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Kamala Harris: luci e ombre della prima vicepresidente degli Stati Uniti

Come ha detto la giornalista della CNN Abby Phillip, c’è una sorta di “giustizia poetica” in queste elezioni: “La carriera politica di Trump è iniziata con una teoria del complotto razzista contro Barack Obama, ed è finita con una donna nera alla Casa Bianca.”


Kamala Harris è la nuova vicepresidente degli Stati Uniti d’America, la prima donna a ricoprire questo incarico.

Una personalità già avvezza alle “prime volte”: è stata la prima donna di colore eletta procuratrice distrettuale della California, la prima donna procuratrice generale e la prima senatrice di origine indiana. Una pioneer per dirlo all’americana e per chiamarla con il nome in codice da lei stessa scelto per il Secret Service, che ha iniziato a proteggerla durante la campagna elettorale, dal momento in cui Joe Biden l’ha scelta per il ticket democratico l’11 agosto scorso.

Biden non ha serbato rancore per le accuse che pochi mesi prima la Harris gli aveva rivolto, sull’essere stato razzista in passato, e l’ha scelta come suo vice.

Una “democratica conservatrice”

Non tutti hanno esultato per la sua candidatura e vittoria poiché la sua attività come procuratore è stata oggetto di critiche.

Poco dopo essere diventata procuratrice generale di San Francisco, ruolo ottenuto con il 56% di voti nel 2003, ha annunciato di non voler chiedere la pena di morte contro un sospettato, accusato di aver ucciso un agente di polizia. La stessa Harris però, anni dopo, ha difeso in tribunale il mantenimento della pena di morte della California e rifiutato di sostenere due iniziative elettorali che l’avrebbero vietata.

Supporter di programmi di formazione per affrontare i pregiudizi razziali degli agenti di polizia, la stessa Harris ha evitato di rispondere alle richieste mandate dagli attivisti al suo ufficio per indagare su alcune sparatorie. Da quando è diventata procuratrice generale nel 2011, ha evitato di intervenire in casi di violenza da parte della polizia nello stato in cui si registrano i più alti tassi di sparatorie mortali da parte delle forze dell’ordine.

Durante i suoi mandati da procuratrice la sua figura oscillava tra l’essere una rappresentante delle istituzioni, dura contro il crimine, e una procuratrice riformista, attenta a non inimicarsi troppo la polizia e i rappresentanti giudiziari, con la volontà di cambiare il sistema dall’interno.


Kamala Harris sembra essere una sorta di democratica conservatrice, e pur in quanto donna e nera siamo certi che non farà sempre e solo “cose buone”, ma è anche vero che i movimenti radicali che hanno combattuto per lei, dal 20 gennaio 2021 (giorno dell’insediamento alla Casa Bianca, in cui molto probabilmente la sicurezza dovrà portar via di peso Trump) le daranno battaglia per portarla a prendere posizioni più radicali.

Inoltre, l’organizzazione apartitica GovTrack, che tiene traccia dei progetti di legge al Congresso, ha classificato Kamala Harris come “la più liberal dei senatori”, da quando è stata eletta nel 2016. Ricordiamo le interrogazioni al procuratore generale Jeff Sessions in merito al coinvolgimento della Russia nelle elezioni presidenziali diventate virali.

Recentemente, la Harris ha partecipato alla stesura di un disegno di legge sulla riforma della polizia, Justice in Policing Act, approvato dalla Camera a giugno, durante l’ondata del Black Lives Matter, contro il razzismo sistemico e l’efferatezza della polizia.

Il discorso

“Sebbene io sia la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, spesso trascurate ma che spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia.”


Figlia di madre indiana e padre giamaicano, sposata con un ebreo, la nuova vicepresidente degli Stati Uniti d’America è l’emblema dell’America multietnica, quell’America che ha votato Biden e con la sua vittoria è tornata a respirare.

Scritto da

Marchigiana a Torino. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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