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La Polonia riconsegnata a Duda, continua la crociata LGBT+ nel paese

Il presidente polacco conservatore e omofobo Andrzej Duda ha conquistato la rielezione a Presidente della Polonia.


La commissione elettorale ha dichiarato ieri, a pochi minuti dalla fine del conteggio dei voti, che il leader del partito PiS (Diritto e Giustizia) ha conquistato il 51,2% delle preferenze, una vittoria mai così risicata nella storia della Polonia. Lo sfidante, il sindaco di Varsavia Rafael Trzaskowski, di estrazione liberale, si è fermato a soli 500.000 voti di distanza dal Presidente, col 48,8% delle preferenze.

La rielezione di Duda consentirà a PiS di attuare politiche più conservatrici, compresi il controllo sui media e le riforme giudiziarie che in precedenza erano state considerate antidemocratiche dall’Unione europea.

Aleks Szczerbiak, professore di politica e studi europei contemporanei all’Università del Sussex, ha dichiarato a The Independent: “Il motivo per cui Duda ha vinto è che è stato in grado di mobilitare i suoi elettori. La sua campagna era principalmente quella di conquistare voti nelle piccole aree provinciali della Polonia, che sono il suo fondamento “.


Jan Zielonka, professore di politica europea all’Università di Oxford, ha affermato che, nonostante il risultato ravvicinato, si è trattato di un’elezione in cui “il vincitore prende tutto“, aggiungendo che “solo una vittoria democratica alle elezioni americane di novembre potrebbe portare a una pressione significativa contro il governo polacco, che è stato apertamente pro-Trump negli ultimi anni“. Riferendosi ai principali politici di PiS, ha aggiunto: “Sembrano, camminano e parlano come Trump – tutti quanti.

Continua la deriva anti-lgbt

Durante la campagna elettorale, mai come in questa occasione controversa e divisiva, Duda ha preso di mira la comunità LGBT + del paese, asserendo che “l’ideologia LGBT era più distruttiva dell’indottrinamento comunista“.

Il presidente in carica ha anche promesso di vietare in costituzione l’adozione per le coppie gay nella sua offerta per la rielezione, mentre l’articolo 18 della costituzione polacca, da lui modificato, definisce il matrimonio come “unione di un uomo e una donna”.

Per contro il candidato liberale Trzaskowski, presente al Pride di Varsavia, si è impegnato a firmare una dichiarazione di tolleranza LGBT+, promettendo il reinserimento dell’educazione sessuale antidiscriminatoria nelle scuole e la creazione di un centro comunitario LGBT + a Varsavia.

Oltre a negare i diritti civili per la comunnità LGBT+, durante la campagna elettorale Duda ha fatto leva anche sui sentimenti antisemiti del suo elettorato, esprimendo la preoccupazione che lo sfidante Trzaskowski, che si era offerto di discutere un risarcimento per le proprietà ebraiche sequestrate durante la seconda guerra mondiale, avrebbe svenduto la nazione agli interessi ebraici. Kaczynski, uno dei leader di PiS, si era chiesto se il candidato dell’opposizione avesse un ‘”anima polacca” e un “cuore polacco”.

Quale futuro per Duda?

La commissione elettorale ha dichiarato che le elezioni hanno registrato un’affluenza record del 68%: se l’elettorato di Duda sembra tuttavia in difficoltà, Trzasowki ha raccolto le preferenze dei giovani – l’elettorato più difficile da convincere alle urne e più incline all’astensione – e delle grandi città (Varsavia si è schierata per due terzi con il suo sindaco).

Sembra comunque che le argomentazioni antieuropeiste e trumpiane di PiS comincino a muovere qualche malumore anche tra le fila dello stesso partito di maggioranza, così come la difesa dei valori tradizionali e le accuse agli avversari di servire interessi stranieri potrebbero, col tempo, perdere efficacia con l’esposizione filo-statunitense di Duda. Senza contare che la Polonia, alle prese con la prima recessione in trent’anni, necessita disperatamente dei fondi ripartiti dalla Ue per uscire dalla crisi. E l’Ue ha minacciato di “chiudere i rubinetti” se questa deriva discriminatoria continuasse a prendere piede.

Fonte: The Indipendent


Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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