Dal 1 gennaio 2019, Jair Bolsonaro è ufficialmente in carica come 38° presidente del Brasile.

Molti articoli, in questi giorni, hanno parlato del nuovo leader carioca, esponente di estrema destra per il Partito Social-liberale. Ciò che pare evidente è che questo controverso esponente politico, reazionario e fortemente nazionalista, come molti suoi corrispettivi internazionali (l’esempio lampante è Donald Trump) sia riuscito ad affabulare le masse soprattutto per due ragioni: la perdita della credibilità dei partiti di sinistra e una comunicazione dai toni forti, decisi e violenti. Il suo motto vincente è stato “Il Brasile sopra ogni cosa e Dio sopra tutti“.

Il Brasile, ormai ottava economia del mondo, ha attraversato periodi di profonda incertezza politica a causa della destituzione dell’ex presidente Dilma Roussef, accusata di aver truccato i dati sul deficit dello Stato, e della condanna di un altro ex presidente, Lula de Silva, per corruzione. Entrambi sono stati esponenti del Partito dei Lavoratori, di estrazione socialista / socialdemocratica / marxista.

Tra coloro che hanno approfittato di questa perdita della fiducia dell’elettorato è stato l‘ufficiale di carriera di origini italiane Jair Bolsonaro, 63 anni, per molti già il “Donald Trump verdeoro“, che nonostante una carriera politica scarsamente rappresentativa (pur avendo ricoperto la carica di deputato per oltre venticinque anni ha visto convertiti in legge solo due dei 171 disegni di legge proposti), e un passato di dichiarazioni misogine, negazioniste, razziste e sessiste e ovviamente omofobiche, grazie anche al massiccio utilizzo dei social network e il ricorso a fake news (tra cui alcune legate alla famigerata teoria gender), si è imposto al ballottaggio del 28 ottobre con il 55% dei voti, contro il 45% di Fernando Haddad (Partito dei Lavoratori).

Jair Bolsonaro il giorno della vittoria delle elezioni

Le dichiarazioni shock di Bolsonaro

Non basterebbe un intero dossier a riassumere le infelici dichiarazioni di Jair Bolsonaro durante la sua lunga carriera politica.

Si potrebbe però cominciare dalla negazione della dittatura militare che ha governato la nazione carioca dal 1964 al 1985, e dai toni reazionari spesi contro l’ex presidente Cardoso:

Con il voto non cambierà niente in questo Paese. Purtroppo le cose cambieranno solo quando un giorno partiremo per una guerra civile qui dentro e faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto, cioè uccidendo 30 mila persone, cominciando da Fernando Henrique Cardoso. Se morirà qualche innocente non fa niente, in ogni guerra muoiono innocenti.

(Jair Bolsonaro, 1999)

La dittatura militare brasiliana, durata ventuno anni, è meno conosciuta di quella cilena o argentina ma non per questo non fu sanguinaria: migliaia di oppositori politici, sindacalisti, intellettuali, artisti, giornalisti furono imprigionati, torturati e fatti sparire.

Ha fatto poi piuttosto scalpore l’attacco sessista di Bolsonaro nei confronti della deputata di opposizione Maria do Rosario nel 2003, alla quale disse “Non ti stupro perché non te lo meriti“. Ma non solo: “Ho cinque figli. Quattro ragazzi, al quinto sono stato debole e ho avuto una femmina”, pare aver “scherzato” al Club Hebraica di Rio de Janeiro tre anni fa. Nel 2000, invece, osò dire: “Non ho mai picchiato la mia ex moglie. Ma ho pensato di spararle più volte“.

Bolsonaro è dichiaratamente favorevole alla pena di morte (ma non all’aborto), alla tortura, alla legalizzazione delle armi (appena eletto ha dichiarato “Più armi per tutti!“, ha dichiarato di aver evaso spesso le tasse e di aver sostenuto Pinochet.

I rigurgiti fascisti di Bolsonaro non hanno risparmiato nemmeno neri, indigeni (ai quali ha già negato i diritti di gestione sui loro territori per affidarli alla lobby dei proprietari agricoli), non cristiani, immigrati e ovviamente omosessuali.

Jair Bolsonaro

“Non amerei un figlio omosessuale”, parola di Bolsonaro

I proclami sprezzanti di Bolsonaro non hanno risparmiato neanche la comunità LGBT, da sempre bestia nera dei nostalgici fascisti e facile bersaglio dei politici tutti intesi a Dio, Patria e Famiglia.

Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò un ipocrita: preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un tipo con i baffi”. (giugno 2011)

“Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido”. (ottobre 2002)

“Ai brasiliani non piacciono gli omosessuali”. (2013)

Jair Bolsonaro

Tra i primissimi atti da Presidente, Bolsonaro ha firmato una misura già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in cui manca ogni riferimento alla comunità LGBT tra le linee programmatiche del nuovo ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani affidato a Damares Alvares, avvocata e pastore evangelico antiabortista e conservatrice, peraltro indagata dai pubblici ministeri per incitamento all’odio razziale. Inoltre, il giorno precedente al suo insediamento, il nuovo presidente ha tenuto un discorso durante il quale ha annunciato di continuare a combattere l’ “ideologia gender”.

kit gender Bolsonaro
Jair Bolsonaro contro l’educazione sessuale nelle scuole.

Diritti in pericolo? La corsa al matrimonio

I timori per un cambio di rotta legislativo in tema di diritti del nuovo governo Bolsonaro, ha spinto la comunità lgbt a correre ai ripari: nel solo mese di dicembre, in tutto il Brasile si è registrato un aumento del 25% delle richieste di matrimonio tra persone dello stesso sesso, e la sola Rio de Janeiro ha siglato un impressionante +40%A poco sono servite le rassicurazioni del vice di Bolsonaro, Hamilton Mouräo, che ha espresso, a nome del governo, di non avere intenzione di cambiare la legge sulle unioni omosessuali, per quanto, secondo lui, “il matrimonio è solo tra un uomo e una donna“. Ma le intemperanze del Presidente e un esecutivo ottusamente conservatore non sembrano convincere la comunità LGBT, che ha consigliato a tutti coloro che hanno in programma di sposarsi, di farlo quanto prima.

Per aggirare i problemi economici sono stati organizzati raccolte fondi e addirittura sessioni di matrimoni collettivi.

In Brasile, la legislazione in materia di unioni civili è stata promulgata nel 2004, e il matrimonio egualitario, a seguito del parere positivo della giurisprudenza, è attivo dal 2013. In assenza di leggi specifiche che lo vietino, anche l’adozione da parte di coppie sposate dello stesso sesso è perfettamente legittima. In Brasile si svolge uno dei gay pride più famosi del mondo, quello di San Paolo, che nel 2013 ha registrato oltre 5 milioni di partecipanti.

Un’immagine del Gay Pride di San Paolo del 2018

“Gays com Bolsonaro”

Eppure c’è chi lo sostiene anche tra le fila della comunità lgbt. Su Facebeook e Instagram ci si può imbattere nei deliri di “Gays com Bolsonaro“, una community di gay “di destra” che appoggiano il neopresidente brasiliano e lo supportano nel suo operato. I “Gays com Bolsonaro” su Facebook (il gruppo conta oltre 15mila iscritti) si dicono stanchi del Partito dei Lavoratori ed “espulsi” dai vari movimenti della comunità lgbt+, che si colpevolizza di aver favorito un non meglio precisato “odio verso i propri fratelli“. “Dimostriamo di essere persone istruite, rispettose e giuste e meritiamo il rispetto per le nostre decisioni“, continua il comunicato. In sintesi, si attacca la comunità lgbt+ di avere un pensiero unico che non ammette dialogo e confronto interno tra punti di vista divergenti.

Gay con Bolsonaro
“Gays com bolsonaro” è un movimento di omosessuali in sostegno al neopresidente brasiliano di estrema destra Jair Bolsonaro

Su Instagram (il profilo conta 22 mila followers), le sferzate anti-lgbt si fanno ancora più violente. Tra i “5 motivi” presenti in bacheca si passano in rassegna la teoria gender (“usa denaro pubblico per sponsorizzare il sesso promiscuo e la sessualizzazione infantile nelle scuole“) e la causa sovranista (La nostra causa non è la sessualità, la nostra causa è il Brasile).

Il suo fondatore, Dom Lancellotti, si definisce “bolsosessuale“, gay, conservatore e anti-lgbt.

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