colloquio di lavoro

Grazie per il suo interesse per la posizione offerta presso la nostra azienda. Abbiamo esaminato la sua candidatura; sfortunatamente, non è la persona giusta per la posizione al momento”.

Ecco come in Italia è facile trovare lavoro. 

Si perché non servono titoli, esperienza, competenza e professionalità, non saprai mai cosa serve per ottenere un lavoro.

Pensi di essere preparato, sveglio, voglioso di imparare ma non basta, non hai quel non so che per il quale non otterrai il lavoro. No, in Italia non è vero che non c’è lavoro. Non lo danno.

Per l’Italia io ormai sono vecchia. Ho 36 anni, quindi sono vecchia per entrare a lavorare in una azienda. Perché cercano con esperienza ma giovani. Perché cercano con preparazione ma senza titoli di studio. Cercano persone in grado di risolvere i problemi e prontezza ma le vogliono alle prime esperienze.

Ecco come si trova lavoro in Italia. Per raccomandazioni. Per legami di parentela. Per favori. 

Da qualche tempo a questa parte sono entrata nel simpatico mondo della disoccupazione. Mi sono iscritta a mille agenzie del lavoro, mille siti e portali che propongono offerte che corrispondono (o così credi) al tuo profilo e sembra proprio che stiano cercando te. Peccato però che poi non vada proprio tutto bene.

I passi necessari per entrare in contatto con una azienda sono i seguenti: 

  1. Leggi l’offerta che ti arriva via mail come ad altri 8 miliardi di candidati che 9 su 10 non avranno le tue caratteristiche.
  2. Se ti va bene, e dico SE, vieni chiamato per un incontro conoscitivo, ma non un colloquio, un incontro conoscitivo, bada bene.
  3. Ti rechi a questo incontro e parli di te e vendi te stessa ad una dipendente dell’agenzia che ti fa le domande di rito (imposte dall’azienda che l’ha incaricata di cercare candidati) con una flemma ed un entusiasmo mortificante.
  4. Le domande alle quali tu hai risposto con tutta l’attenzione necessaria, dettagliandole e arricchendole di contenuti vengono trasmesse all’azienda ricercatrice.
  5. Finito. A te non è dato sapere più niente. Non saprai più nulla di quelle informazioni, dei tuoi dati, se andava bene, male. Se sei fortunato ricevi la solita mail in cui ti scaricano che, spesso e volentieri, è scritta sgrammaticata e senza punteggiatura.

Non hai modo di parlare direttamente con chi potrebbe assumerti, non hai la possibilità di giocare bene le tue carte mostrando le tue qualità. Tutto viene filtrato da una dipendente di una agenzia che in base alle tue risposte compila un questionario. Il tuo entusiasmo a lei non interessa. I colloqui servono per vedere in faccia la persona, vederla, osservarla, come si pone, come gesticola, se è agitata o tranquilla. Caratteristiche che un tempo, quando nelle aziende c’erano i selezionatori del personale, valevano qualcosa. Si chiama comunicazione non verbale, il linguaggio del corpo, l’attenzione a come una persona risponde. La stessa persona che ti metterai in ufficio. Invece no, colloqui telefonici, colloqui per interposta persona e rifiuti via mail.

Nessuno sa scrivere un curriculum ma nessuno lo sa leggere. A me durante un colloquio è stato chiesto “dimmi la tua materia preferita al liceo?”, non lo so chiedimi quale gusto di gelato preferisco a sto punto, non chiedermi di cosa mi occupo e come lo faccio. No. Non è importante.

Facciamo i colloqui a caso. Fare i colloqui non è facile per il candidato, devi parlare tanto ma non troppo, devi ridere ma non troppo, devi gesticolare ma non troppo, devi rispondere dettagliatamente ma non logorroico (soglia di attenzione alla risposta all’incirca 15-20 secondi).

Ma se il colloquio lo fai con la persona sbagliata?

Dopo queste esperienze la mia attenzione si è concentrata molto sulla situazione attuale delle assunzioni e ho cominciato una indagine personale sul QI di alcune dipendenti pubbliche e/o private. La vera delusione.

Sì, perché non guardano se sai parlare, se riesci a intrattenere una conversazione tenendo lo sguardo. Non guardano se sei spigliata, empatica, furba e attenta. Devi costare poco. Questo interessa.

Hai lauree? Costi troppo. Hai 10 anni di esperienza? Costi troppo.

Ecco come funziona per le aziende. Per andare a te uno stipendio umano (e non dico alto, buono o corrispondente alle tue capacità) a loro costi il doppio se non il triplo.

Che poi in questi casi cominci a riflettere, da persona intelligente, sulle tue capacità e il seme del dubbio si impossessa dei tuoi pensieri e cominci a farti domande, a porti quesiti riguardanti la tua persona. Osservi, ascolti, impari e assimili da persone che sono nel mondo del lavoro, ma il tuo cervello intorpidito e oramai arreso non può fare a meno di lottare. Nonostante tu possa provare a sottometterlo pensando di essere incapace e non meritevole di un lavoro, ti mette davanti alla realtà dei fatti e allora come Neo on Matrix cominci a vedere la realtà. E comincia il divertimento.

Le pause fra le parole nei discorsi sono “eeeeeeeeeeeehhhhhhmmmmmmmmmmm” per dei minuti interi. Il famoso “piuttosto che” oramai ha significati casuali e viene messo nei discorsi per dare un tono di padronanza. Le “consecutio temporum” dei latini sono morte. La grammatica in generale è morta. Imperfetto docet et impera. Esempi stupidi di cose alle quali tutti siamo sottoposti tutti quotidianamente ma solo in pochi le facciamo notare passando per stronzi, puntigliosi. Mi chiamano “grammar-nazi”. Ciao mi chiamo Carlotta e amo usare i congiuntivi.

E quando una persona che ha in mano la tua vita lavorativa, che può decidere per te, alla quale stai dando il meglio per poter rientrare nella selezione finale ti sbaglia il congiuntivo con un condizionale tu pensi “e tu hai un lavoro e io no”. True story.

In questo momento mi sento come Jerry nel film “Jerry McGuire” quando scrive la relazione programmatica che poi sarà la causa del suo licenziamento.  

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. 

La cosa che mi fa sorridere è che tutti pensano di poter fare tutti i lavori, un fondo di verità c’è, non lo metto in dubbio. Ci si crea e ci si adatta molto più dei nostri avi che nascevano per fare una professione e facevano quella fino alla fine. Oggi invece si nasce con una vocazione e per necessità si finisce a fare altro. Ma, perché c’è sempre un ma, nessuno si accorge che la cosa fatta dalla persona sbagliata non è come affidarla alla persona giusta. 

Prendiamo l’esempio del cameriere, tutti fanno il cameriere per guadagnare qualcosa. Ecco, non tutti lo sanno fare eppure lo fanno. In pochi sanno come si tratta col cliente, le tempistiche delle comande, quanto assillare al tavolo, quando è il momento di interrompere e quando no. Come si levano le cose dal tavolo, come si sparecchia, come si interagisce con il cliente in un momento delicato.

No. Il cameriere è prendere ordine – portare piatto – ritirare piatto – presentare conto. Perché il datore di lavoro non è interessato (non tutti almeno) alla cura del cliente e non sa lui per primo come si tratta col cliente quindi a lui basta mettere il contapassi e il resto non conta.

Altro esempio: le commesse poche volte, in pochi negozi, trovi la mosca bianca, finita lì per caso che ti aiuta e sa fare con empatia il suo lavoro, sì perché per lavorare a contatto col pubblico bisogna essere empatici.

La maggior parte delle volte, con fare scanzonato o peggio ancora stizzito perché magari hai messo male una maglietta, si avvicinano e ti fanno “cercavi qualcosa?”. Solitamente mi giro e il mio primo pensiero sarebbe rispondere “ieri sì, cercavo qualcosa, adesso sto cercando una maglietta”. Poi mi dico, Carlotta se rispondi quello che tutti vorrebbero rispondere ti dicono che sei acida e stronza, quindi mi mordo la lingua e con un sorriso che nasconde “tu lavori e io no” dico con cortesia “no no grazie, qualora avessi bisogno di qualcosa in particolare le chiederò”.

Annientata con un congiuntivo.

Perché le persone che hanno attività non si curano delle persone che mettono al pubblico? Io non sarei brava a fare la cameriera forse, non sarei brava a fare la commessa, non lo posso sapere, però ho imparato a parlare con le persone a sorridere, a far sorridere, ma tutte queste qualità non servono per trovare lavoro.

Allora, cosa serve?

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