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#JeSuisSophie, Il Pelo nell’Uovo

Cos’è la bellezza?


Quando possiamo dire che vengono rispettati i cosiddetti canoni estetici e, soprattutto, qualcuno può veramente asserire di essere in possesso di una forma inattacabile e blindatissima ?

Com’è che oggi mi contorco su questo dilemma? Ve lo spiego subito!

La settimana scorsa un mio amico di social, un ragazzo che sto imparando a stimare (ciao Anto), ha pubblicato un video di Sophia Hadjipanteli , scatenando l’inferno fuori e dentro di me.

La succitata signorina è una studentessa di marketing originaria di Cipro, e nel tempo libero è una super richiesta top model che, e scusatemi se è ancora poco, ha lanciato questa mega sfida al mondo e alle ristrettezze entro cui ci piace sentirci liberi; si è costruita un look alla Frida Khalo (ciao Frida), ostentando un meraviglioso monociglio che sovrasta la sua fronte e le nostre gabbie concettuali.

Eh, si. Perchè ovviamente si sono sprecati i “bleah”, i “ribrezzo totale”, e si sono storti talmente tanti nasi che, fossi stato un otorinolaringoiatra, sarei stato più ricco di Zuckeberg.

Sophie Hadjipanteli

È stata brava Sophia, è stata astuta, ed è soprattutto coraggiosa.

Brandire la consapevolezza di sé per sferrare un attacco alle sovrastrutture che, nella rappresentazione collettiva, vorrebbero scoraggiare qualsiasi altra rappresentazione non aderente alle “norme vigenti”, non è cosa da tutti.

Pare proprio che, da qualche decennio a questa parte, abbiamo cominciato ad avere un problema con il pelo, un rifiuto netto a tutto ciò che ci ricorda il nostro essere parte del regno animale; forse per una sorta di riflesso del desiderio dell’uomo che ha voluto vedere nella donna una figura più “angelica” che terrena, anche se, di riflesso, anche i maschietti sono finiti sotto pinzetta.

A farne le spese è soprattutto il genere femminile.

Via i peli sotto le ascelle, guai se si vedono i baffetti, gambe e le braccia devono assolutamente essere seta, e anche la zona pubica deve essere curata come un giardino zen e potata meglio che i bonsai del Maestro Miyagi di Karate Kid.

Mentre l’uomo ha scelto di poterlo fare (anche se continuamente tartassato da pubblicità e icone) e, seppur refrattario, alla fine tutto viene perdonato, alla donna non si fanno sconti, e se si presenta di peluria adornata, gli sguardi colmi di disapprovazione saranno la giusta e meritata condanna.

Ultimamente si sono mobilitate parecchie star per sensibilizzare su questo argomento: la top model Gigi Hadid, Miley Cyrus, la nostra amata Sophia Loren, e con esse altre celebrities che hanno ben pensato di farsi fotografare chi con i peli sotto le ascelle, chi, come Arvida Bystrom, con gli stinchi nature (campagna Adidas) per ribellarsi a quei canoni che vorrebbero demonizzare ciò che è invece è naturale in un corpo femminile.

Arvida Boystrom

Ho sentito spesso definire orribili sia uomini che donne che non fossero glabri, reputandoli come sporchi e soggetti all’incuria.

Siamo ripetutamente incalzati a mantenere un certo tipo di forma fisica, a rifarci a modelli precostituiti, consci che qualunque cosa si discosti dal dettame supremo, crei disagio disagio e conseguente ripudio.


Sempre qualche giorno fa, un’altra mia amica social (ciao Anna Laura), una bella tosta e di fine intelletto, pubblicava un post in cui si proclamava offesa dal fatto che, avendo perso del peso, c’era chi si complimentasse e la celebrasse per questo suo traguardo.

A lei non è andata giù questa accoglienza nel mondo dei “stiamo bene perché tutti figli degli stessi cm”, e ha sottolineato come sia suo diritto concedersi la forma che più le aggrada (ama i suoi fianchi ) e prendendo le distanze da chi vorrebbe confinarla entro parametri fissi e piatti. Questo almeno è quello che ho colto io dal suo sfogo.

Perché abbiamo bisogno di ribellione, di eccessi e di posizioni nette?!

Un conto è aderire ad un progetto (estetico in questo caso), un altro sentirsi avviliti e avvilire chi opta, o non può scegliere, diversamente. La rivoluzione è riappropriarsi delle peculiarità del proprio corpo, non certo, di contro, spingere a ricopririsi di pelo.

È più un “riscoprirsi di pelo”!

Vale a dire, entrare in comunicazione con il proprio corpo, accettare ciò di cui siamo composti, e se è il caso riformularlo , esaltarlo, anche cambiarlo; ma perchè sia un’opportunità, in contrapposizione alla passeggiata di vergogna cui si è spesso invitati.

Ho amiche che vanno nel panico (e hanno dato buca ad un incontro intimo ) se prima di uscire per un appuntamento galante o per una piscina , non si sono fatte accarezzare dal tocco subdolo (e doloroso!) del silk epil.

Esagerazioni? Chiedete a quanti uomini dia fastidio toccare le gambe di una donna che non si sia preparata per loro! Per loro! Come se il corpo di quella sventurata dovesse essere uno strumento atto a compiacere i capricci del Signore del Feudo.

Il discorso è applicabile a tutto ciò che riguarda la nostra persona e il nostro aspetto. Non si tratta di lasciarsi andare e di non prendersi cura di se stessi. Pensiamo a chi viene continuamente sottoposto al giro di vite per essere riadattato ad una regola pena l’esclusione sociale.

Non vi esorto di certo a cambiare il vostro modo di proclamare la vostra fisicità, però vi invito a chiedervi quanto quello che facciate sia vostro piacere e quanto sia costrizione e riduzione sia di voi stessi, sia del vostro tempo e del vostro svago.

La moda può è un modo di comunicare, ci può fornire nuovi spunti, ma non dovrebbe mai moderare le alternative ad essa, né tanto meno autoproclamarsi come sistema divino a voler manipolare ciò che di divino vogliamo far fiorire di noi.

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Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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