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IT FOLLOWS (2014)

Nei sobborghi di una piccola cittadina americana, qualcuno o qualcosa pare seguire ossessivamente una giovane ragazza con l’intenzione di ucciderla.


Credo sia doveroso ridurre all’osso la trama di questo incubo moderno, firmato da David Robert Mitchell, talentoso regista alla sua seconda prova dietro la macchina da presa; anche perché non è certo la trama il punto di forza di questa pellicola.
Ma andiamo con ordine.

Il film ha visto la luce nel 2014 e ha fatto il giro di vari festival di mezzo mondo, guadagnando consensi unanimi tanto da diventare in breve tempo un piccolo cult.
Solo nell’estate 2016 è giunto in Italia dopo essere stato presentato in anteprima a Torino.

Cosa rende IT FOLLOWS migliore di tanti horror venuti fuori nell’ultimo decennio? Probabilmente l’essere altro dal resto.
Un po’ come già era accaduto per BABADOOK (2015), in un periodo in cui il cinema di genere pare essere saturo di idee (vedi tutto il filone di horror generati da James Wan e altri ispirati a essi), ecco una ventata di aria “nuova“.

Le virgolette sulla parola nuova sono necessarie perché, in realtà, IT FOLLOWS è figlio e citazione e rielaborazione e riflessione su temi già trattati dal filone horror, osservandoli però da un’angolazione diversa e quindi nuova.

Su di un piano teorico potremmo aprire infinite parentesi su quale sia il senso ultimo di questo racconto del terrore, in cui il male e la maledizione avviene per trasmissione sessuale, ma anche su quel costante senso di minaccia che attanaglia le giovani vittime incapaci di comunicare la loro angoscia interiore.

Il divario generazionale è reso ai massimi livelli: i ragazzi di questa cittadina – che già di suo pare essere morta o disabitata – sono lasciati a se stessi e i loro genitori sono praticamente assenti e così anche le figure adulte in generale.
Le angosce e i sensi di colpa e la solitudine che questo male comporta divorano la mente e poi il corpo della protagonista (una convincente Maika Monroe) e, sebbene gli amici tentino di aiutarla, ella pare debba arrendersi all’ineluttabilità del suo destino, così come noi tutti dobbiamo aver coscienza della morte che presto o tardi verrà a guardarci e a camminare inesorabile verso di noi.

Ma se non volessimo soffermarci su temi e riflessioni troppo esistenziali, IT FOLLOWS funziona lo stesso.
Anzitutto la messa in scena atemporale (la cittadina, gli elementi discordanti che coesistono come le auto e e i televisori tipici degli anni ’80 e poi l’ebook dalla forma di conchiglia) sposta il tutto a un livello quasi onirico o psichico.

I lunghi piani sequenza e le riprese di grandi spazi accentuano il senso di pericolo perché lo spettatore, al pari degli attori in scena, è costretto a “guardarsi attorno” per comprendere da che direzione arriverà la minaccia.
Due o tre sequenze sono così ben realizzate da rendere quasi palpabile la tensione.

E infine la musica: la colonna sonora elettronica è perfetta nel dare voce e sostanza tanto alle paure dei protagonisti quanto alla presenza e al male che giunge da ogni parte.

Qualcuno potrebbe obiettare che, a conti fatti, non succeda quasi niente per tutto il film e che molto sia lasciato al caso, senza alcuna spiegazione logica, ma… Non è forse questa l’essenza stessa della paura?
Quella sensazione che entra sotto pelle, come un prurito o un virus o un mal di testa costante, e che non va più via?
Qualcosa o qualcuno che ci perseguita e ci minaccia senza alcun apparente motivo?
Uno sguardo fisso su di noi a ricordarci che siamo colpevoli. Ma di cosa? Come una voce della coscienza che continua a parlarci e non ci fa più dormire.

Perché possiamo scappare da tutto e da tutti, tranne che da noi stessi.


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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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