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Bearity Fair: LA CHAT CHE NON TI ASPETTI

Ci siamo ripromessi tante volte di non utilizzare quella chat d’incontri perché troppo superficiale, troppo incentrata sull’aspetto fisico e con tutte quelle belle foto profilo in posa, poi, ti ritrovi a maledire i due cornetti alla crema che ti sei spazzato a colazione! Quando provo a farmi la foto profilo mi viene bene alla duecentotrentesima e una volta pronto mi sento quasi emotivamente ammaccato . E dire che ci guardo sempre quando i teenagers fanno la fungidda (meglio conosciuta dai più come duck face). Mettici la timidezza, mettici la voglia di essere presi sul serio o di voler costruire un tipo di rapporto simil-duraturo o quantomeno soddisfacente al di là della temporalità, i siti di incontro mettono spesso a dura prova il nostro bisogno di interazione.


Sapio, nuova dating chat

Oggi, però, possiamo anche scegliere di affidarci a delle dating chat diverse dalle solite, app che ci permettono di interagire non più basandoci sull’impatto fisico ma attraverso un ventaglio di affinità quali intelligenza, visione della vita, interessi, ecc. Una di queste è Sapio, creata per far sì che le persone possano scoprire di più sull’interlocutore basandosi non solo sulla descrizione personale, ma anche su una serie di domande preconfigurate che possano indirizzare verso una colloquialità che sta andando via via perdendosi, alla scoperta di un nuovo mondo, quello del sapiosexual, che rappresenti un modo diverso di sentire la sessualità e l’erotismo, favorendo la forma cerebrale dell’interazione, in una visione meno ginnica e sbrigativa. Mi sono immediatamente iscritto per comprendere meglio come funzionasse e per rendermi conto del tipo di persone che ne usufruiscono. Persone come tante, molti sorrisi e poche pose, ci si concentra più sul cercare di portarsi all’altro con una frase o un pensiero. Per accedere, poi, bisogna rispondere a un bel malloppone di domande, ben 300, suddivise per categorie, che variano dai sogni agli obiettivi, fino ad arrivare ai traguardi, il tutto per elaborare un identikit quanto più aderente alla propria identità. Sui profili, poi, troveremo spunti aggiuntivi di conversazione. Nell’apposita sezione compaiono domande quali “se dovessi ascoltare della musica per la prima volta, cosa mi proporresti?” o “a parte l’essere attraenti, divertenti e brillanti, quali caratteristiche dovrebbe possedere il partner ideale?”. Cosa producono in noi questi interrogativi? Quanto tempo è passato dall’ultima volta che qualcuno si è interessato a cosa ci piace, cosa ci fa sentire felici e, soprattutto, qualcuno ci ha mai posto una domanda che ci facesse confrontare con noi stessi su un tema mai preso in considerazione?

Questo modo alternativo di “conoscersi- conoscendo” fa davvero la differenza, a mio avviso. Anche perché, statistiche alla mano, pare che un’elevata percentuale di donne, il 70%, si sarebbe lamentata di ricevere messaggi “stupidi”, mentre il 50% degli uomini vorrebbe essere contattato più spesso. Insomma, pare che la voglia di comunicare sia prevaricante ma solo se accompagnata da una certa sostanza. Io stesso mi sono lamentato più volte della maniera spicciola e di quell’impronta Take away che mi ha fatto correre via dalle chat.

Un’altra applicazione che mi ha destato una certa curiosità è Taffy. L’innovazione qui sta nel fatto che la foto profilo è sfocata e si sceglie con chi intraprendere una conversazione in base all’età, al luogo e agli interessi, dopodiché vengono suggeriti dei profili compatibili. Dopo una decina di messaggi le immagini profilo di entrambi vengono svelate, anche se il team sta lavorando ad un algoritmo che possa elaborare la profondità dei messaggi di modo da non scoprire le foto, magari dopo decine di frasi di circostanza e “ehi, ciao” perpetui. I profili possono essere filtrati per categorie quali “amore“, “consigli” e “chat”, rispettivamente alla ricerca di un/a compagno/a, di una soluzione o semplicemente per compagnia/amicizia. Poi magari ci si innamora di chi ti ha spiegato come fare la focaccia di zia Concetta “para para” o finisce che chi ti ha portato a cena si ritrovi per cablarti la fibra ottica e sfornarti i cupcakes, l’importante è sempre rapportarsi all’altro nel modo meno freddo e impersonale possibile.

Chiudiamo il nostro giro di valzer con un’app che personalmente gradisco molto. Diamo il benvenuto a Hotline, il “dating” che mette le persone in contatto in maniera più diretta e, se mi consentite, più performante. La formula è semplice nel suo essere articolata: un breve videoclip di presentazione, una registrazione audio facoltativa, foto, una descrizione degli interessi del candidato e una biografia generale. Si giunge poi alla parte più terroristica dell’iter, che consta di un ascolto “forzato” di un audio da 5’ del candidato col quale si volesse proseguire la conversazione via messaggio. Ecco! Trovo che interagire utilizzando la voce possa agevolare, se non accelerare, la conoscenza tra due persone e renderla più fluida. Gli elementi fondamentali a questo punto sono il saper mantenere la conversazione viva e piacevole e saper gestire ascolto, pause e battute in scioltezza. È la personalità che la fa da padrona! Nulla a che vedere con i freddi messaggi accompagnati da emoticon, cuoricini, palloncini o di quegli infiniti punti di sospensione che azzannano lo spazio del testo, che Pacman levati!

Esempio di conversazione “pacman”

Quando abbiamo smesso di utilizzare il suono della nostra voce, i ritmi della conversazione verbale per sedurre o, in generale, per comunicare con gli altri? Quand’è che abbiamo iniziato ad abdicare noi stessi in favore di un Avatar che parli per noi? Possiamo ritornare a quell’istinto un po’ animale che ci esponeva all’altro nell’arte della seduzione? Studi sociologici hanno evidenziato inoltre che le donne preferiscono ancora sedurre con l’estetica e si propongono con viso in primo piano o a figura intera, mentre gli uomini tentano un approccio puntando sullo status. Ad ogni modo, da ambo le parti, possiamo assistere ad una parata che fa dell’ostentazione il proprio vessillo: io spero proprio di sì, perché ho sempre basato la mia vita su questo tipo di interazione, sia che mi trovassi a “irretire” il malcapitato al supermercato, sia che spettegolassi della nuova vicina chiassosa con la nonnina del primo piano o che mi candidassi per un posto di lavoro. In definitiva, qualunque sia la chat che fa per voi ricordate che non importa se gli altri credono si tratti di format per bruttini, timidi o insicuri cronici, l’importante è che vi sperimentiate, che coltiviate la vostra voglia di comunicare, perché nulla appaga come saper comunicare con l’altro.

Avatar

Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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