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JOJO RABBIT _ Imparare a essere umani (recensione)

Thomasin McKenzie and Roman Griffin Davis in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

JOJO RABBIT è una commedia dolce e amara che guarda con sarcasmo a uno dei periodi più bui della storia, ma non dimentica di evidenziare come l’ignoranza possa aver generato mostri e che l’umanità e il rispetto per il diverso siano le lezioni più importanti da imparare.

Jojo è un ragazzino di 10 anni che partecipa a un programma dove si impara l’arte della guerra. Il ragazzino dopo un incidente è costretto a tornare a casa. Il padre è al fronte, mentre la madre fa quel che può per tirare avanti. Jojo ha un suo amico immaginario che è Adolf Hitler. Ma la sua cieca devozione per la causa nazista crollerà quando costruirà un legame affettivo con la giovane Elsa, ragazza ebrea, che Jojo scopre vivere nascosta proprio a casa sua.

Diciamolo subito: questo film è una vera perla che, sebbene non abbia l’ardire di un “THE PRODUCERS – Una Gaia Commedia Neonazista” di Mel Brooks (2005) e neppure si avvicini alla dirompente poetica de “IL GRANDE DITTATORE” di Chaplin (1940), riesce a ridere di qualcosa che non dovrebbe far ridere.

JOJO RABBIT di Taika Waititi
JOJO RABBIT ha ricevuto 6 nomination agli OScar 2020 tra cui quella per Miglior Film e Miglior Sceneggiatura Non Originale

L’orrore della guerra e dei campi di concentramento restano ai margini di una storia che ci viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, quindi una mente che non può comprendere cosa realmente stia accadendo e del perché.
C’è tanto materiale su cui argomentare e su cui riflettere, ma è opportuno far una premessa doverosa.

JOJO RABBIT non ride delle vittime dell’Olocausto, ma dei suoi aguzzini; non sminuisce il senso storico e le cicatrici impresse nella memoria, semmai conferisce nuova dignità a quelle che sono state per secoli sempre e solo delle vittime.

Taika Waititi, dopo averci non proprio deliziato con uno dei capitoli marvel più deludenti (suo è stato THOR-RAGNAROK), firma un’opera ispirata e coraggiosa (quanto basta) che eccede (quanto basta) e che pone la lente di ingrandimento su di un fatto realmente accaduto.

Durante il regime nazista sono effettivamente esistiti dei programmi in cui giovani ragazzi dai 10 ai 14 anni venivano reclutati perché fossero avvicinati alla dottrina e perché divenissero armi da guerra.
Parola d’ordine era la diseducazione e il disimparare a imparare (questo viene ben evidenziato in una scena del film in cui vengono gettati libri per fare un grande falò)

Waititi veste i panni di Hitler, parodiandolo e rendendolo una macchietta dai tratti quasi fanciulleschi, proprio come fece Charlie Chaplin nel suo “IL GRANDE DITTATORE“. Chiaramente i risultati non sono i medesimi. Partorito dalla mente del piccolo Jojo, questo Hitler è quindi lui stesso un bambino che ama giocare a far la guerra senza comprendere la reale portata delle sue parole e delle sue azioni.

JOJO RABBIT con Scarlett Johansson
Scarlett Johansson è stata candidata al Premio Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per il suo ruolo in JOJO RABBIT

Attorno al piccolo protagonista (un bravissimo Roman Griffin Davis) si muove un cast di primo livello.
Brilla su tutte l’interpretazione di Scarlett Johansson che interpreta Rosi, la madre reazionaria del piccolo Jojo, e a cui sono affidate le parole e le scene più belle del film.
Quando Jojo chiede cosa abbiano fatto quelle persone impiccate al centro della piazza, lei risponde lapidaria “hanno fatto quel che han potuto” alludendo a come non tutti, come lei, sposano incondizionatamente la causa nazista e come le voci contrarie alla propaganda venissero messere a tacere, per sempre.

Bellissimo anche il confronto che avviene tra lei e la giovane Elsa, la ragazzina ebrea che vive nascosta nella loro casa. Quando la ragazzina le chiede cosa renda una donna una vera donna, Rosie le risponde che una vera donna viaggia, ama tanti uomini, guida l’auto, beve champagne, guarda negli occhi una tigre. Il brevissimo monologo scardina dalle fondamenta secoli di patriarcato che vogliono una donna solo vista come una madre o una moglie dedita alle faccende domestiche.
Una donna per definirsi tale deve essere libera, indipendente, appassionata, coraggiosa.

E altra scena di rara bellezza è il momento in cui Rosie veste i panni del marito, si maschera da uomo, per insegnare al figlio Jojo il rispetto per la figura materna, perché la voce di una donna e di una madre hanno lo stesso valore di quella di un uomo.

Strepitosa la colonna sonora di JOJO RABBIT che consigliamo vivamente di recuperare

Se Sam Rockwell (tra)veste i panni di un inaspettato capitano Klenzendorf che e si rivelerà essere altrettanto coraggioso e rispettoso della vita altrui, altra figura chiave di questo film è certamente lei, la giovane Elsa, interpretata da una bravissima Thomasin McKenzie.

Il personaggio di Elsa, a dispetto di tanti film sull’Olocausto, ci viene presentato da subito come una figura furtiva, furba, reazionaria, pungente. Ella non si fa mettere con le spalle al muro dal piccolo Jojo, lo affronta, lo spaventa, lo prende in giro.
La sua paura, la sua sensibilità, i suoi sogni e le sue speranze sono celate nel cuore, nelle ferite ancora aperte (Elsa ha perso la famiglia), ma non vuole mostrarsi e non ci viene presentata come una vittima arresa alle circostanze. Lei è viva. Nonostante tutto è ancora viva.
Solo nel confrontarsi con Elsa, Jojo aprirà finalmente gli occhi e il suo cuore verso l’altro, verso il diverso, guardandola per prima volta come a un essere umano, simile a lui.

Emblematico è certamente un passaggio del film in cui Jojo chiede a Elsa di rivelarle dove si nascondano gli altri ebrei (che lui per altro immaginava fossero delle figure demoniache con corna sul capo e poteri magici) e lei disegna la testa di Jojo e risponde “sono nella tua testa”.
Qui si evidenzia un altro punto importante del film: il nemico immaginario.

Jojo non solo ha creato un amico immaginario che viene ad aiutarlo nei momenti di difficoltà, ma pregno degli insegnamenti della propaganda, si è creato un nemico immaginario che è anche il nemico immaginario della cultura nazista: gli ebrei.

Ed è qui che JOJO RABBIT ci impartisce un’altra lezione: il prender coscienza di noi stessi e la responsabilità delle nostre azioni.
Perché arriva sempre un punto della storia in cui non possiamo più dar la colpa al prossimo perché la nostra vita non è come la desideravamo.
Siamo noi i soli responsabili di tutto questo male. E dovremmo essere noi responsabili perché sia fatta la cosa giusta.

Se volete conoscere altri film per celebrare la Giornata della Memoria, questi sono i nostri consigli.

JOJO RABBIT _ Imparare a essere umani (recensione)
8.8 Recensione
Regia
Sceneggiatura
Cast e Recitazione
Fotografia
Montaggio

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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