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La prima volta tra ieri e oggi

Tutti ci sono passati. L’attesa di quel momento magico e speciale per le ragazze e traguardo per i ragazzi. Un passaggio importante per la vita di un adolescente, un attimo che rimarrà impresso nella memoria per sempre.


Per le ragazze la perdita della verginità era il passaggio alla maturità, l’ingresso nel mondo delle donne. Avveniva tardi, spesso dopo il matrimonio. Imbranate e impacciate con il sesso opposto, in attesa della prima mossa da parte del fidanzato. L’attesa. Il non farlo per tanti anni, aspettare. Non buttare via quell’emozione di una manciata di minuti solo per il gusto di dire “è fatta!”. Immaginarselo in un posto romantico con la persona che ami. Un evento speciale da condividere con le amiche e programmato in ogni minimo dettaglio. Un tempo.

Per l’uomo ovviamente la cosa è differente. L’uomo lo fa per sentirsi uomo ma anatomicamente parlando per lui non è una grande modifica. Una soddisfazione personale e una cosa da raccontare agli amici e prima la fai meglio è. Oggi purtroppo questa concezione è del tutto cambiata. La corsa a farlo. A replicare come scimmie le scene di sesso viste in un film o in un film porno visto per gioco col fidanzato. Un gesto meccanico privo spesso di emozioni. Fatto per passare una serata, per avere più esperienza e imparare a muoversi nell’intimità. Per essere esperti e pronti per l’occasione successiva. 

Il sesso è stato sempre tabù. Non se ne parla, ci si imbarazza. Nessuno lo fa ma tutti lo fanno. La paura di comprare profilattici, la vergogna imposta dalla società se cerchi di prevenire malattie e gravidanze indesiderate. La solita ipocrisia che invade non solo questo argomento ma anche molti altri. 

Educazione sessuale totalmente assente in molti stati europei. Una educazione basata sullo spiegare e divulgare informazioni utili ai giovani che si approcciano in questo mondo per loro inesplorato. Una istruzione sanitaria e medica ma soprattutto emotiva. Preparare ad essere consapevoli delle conseguenze che comportano fare sesso.

La Svezia è uno dei pochi paesi dove l’educazione sessuale si comincia già alle scuole elementari. In Finlandia addirittura viene distribuito a tutti i quindicenni un kit introduttivo di educazione sessuale che include un foglio illustrativo, un profilattico e il video di una storia d’amore in cartoni animati.

Dicono di essere pronti, ma l’impatto emotivo che può avere, soprattutto sulle ragazze, spesso è sottovalutato. Se ne parla tanto ma non se ne parla bene. L’età media della prima volta si è abbassata vertiginosamente, siamo ad una media di 13-14 anni. La stessa età in cui noi ci siamo sviluppate, adesso invece prima ancora di capire di essere donne sono già a deflorare il loro corpo. Ma non nei paesi asiatici (Malesia, India, Singapore, Cina) dove attendono di più prima di avere un rapporto sessuale, 22-23 anni. 

Adesso una precocità imbarazzante di atteggiamenti e abbigliamento le fa sentire pronte ad altri rapporti. Padrone del loro trucco e del loro look si lanciano in cose più grandi di loro credendo di sapere. Si parla principalmente delle ragazze che oramai non sono più prede ma cacciatrici. Vogliose e desiderose spesso di mandare chiari messaggi che vengono accolti da persone noncuranti dell’età. Un azzardo, un vendersi letteralmente come la ragazza inglese che ha venduto su internet la sua verginità per 12 mila euro ad un uomo di 44 anni (padre di due figlie) che ha pagato per poter essere il primo. Agghiacciante. Totale perdita di controllo.

Ma quanto si rendono conto di  cosa stanno facendo? Quanto lo fanno per sentito dire? Manca di base il dialogo. Grandi imbarazzi, grandi non detti, quanti problemi potrebbero essere evitati solo con un po’ di chiacchierate. La totale assenza di argomenti che spinge i giovanissimi a rompere il silenzio con il sesso. Argomento che imbarazza ma fondamentalmente è peggio trovarsi davanti a situazioni scomode derivate da una prematura attività sessuale piuttosto che arrossire e parlarne con qualcuno.

Basterebbe insegnare alle ragazze il proprio corpo e ai ragazzi a rispettare il corpo delle ragazze. Anche quando loro non lo fanno. Rispetto alla base di tutto. Della propria femminilità, dei propri sentimenti, di una donna che va trattata come tale anche se lei non ha ancora capito di esserlo.

Ci si mette poco a spogliarsi e ad andare a letto con qualcuno, è il dopo che porta un bagaglio che non tutti sono pronti a portare. Le donne se vanno a letto con tanti uomini non sempre sono paragonate a brave ragazze, l’uomo al contrario se si cala i pantaloni con una diversa a sera è un eroe. Divertirsi è lecito ma solo se non lascia ferite da curare poi con altri mezzi.

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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