così ad elaborare un nuovo e innovativo metodo di istruzione per bambini disabili. Uno dei concetti basilari di questo metodo (che affonda comunque le sue radici all’interno dell’evoluzione del pensiero pedagogico), è centrato sulla constatazione che i bambini hanno fasi di crescita differenziate, all’interno delle quali sono più o meno propensi a imparare alcune cose per trascurarne delle altre. Da qui ecco allora una conseguenziale differenziazione dei piani di studio e di apprendimento, “tarati” sulle reali possibilità del bambino. Si tratta di un processo che oggi può apparire scontato, ma che ha richiesto un’evoluzione degli approcci pedagogici e una riflessione attenta, all’interno di questo pensiero, su cosa sia o non sia un bambino e su quali caratteristiche peculiari una creatura del genere, di fatto, abbia.

Il risultato di questo sforzo conoscitivo porta la dottoressa ad elaborare un metodo di insegnamento del tutto differente da qualsiasi altro in uso all’epoca. Invece dei metodi tradizionali che includevano lettura e recita a memoria, istruisce i bambini attraverso l’uso di strumenti concreti, il che dà risultati assai migliori. Viene rivoluzionato da questa straordinaria didatta il significato stesso della parola “memorizzare”, parola che non viene più legata ad un processo di assimilazione razionale e/o puramente cerebrale, ma veicolata attraverso l’empirico uso dei sensi, che comportano ovviamente il toccare e il manipolare oggetti.

I risultati sono talmente sorprendenti che, addirittura, in una prova controllata da esperti e dalla stessa Montessori, i bambini disabili ottengono un punteggio più alto di quelli considerati normali. Ma se la stragrande maggioranza delle persone si sarebbe ritenuta soddisfatta da un tale risultato, questo non vale per Maria Montessori che viceversa ha una nuova, propulsiva idea (da cui si può ben valutare il suo eccezionale spessore umano). La domanda di partenza che si pone è: “Perché i bambini normali non possono trarre profitto dallo stesso metodo?“. Detto fatto, apre allora una “Casa dei Bambini” nelle borgate di Roma, uno dei suoi primi centri.

Maria Montessori è stata anche scrittrice e ha esposto i suoi metodi e i suoi principi in numerosi libri. In particolare, nel 1909 pubblica “Il metodo della pedagogia scientifica” che, tradotto in numerosissime lingue, darà al metodo Montessori una risonanza mondiale.

Visse in diverse parti d’Europa prima di far ritorno in Italia, dopo la caduta del fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Muore il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda, vicino al Mare del Nord. La sua opera continua a vivere attraverso le centinaia di scuole istituite a suo nome nelle più disparate parti del globo. Sulla sua tomba l’epitaffio recita:

Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo.

Durante gli anni ’90, il suo volto è stato raffigurato sulle banconote italiane da Mille Lire, rimpiazzando quello di Marco Polo, e fino all’entrata in vigore della moneta unica europea.

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