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La Bella addormentata Nel Bosco (1959) film Diseny

Spettacolo

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (1959) e le innovazioni di un classico senza tempo

Dopo il successo di film come BIANCANEVE (1937) e CENERENTOLA (1950) la Disney decise di guardare a un classico della letteratura per ragazzi che avesse come protagonista un’altra principessa: LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO.


Tuttavia questo titolo resta tutt’oggi un’anomalia sia nello stile quanto nei contenuti.

La versione cui si ispirarono è quella di Charles Perrault, mischiandola però con alcune idee scartate per Biancaneve e Cenerentola.
La novità che maggiormente spicca è certamente l’aspetto visivo.

Vennero abbandonate le linee tondeggianti dei suoi primi lavori per qualcosa di più moderno e in linea con le illustrazioni in voga negli anni Cinquanta.
Si partì dalle raffigurazioni di certi arazzi dell’arte medievale su cui poi il pittore Eyvind Earle lavorò (ispirandosi anche al manoscritto miniato Les Belles Heures du duc de Berry, un libro delle ore del Quindicesimo secolo) che convinse subito Disney e lo mise a capo della direzione artistica del cartone.

Lo stile di Earle è protagonista assoluto della pellicola tanto da conferirgli una propria specifica personalità: i fondali con quegli alberi e quelle cascate così perfettamente verticali, rispettano gli stilemi dell’arte prerinascimentale e gotica. Un vero piacere per lo sguardo che si perde nei tanti piccoli dettagli di una Natura mai così artificiosa e ornamentale.

Altro particolare rilevante fu che la principessa Aurora (ispirata nelle movenze a Audrey Hepburn) fu la prima e sola principessa a esser protagonista pur apparendo pochissimo nella narrazione. Per minutaggio è certamente più presente il principe Filippo (il primo a cui venne dato un nome: quello di Biancaneve e di Cenerentola non viene mai chiamato per nome), ma lo sono ancora di più le tre fate madrine.

Serenella, Flora e Fauna sono le tre fate madrine nel LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

Sono difatti le tre fate madrine il vero cuore e motore della storia da cui si dipanano i momenti più esilaranti (la preparazione della torta e dell’abito di Aurora) e drammatici.

La Fascinazione del male e l’orrore

Certamente Malefica è uno dei personaggi più affascinati della storia della Disney (tanto che negli ultimi anni a lei sono stati dedicati ben due – a mio parere – dimenticabili Live Action con Angelina Jolie. Potete recuperare le mie stroncature cliccando QUI e QUI).


Sia a livello grafico sia a livello di scrittura del personaggio la figura dell’antagonista spicca su tutte le altre, carismatica e seducente, pur restando tra i volti più temibili del panorama disneyano. Crudele, determinata, feroce, incapace di alcuna empatia.

La seconda parte del LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO è certamente una delle sequenze più paurose mai viste per un film destinato ai più piccoli. E la tensione è protratta per un periodo che pare interminabile, tanto da avvicinarlo al genere del thriller e dell’horror. La fuga del principe Filippo dalla prigionia e poi la battaglia contro Malefica tramutatasi in un drago sono davvero impressionanti.

Ma è altrettanto inquietante la lunga sequenza che vede Aurora stregata e condotta verso il fuso dell’arcolaio. Musiche, colori, lo sguardo assente e vuoto della fanciulla, l’illuminazione e il montaggio sono perfetti. Non fosse un cartone della Disney potrebbe essere tratta da un film di Hitchcock tanto è palpabile la tensione.

Sebbene il film ai tempi che uscì nelle sale fu il secondo incasso dell’anno dopo BEN HUR, i costi di produzione non furono coperti tanto che la Disney decise di accantonare per decenni l’idea di riportare sullo schermo la storia di una principessa. Solo dopo 30 anni avremmo visto uscire dalla profondità dell’oceano LA SIRENETTA (1989) per tornare a sognare di trovare il nostro principe.


LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO (1959) e le innovazioni di un classico senza tempo
8.5 Recensione
Regia
Sceneggiatura
Cast e Recitazione
Fotografia
Montaggio

Scritto da

Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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