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Storie e Culture

Il sadismo delle SS: Irma Grese, la bestia di Belsen

Dal greco òlos, tutto, e kaio, brucio, il termine olocausto indica fin dall’antichità il sacrificio rituale, di animali offerti agli dei, su cui si rifonda tutta la comunità. Hitler, che ottenne il potere in Germania nel gennaio del 1933, era convinto che il popolo tedesco appartenesse a una razza superiore e che gli Ebrei, in quanto ritenuti inferiori, rappresentassero un’entità estranea e pericolosa per l’omogeneità razziale della popolazione germanica.


“Sala dei Nomi” dello Yad Vashem a Gerusalemme

Per evitare la contaminazione si arrivò all’ideazione della soluzione finale, piano per l’annientamento della popolazione ebraica, definito durante la Conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942 e trattato come un segreto di stato. Uno degli obiettivi da raggiungere per i nazisti era quello di favorire la negazione dell’Olocausto stesso.

“In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi.”


Queste parole furono pronunciate da un soldato delle SS e riportate da Simon Wiesenthal.

Fortunatamente, i nazisti non ebbero ragione. Sono tantissimi i documenti e le testimonianze di quella che è stata una delle pagine più brutte delle storia. Tutto ciò ci ha portato a conoscere i numeri delle vittime, tra i 15 e 17 milioni , ma anche le storie dei carnefici.

SS crudeli: uomini e donne

Siamo venuti a conoscenza di uomini come Josef Vogel, Gottfried Weise, Herman Wagner, Hubert Franz e tanti altri membri delle SS che sfogarono tutta la loro crudeltà nel gestire i campi. Il Terzo Reich portò alla ribalta numerose figure note alla storia per i loro eccessi e gusto nell’infliggere sofferenza.

Irma Grese

Nonostante Hitler volesse che il mondo femminile rimanesse distinto da quello maschile, poichè il ruolo della donna si riassumeva nello slogan Kinder, Küche, Kirche – figli, cucina, chiesa – furono numerose anche le donne responsabili di aver scelto personalmente migliaia di bambini e donne da mandare nelle camere a gas e ad aver adottato metodi sadici e depravati, tra cui la più conosciuta è Irma Grese.

Irma Grese, nacque il 7 ottobre 1923 a Wrechen, in Germania, e a soli diciannove anni divenne membro delle SS contro il volere del padre, finito in carcere a causa stessa figlia, poiché la cacciò di casa una volta appreso il suo volere di andare a lavorare, come volontaria, nel campo di Ravensbrück.


Le testimonianze

Irma Grese rappresentava l’ideale della razza ariana promossa da Adolf Hitler. Aveva un “corpo perfetto, il suo viso chiaro e angelico caratterizzato dagli occhi azzurri più innocenti che si possano immaginare. È una delle donne più belle che abbia mai visto. Eppure, Irma Grese è la creatura più perversa e crudele che abbia mai incontrato, disse Gisella Perl, ginecologa romena di origine ebraica detenuta ad Auschwitz.

Gisella Perl

Tra il 1942 e il 1945, la Grese fu Supervisore Anziano nei campi di concentramento di Ravensbrück ed Auschwitz e Direttrice dei Lavori a Berger-Belsen.

Si dedicò ad ogni genere di tortura e sevizia contro i prigionieri, tanto da venire nominata la bestia di Belsen. Una delle sue torture preferite consisteva nell’infliggere delle ferite ai seni delle prigioniere. Provava piacere causando loro infezioni e la successiva rimozione dei seni. Non contenta, quando una detenuta non gridava a sufficienza per il dolore dell’intervento la Grese la prendeva a calci.

La giovane, una delle “più bieche e odiate figure” dei campi di sterminio, fu processata dal Tribunale delle Forze Alleate di occupazione e condannata all’impiccagione come criminale di guerra. Oggi la storia la ricorda come la più giovane criminale nazista giustiziata della storia, a ventidue anni, senza mai rinnegare la fede nazionalsocialista. La notte prima della sua esecuzione, Grese cantò gli inni nazisti fino alle prime ore del mattino, in compagnia della sua collega Juana Bormann.


Durante il processo, la bestia di Belsen non mostrò mai segni di pentimento; neanche le testimonianze delle sue azioni all’interno dei campi servirono nel farle comprendere quanto male compiuto. Luba Triszinska, una sopravvissuta all’Olocausto, raccontò che la SS non dava da mangiare ai cani per giorni per poi divertirsi nel vederli che divoravano i detenuti più deboli.

La sadica SS godeva nel selezionare donne sane e dichiararle malate, condannandole a diventare cavie per sadici esperimenti. Durante il processo fu accusata di aver inflitto torture a bambini, di aver lapidato detenuti, ucciso donne a calci e di aver fatto lavorare prigionieri fino alla morte. Alla richiesta di spiegazioni e conferme da parte dei giudici, rispondeva cinicamente con brevi frasi: sì, no, non so.

All’interno del campo, divenne l’amante di Josef Mengele, il medico nazista autore degli esperimenti più diabolici della storia dell’umanità, fino a quando egli venne a conoscenza delle tendenze lesbiche della sua amata. Irma ebbe infatti relazioni con prigionieri e prigioniere, i quali, se si rifiutavano o non l’appagavano come desiderava, venivano mandati immediatamente nelle camere a gas. Irma stuprò inoltre decine di detenute con oggetti di ogni tipo. Rimasta incinta, costrinse un prigioniero medico a a farla abortire illegalmente poiché vietato dal codice nazista.

Nell’aprile del 1945 le truppe inglesi liberarono anche il campo di Bergen-Belsen, dove la giovane guardia venne arrestata . Quando le fu chiesto perché avesse partecipato a tali atrocità, rispose: Era nostro dovere sterminare gli elementi antisociali in modo che il nostro futuro risultasse assicurato. I soldati interpretarono quest’affermazione come una confessione. Condannata per i suoi crimini, quando le venne infilato il cappuccio bianco e le fu stretto il cappio al collo, l’ultima parola che pronunciò fu “Schnell!”, ossia “veloce”.

L’arresto – aprile 1945.

Scritto da

Marchigiana a Torino. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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