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La meta di vacanze: eterno dilemma che attanaglia tutti

Dove andiamo? per quanto? ci sarà casino? Domande esistenziali che la maggior parte delle volte distolgono dalla reale voglia di vacanza.

Quando eravamo piccoli noi (parlo della mia generazione anni ’80) le vacanze duravano 3 mesi. Ora anche per i bambini fino ad agosto gli impegni sono fitti, soprattutto per consentire ai genitori di lavorare fino all’ultimo giorno possibile. Centri estivi, ritiri sportivi, nonni e tutte le risorse che vengono messe a disposizione. Ma per noi adulti le cose sono un po’ diverse.

Le ferie nella maggior parte dei casi vengono scelte e fissate in pieno inverno a inizio anno, quando ancora non sai neanche cosa mangerai a cena. Parallelamente ci sono i last-minute. Ed è così che si crea la naturale scissione in diverse categorie: il paranoico che fissa le vacanze anni prima, il distratto che aspetta l’ultimo minuto pensando di trovare posto nelle mete di mare in pieno Agosto e l’indifferente che preferisce aspettare e rimandare per poi magari durante l’inverno farsi un viaggio importante.

Il primo gruppo solitamente ha famiglia e dovendo sistemare mogli/mariti, figli, cani, gatti, pesci rossi, suoceri e amici cerca di far quadrare il cerchio. La categoria “attimo fuggente” solitamente è accompagnato da amici ed è pronto a dormire anche in macchina, in terra, insomma ovunque, pur di tornare e dire “oh ma non sai, non dormo da 15 giorni”. Altresì parte all’avventura con la sua compagna, la quale, avvolta dal fascino del mistero si adatta alla scelta ma cova in cuor suo un bel “te lo avevo detto che dovevamo prenotare, adesso dove si dorme?!” compromettendo ulteriormente la risoluzione al problema. L’indifferente è colui che lascia che siano i colleghi a scegliere le ferie, non si fa avanti pretendendo un periodo preciso e in base alle settimane che gli sono rimaste si organizza per andare via. 

A qualsiasi categoria si appartenga le vacanze sono sempre un gran casino. Mare? Montagna? Lago? Oramai la soluzione più adottata è la combinazione di diverse cose sparpagliate, destrutturate dalla loro natura, la vacanza “puzzle”. 3 giorni qui, 4 di la, poi da amici, poi all’estero, insomma quelle vacanze dalle quali torni più stanco di prima. Tutto un fare e sfare valige, climi differenti, mezzi differenti, durata differente. Il tutto per creare maggiore ansia allo stress che già ci tiene impegnati tutto l’inverno. Ma forse, mi domando, non è che con una vacanza “normale” rischieremmo di abbassare il livello di stress e quindi rischieremmo di andare in crisi di astinenza? Sì perché lo stato d’ansia in realtà oltre a causare malesseri fisici diventa parte naturale del nostro vivere le situazioni, la ricerca del brivido della mancata prenotazione, lo stato di incertezza alimenta la preoccupazione che vive con noi e in noi. Gli avventori più comuni, che nel loro cervello sono convinti di risparmiare, sono gli esploratori dei posti giornalieri. 

Una strapazzata assurda. La partenza all’alba, uno zaino che comprende 4 stagioni e tutto ciò che di imprevisto potrebbe accadere. Ingorgo.

Parcheggio inesistente. Spiaggia gremita che cammini sulle persone e non hai neanche lo spazio di stendere un asciugamano senza avere i piedi di quello dietro in faccia, i tuoi in faccia a quello davanti oltre all’eventualità di girarsi e spalmare la crema sulla schiena di uno sconosciuto. Pranzi portati da casa bollenti e pieni di sabbia. Pranzi al bar a costo smodato per fregare il viaggiatore “agile” che fa il furbo essendo, per chilometri, l’unico bar che potrebbe nutrire e dissetare. Insomma, tutto sommato una spesa invereconda per stare male una giornata al mare. Ma la stessa cosa si ripercuote nei parchi, nei giardini, intorno ai laghi. 

Per non parlare delle piscine. Il Gange. Secondo le norme igienico sanitarie strutturali e organizzative relative alla piscina e agli elementi funzionali si dice che: “Il numero dei  bagnanti  è  tale  da  garantire  che  il  carico inquinante dovuto alle attività in acqua,  in  relazione  al  volume d’acqua delle vasche, si mantenga entro i limiti della  potenzialità dell’impianto  e  che  l’attività  natatoria  possa  svolgersi   nel rispetto delle esigenze di sicurezza e di sorveglianza. Nelle  vasche  per  bambini  il  numero   massimo   di   bagnanti contemporaneamente presenti non può essere comunque superiore a  uno ogni due metri quadrati di specchio d’acqua“.

Ecco. Esattamente l’opposto di quello che si trova nelle piscine pubbliche comunali. Il numero di persone è nettamente superiore e nell’acqua c’è costantemente un numero fisso di persone che secondo queste norme occupa lo spazio necessario impedendo così la balneazione ad altri avventori. Io, come si evince dalle mie parole, non sono frequentatrice di tali posti. Troppa umanità concentrata in una invisibile vasca di acqua che, per quanto sterilizzata, controllata da evacuazioni corporee, restano comunque vasche. Insomma, secondo questa analisi l’unica soluzione sarebbe starsene a casa. Non se ne esce. L’unica è farsi coraggio, aspettarsi il caos, scegliere tra i mali il male minore prendere e partire. In fondo spesso si parla solo di una o al massimo due settimane neanche unite fra loro. Fortunatamente non tutti la pensano come me e continuano imperterriti a fissare le vacanze. 

Buon viaggio giovani, e che l’appiccicaticcio sia con voi!

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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