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Sociality

La comunicazione di massa è il vero danno virale di questi giorni

Il virus in realtà vive in noi e in questi trabiccoli che teniamo sempre nelle mani dai quali attingiamo informazioni. Informazioni spesso sbagliate.


Dati usati per divulgare notizie false e tendenziose per aumentare visibilità sui siti e aumentare i click. Foto terrificanti, immagini destabilizzanti più di quanto non sia già la situazione reale. La vera informazione e la vera divulgazione di notizie oramai non è più attendibile attraverso i social network. Non sono utilizzati in modo appropriato e non vengono letti da persone spesso in grado di valutare questo aspetto. Viene preso tutto per vero, per certo. E per colpa di pagine inattendibili rischiano di perdere importanza anche i canali Social di testate giornalistiche serie e oggettive.

Mi tornano alla mente vecchie lezioni universitarie di comunicazione di massa in cui si affrontava la TEORIA IPODERMICA (Bullet Theory). Questa considera i  mass media come potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva e inerte.

La teoria ipodermica sostiene una relazione diretta tra stimolo (esposizione al messaggio) e risposta mass media (comportamento). Nella pratica intende dimostrare che una persona, se raggiunta da un messaggio di propaganda, può essere manipolata a proprio piacimento e indotta ad agire secondo il proprio volere.

Ecco come questa teoria è applicabile ad ogni notizia che passa attraverso i media, che siano cartacei o mediatici. 

Smuovere una massa con informazioni sbagliate trasforma Una massa carica di panico. Credere a tutto quello che si legge, dare per certo ogni post.

Persone che invece di ponderare lo strumento divulgatore di informazioni si lascia avvolgere da questo senso di disorientamento, da una paura senza delle basi informative. Lo strumento mediatico ha negli anni acquisito una importanza inaspettata e oramai sono più le persone che lo usano come reale testata giornalistica più che come semplice strumento per aggiornarsi fra amici  e condividere notizie fini a se stesse.

In questi giorni si sta parlando di puro e vero panico. Paura. Terrorismo psicologico. Foto di supermercati vuoti. Foto di strade deserte. Immagini di centri commerciali senza alcun cliente. E, cosa ancora peggiore, violenza ingiustificata verso il prossimo. 

L’informazione di base è che il virus si sia diffuso in Cina, e così anche persone e famiglie cinesi residenti in Italia da anni sono state bullizzate, picchiate, isolate.

Il virus peggiore del quale siamo tutti vittime e l’essere umano non ne è assolutamente immune, è l’ignoranza. Un virus letale che sta uccidendo veramente la popolazione senza che se ne sia resa conto. Fidarsi senza alcun raziocinio di informazioni lanciate nell’etere da fonti spesso poco attendibili. La mancanza di ragionamento e di valutazione oggettiva. 

Indubbiamente il pericolo c’è ed è giusto seguire una profilassi preventiva ma prima di abbandonarci al panico, cerchiamo di capire.

Scorrendo sui vari canali social ho notato come sia più “gustoso” parlare delle tragedie piuttosto che dare giuste linee guida. Una delle prime precauzioni da seguire è evitare luoghi affollati per evitare contatti con persone che, senza saperlo, potrebbero essere incubatori: sono tutti al supermercato a fare la spesa


Da qui si evince l’ignoranza. Una massa nel panico rischia di fare più danni del virus stesso. Notizie che bombardano da ogni lato e alimentano ipocondriaci e panico generale. 

Mantenere la calma non è cosa semplice specialmente quando si parla di salute. Le persone hanno paura e gli avvoltoi approfittano subito dell’indebolimento cerebrale a fronte di tanta informazione per annientare. Ma a che fine? Terrorizzare. Ingigantire. Colpire. Spaventare. 

Una gestione errata di un mezzo di comunicazione che al giorno d’oggi ha una importanza esponenziale che nasce come tale ma si trasforma in queste circostanze solo un bacino di contagio fra utenti. 

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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