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BEARITY POSTA: “Io non sono il mio lavoro!”

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Se volete partecipare alla nostra posta del cuore, per confessare i vostri segreti più nascosti, anche in forma anonima, o semplicemente per chiederci consigli, l’indirizzo di posta a cui fare riferimento è redazionebearslicious@gmail.com Il nostro Michelangelo è a vostra disposizione per fare chiarezza sui vostri sentimenti, accogliere le vostre rivelazioni o semplicemente leggere i vostri punti di vista sul mondo.


Scriveteci!

Ecco la lettera di oggi:

Ciao Michelangelo, ciao a tutti scrivo in anonimo.

La mia storia è molto semplice. Sono in coppia con un ragazzo, ci conosciamo da un annetto e da sei mesi conviviamo. Io mi sono trasferito a Milano per stare con lui, avevo un lavoro da impiegato qui al sud, l’ho lasciato non solo perché non ci stavo più bene, ma anche per amore. Non me ne sono affatto pentito. Una volta arrivato a Milano mi sono dato subito da fare e nel giro di qualche settimana ho trovato un lavoro, più umile rispetto a quello di prima, ma a me questo interessa ben poco. Baratto la felicità sentimentale con la soddisfazione lavorativa e va bene così.
Il mio problema è che questo lavoro (lavoro in una ditta di pulizie) non piace agli amici del mio compagno. Con loro io non ho mai avuto un gran rapporto, mi hanno sempre visto un po’ come il terrun che arrivava a Milano con il suo carico di belle speranze. Loro sono tutti laureati, iper titolati, e mi sono sempre sentito un po’ la pecora nera del gregge. Dopo aver accettato questo impiego avverto proprio la loro insofferenza nei miei riguardi, e la cosa che mi fa male è che ho scoperto che tengono all’oscuro anche il mio ragazzo di alcune serate trascorse insieme. Insomma, ci stanno un po’ mettendo da parte. Il mio ragazzo pare non accorgersi di tutto questo, e sinceramente non so come comportarmi perché non vorrei farlo star male. A me detto francamente poco importa di loro, perché meno li vedo e meglio sto, per amore cerco di ingoiare i rospi ed essere indifferente alle loro battutine e al loro fare “branco” attorno a me. Il mio problema è: come gestisco questa cosa col mio ragazzo? Mi sento anche in colpa. Grazie…

Anonimo R.

 

 

Ciao R., grazie per questa tua lettera, e per avermi invaso la posta di tanta delicatezza.

Questo è un esempio di un amore che non prevarica, ma che anzi si fa carico di un onere pur di non gravare sull’amato!

Hai fatto una scelta che non è scontata, specie se mettiamo sulla bilancia che cosa, lavorativamente, hai lasciato e su cosa hai ripiegato. Mi è venuto in mente quando da ragazzo spontaneamente anteponevo i sentimenti alla mera carriera e a tutt’oggi rimarco che la mia soddisfazione corre verso i miei affetti e che il lavoro è un mezzo come tanti per ottenere sostentamento economico.

La professione non è ciò che ci definisce, né lo sono i titoli scolastici né ,tanto meno, può essere la remunerazione a far da spartiacque tra “signori” o “zotici”.

L’onorabilità di un individuo risiede nella cura che mette affinché chi gli sta accanto possa trarre beneficio dal suo operato, e/o nel coraggio di portare avanti i valori essenziali e irriducibili che solo nel coltivare gli affetti trovano collocazione. È innegabile che la nostra giornata, ormai, venga assorbita per una buona parte dal nostro impiego, ma è altresì vero che al di là delle soddisfazioni o degli intoppi, è quando rientriamo nella nostra casa, nella nostra dimensione privata, intima, che siamo sempre un po’ più veri, meno filtrati.

Gli amici del tuo compagno hanno dimostrato, in base a ciò che mi dici, di avere commesso due errori gravissimi: aver sottovalutato l’affetto che lega il loro amico a te, e aver sopravvalutato le loro occupazioni e i loro attestati accademici.

“Nel Mulino che vorrei” avrebbero dovuto accoglierti ancora più volentieri, a maggior ragione conoscendo la tua storia e valutando ciò che hai investito nella coppia; facendo riferimento a quell’amore che porti al tuo compagno, ad una persona che sulla carta almeno, per loro è importante.

E invece “al Royal Circle dell’Happy Hour a 8 euro” , ci troviamo raggelati davanti ad un comportamento degno delle peggiori pagine della storia dell’Umanità, che però a mio avviso svilisce più il portatore che il traente.

Se davvero la discriminante che li tiene lontano da te si fonda sul loro percepirsi ad un livello sociale più elevato, ti consiglierei di affrontarle la questione senza troppi giri di parole. Non occorre attaccare né mettersi sulla difensiva. Invitali ad uscire o, se non riesci a prenderli tutti, almeno uno o due. Raccontagli della sofferenza che vorresti evitare a colui cui tenete a cuore, dimostragli che stanno sbagliando a giudicarti sulla base di cose che non ti qualificano come persona e fagli sentire che è controproducente per tutti portare avanti questo antagonismo becero.

Se non dovesse risultare efficace questo approccio, spronerei il mio compagno ad organizzare quanti più incontri possibili, di modo che sia lui stesso a valutare il loro operato!

A che pro tutta questa fatica, mi chiederai, per delle persone che hanno un’idea così distorta del valore di un individuo ? Perché a mio avviso la fatica la stai già facendo doppia adesso, ingoiando rospi e sentendoti in colpa. Perché quando cerchiamo di schivare i colpi assumiamo delle pose così contorte che ad un certo punto ci sentiamo rattrappiti e amorfi, diventiamo ombre, non siamo più agenti attivi nella nostra vita, ma subiamo la violenza di chi non è capace di revisionare i propri atteggiamenti.

Io auspico, anzi desidero , che tu non ti senta messo all’angolo da dei bulletti!

Ti esorto a mantenere la testa alta , il petto in fuori e lo sguardo dritto verso la vita che hai scelto. Vorrei dirti il contrario, ma credo troverai ancora della gente che per paura di essere “troppo poco” vorrà innalzare le proprie chiese sulle macerie di quelle che vorrebbe abbattere.


La tua forza sta nella dignità con cui sfidi i cambiamenti; lo hai già dimostrato trasferendoti e rimodulando le tue priorità, comprese quelle occupazionali. 

La tua ricompensa sarà quella di avere vicino chi apprezzerà la protezione e il riguardo che riservi a chi vuoi bene. Non è da tutti mettersi da parte per fare da parafulmine.

Può capitare di non riuscire a sanare una situazione , ma non dobbiamo lasciare che una situazione ci incrini fino a indebolirci nell’animo.

Ti abbraccio,

Michelangelo

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Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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