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Human Rights

La difficile settimana della Legge Zan contro l’omotransfobia

credits: EPA/Adam Guz

È stata una settimana durissima per il cammino della legge Zan contro l’omo-lesbo-bi-transfobia in esame alla Camera dei Deputati, che approderà in aula ma non prima del 3 agosto (diversamente a quanto statuito un mese fa).


Ripercorriamone le fasi salienti.

Oltre mille emendamenti per la legge Zan

Martedì 21 luglio la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati si è riunita per votare gli emendamenti alla legge.

1.017 le modifiche proposte, di cui 975 di Lega e Fdi. Come ha comunicato Francesca Businarolo, presidente della commissione e deputata M5S, si tratta di 7 emendamenti provenienti da Italia viva, 14 dal Gruppo misto, 4 dal Pd, 17 da Forza Italia, 482 da Fratelli d’Italia, 493 dalla Lega. Il partito di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, non ha presentato emendamenti.

Gli articoli più emendati sono stati il (relativo alla norma penale, 331 emendamenti), il 7° (sull’istituzione dei centri discriminazione, 231 emendamenti) e il 3° (sulle sanzioni, 224 proposte emendative).

In queste proposte modificative, oltre alla richiesta di soppressione degli articoli, si elencano nuove fattispecie discriminatorie da inserire nel novero del ddl, come quelle fondate su “caratteristiche fisiche, carenze di igiene personale, portatori di protesi e menomazioni, uomini calvi o canuti“. Si tenta poi l’inserimento di salvacondotti e di categorie escluse dai destinatari della legge, per salvaguardare l’attività di propaganda anti lgbt diffusa a mezzo stampa “nell’ambito di attività redazionali o editoriali”, ad opera di “associazioni e movimenti che operano nelle scuole“, “associazioni e movimenti con finalità di promozione della famiglia“, in contesti “aziendali e professionali“, nello svolgimento di “eventi di natura religiosa“, attività convegnistiche e di docenza e perfino l’ambito delle relazioni familiari.

Segnaliamo anche uno degli emendamenti più irritanti, che richiede di “non considerare orientamenti sessuali la pedofilia, la pederastica e la zoofilia“. Ogni commento sarebbe superfluo.

In altri emendamenti si pongono decadenze molto brevi per la denuncia dei fatti delittuosi.

Gli emendamenti dell’art. 7 sull’istituzione dei centri violenza lgbt sono tra i più fantasiosi: in essi si cerca di limitarne la presenza sul territorio, ad esempio nelle sole regioni con più di due milioni di abitanti o nei capoluoghi di regione.

Vanno menzionate, per dovere di cronaca, le proposte modificative all’art. 7 della legge Zan, sull’istituzione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, bifobia e transfobia. Tra un tentativo e l’altro di svalutare la ricorrenza ampliando la ricorrenza “contro ogni forma di discriminazione”, nei 200 emendamenti tutti targati Lega e FdI si cerca di ricalendarizzare la Giornata in qualunque data del calendario (due terzi degli emendamenti riguardano proprio la data: alcuni vorrebbero festeggiarla in gennaio, altri in marzo e così via), senza alcun motivo. Negli stessi emendamenti, si vuole escludere la celebrazione nelle scuole, proprio lì dove occorre sensibilizzare i più giovani al rispetto reciproco.

Grottesco, poi, il tentativo di sostituire la parla “omofobia” con “emofobia” e di aggiungere parole come neutrois, trans woman, pangender.

Al termine della seduta di mercoledì, l’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia aveva deliberato che venissero esaminati e votati dieci emendamenti di ciascun gruppo per ognuno dei 9 articoli, così da aggirare l’ostacolo dei mille emendamenti presentati. Alle proteste di Lega, FdI e FI al Presidente della Camera, il Presidente Fico ha ricordato che le Commissioni, ai sensi del regolamento della Camera, “organizzano i propri lavori secondo principi di economia procedurale, essendo tenute ad assicurare che il procedimento si concluda in tempo utile per consentire l’avvio della discussione in Assemblea nella data stabilita nel calendario dei lavori“, ossia, in questo caso, il 27 luglio (data che comunque è già slittata). Tra questi principi di economia procedurale rientra quello di esaminare solo gli emendamenti segnalati dai gruppi “con il solo limite che per ogni articolo siano posti in votazione, di norma, almeno due emendamenti, indicati da ciascun Gruppo“.


Giovedì 23 luglio, arriva l’art. 2-bis, l’emendamento “salvaidee”

Nella giornata di giovedì, la commissione da deliberato l’aggiunta del discusso (almeno nella comunità LGBT) articolo 2-bis, composto di un unico comma e contenente una precisazione, in positivo, di ciò per cui la legge non prevede la costituzione di una fattispecie di reato.

1. Ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte.

La formulazione dell’articolo nasce da un compromesso richiesto dalla frangia cattolica del Partito Democratico e di una parte di Forza Italia, come dichiarato dal relatore Alessandro Zan.

Abbiamo da poco terminato le sedute della commissione giustizia per votare una parte degli emendamenti e respingere gli emendamenti ostruzionistici della destra” ha Annunciato Zan in una diretta sul suo canale Facebook. “Una parte della maggioranza che fa riferimento all’area cattolica ha chiesto in più occasioni, nonostante la legge fosse già chiara, delle rassicurazioni sulla libertà di espressione e sul fatto che la legge contro omotransfobia e misoginia non potesse in alcun modo limitare la libertà di opinione” ha spiegato il deputato. “Certo è che questa libertà di pensiero non può diventare istigazione all’odio e agli atti di violenza. Ho posto come limite quello di poter sicuramente accettare un intervento per inserire questo concetto senza però mai svuotare la legge o creare, peggio ancora, salvaguardie che discriminassero le persone che intendiamo tutelare e proteggere.

L’accordo sarebbe quindi riuscito a ricompattare la maggioranza e ad avvicinare il testo al parere positivo di una parte dell’opposizione, in particolare di Forza Italia: “L’abbiamo fatto con un emendamento assolutamente innocuo e pacifico che ribadisce i valori costituzionali, senza introdurre discriminanti o clausole di salvaguardia sul quale non sarei stato disposto a fare nessuna mediazione“.

Nella seduta, dai toni accesi, Zan ha perfino minacciato di rimettere il mandato da relatore: “L’obiettivo che abbiamo da tanti anni è quello di portare a casa il prima possibile una legge contro i crimini d’odio, e questo è un testo avanzato perché oltre alla parte della legge penale introduce anche azioni positive come centri discriminazione, strategie lgbt e così via.

Nel video sottostante il suo intervento integrale:

Le reazioni al “salvaidee”

Dure e compatte le reazioni al salva-idee, emendamento che non è piaciuto né ai detrattori della legge – che restano tali – né ai sostenitori, né ai suoi destinatari.

Alessandra Maiorino, senatrice del M5S e prima firmataria della legge contro l’omofobia depositata al Senato, si è detta “Orgogliosa del M5S ma delusa dalla maggioranza“. In un’intervista a GayNews ha ribadito: “Questo emendamento, così riformulato, è certamente migliore rispetto a quelli precedentemente presentati, ma è un accorgimento assolutamente ridondante. L’art. 21 della Costituzione, esiste e nessuno l’ha abrogato. Lo trovo un vulnus, una diminutio“.

Nonostante l’accorgimento del “salva-idee”, poi, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha ribadito il suo no alla legge, pur lasciando “libertà di coscienza” ai forzisti favorevoli: ““La legge Zan sull’omofobia rappresenta un passo indietro sul piano della libertà d’espressione che un movimento liberale come Forza Italia non può condividere né sostenere” dichiara Berlusconi. “In questi giorni i nostri rappresentanti in Commissione Giustizia hanno svolto un prezioso lavoro per limitare i danni della nuova disciplina, ma il testo è comunque lontanissimo dalla nostra cultura giuridica dei diritti e delle garanzie“. Il voto di Forza Italia sarà dunque contrario, salvo “posizioni individuali, certamente legittime in un grande partito liberale“.

La reazione più aspra si è registrata senz’altro oggi, a nome di 8 associazioni lgbt italiane (Associazione Famiglie Arcobaleno, ALFI – Associazione Lesbica Femminista Italiana, Circolo Mario Mieli, Omphalos LGBTI, Mixed LGBTI, Associazione Quore, ARC Cagliari, MIT – Movimento Identità Trans. Coordinamento Torino Pride) che hanno tuonato contro l’emendamento salva-idee in una lettera destinata ai leader di maggioranza e dell’esecutivo Vito Crimi (M5S), Matteo Renzi (Italia Viva), Luca Zingaretti (PD), Pietro Grasso (LeU) e Giuseppe Conte (Presidente del Consiglio), chiedendo loro di assumere una posizione chiara sulla legge Zan e di non abbandonare l’approvazione ad una “trattativa umiliante” e di “scegliere da che parte stare“.

La scelta operata dalle forze della maggioranza di governo per coinvolgere Forza Italia non solo impoverisce politicamente la legge, ma non sembra essere riuscita nemmeno ad assicurare al resto del testo il consenso necessario all’approvazione” – recita il comunicato – “Riteniamo ogni compromesso sulla pelle della nostra comunità totalmente inaccettabile“.

Se l’idea delle forze che si oppongono a questa legge è quella di fingere supporto per sottoporre il testo a uno stillicidio progressivo di richieste di modifica fino a snaturarlo o a renderlo inefficace,” continua la dichiarazione, “non ci presteremo a questo gioco al massacro sulla vita delle persone e chiediamo ai parlamentari che stanno, con passione e coraggio, combattendo per questo testo di non fornire ulteriori alibi ai suoi oppositori“.

Infine, la proposta di portare in aula la legge senza modifiche: “saranno così le diverse forze politiche e i singoli parlamentari ad assumersi la responsabilità di bocciare il testo. Siamo stanchi di politici e partiti che millantano sostegno alle nostre cause e, ogni volta che si arriva a un voto, non si battono per tutelare i diritti della comunità LGBT+“.

Intanto, la legge Zan approderà in aula non prima del 3 agosto. Come chiarito da Mauro Pierantoni (M5S) all’Ansa, la Commissione “intende chiedere più tempo per poter approfondire alcuni emendamenti accantonati“.

Considerata la pausa dell’attività parlamentare di agosto, si intravede un percorso ancora troppo lungo per l’approvazione della legge contro l’omobitransfobia, che nella migliore delle ipotesi potrà essere approvata non prima dell’autunno.

Per leggere il testo della legge depositato in commissione, cliccare qui.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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