(MONTESILVANO – PESCARA) Il 9 Marzo scorso, il dopo la Giornata Internazionale della Donna, nel Comune Abruzzese, presso la Sala consigliare di Montesilvano, alla Presenza del Sindaco Francesco Maragno e la partecipazione di numerosi relatori, tra cui il direttore dell’Osservatore romano, Andrea Monda, si è aperto il convegno per contrastare la Prostituzione sulla Riviera Adriatica.

Per quanto possa essere lodevole tale iniziativa, data l’emergenza di sfruttamento della prostituzione nel comune abruzzese, per lanciare la campagna pubblicitaria è stato commesso uno scivolone comunicativo di proporzioni epiche.

Partiamo a gradi. È importantissimo il ruolo delle istituzioni per contrastare qualunque tipo di vile sfruttamento nei confronti della persona. Ci auguriamo che il Comune di Montesilvano continui a farlo.

L’errore commesso riguarda l’uso spregiudicato degli slogan promossi per pubblicizzare la campagna di sensibilizzazione al problema.

“NON MANDARE A PUTTANE LA TUA VITA”, “NON MANDARE A PUTTANE LA TUA FAMIGLIA” , “NON MANDARE A PUTTANE LA TUA DIGNITA’” e “NON MANDARE A PUTTANE LA TUA SALUTE” .

Slogan assolutamente forti che strizzano l’occhio alle campagne pubblicitarie di talune aziende di comunicazione. Ma , ainoi, nessuno ha considerato il grave errore semantico di tali slogan.

Il modo di dire “andare a puttane” di nota eleganza francese, è un’espressione che contiene in se del sessismo puro.

Se l’intento è quello di voler contrastare lo sfruttamento della prostituzione, le frasi colorite hanno un effetto bumerang sul senso stesso dell’iniziativa. Come se le ragazze e le donne costrette al marciapiede fossero causa del loro sfruttamento. I tempi di “Bocca di Rosa” sono passati e sono rare le professioniste del Sesso nel Bel Paese, più comuni sono le schiave, immigrate costrette con la forza a scendere in strada.

Il sillogismo che crea fa ricadere la “colpa” sulle donne e non sui loro clienti né tanto meno sui loro aguzzini.

Nella manifestazione del 9 di Marzo, invece, sono state raccontate storie di contemporanea schiavitù.

Quella di Vittoria è stata raccontata dalla psicologa Martina Taricco componente della comunità Giovanni XXIII: «Vittoria è stata la prima ragazza che ho incontrato. Aveva 29 anni, nigeriana, e ci disse: “Sono venuta in Italia per fare la parrucchiera, invece mi hanno messa in strada. Ho cercato di scappare ma quando i miei sfruttatori hanno saputo hanno avvertito i loro amici in Nigeria, hanno preso una delle mie figlie gemelle, di 4 anni, e l’hanno uccisa davanti a mia mamma, a cui le avevo affidate. A questo punto cosa ho da perdere?” Quando ripenso a lei, oggi, a distanza di dieci anni, ho ancora la pelle d’oca».

Se l’iniziativa è stata a dir poco lodevole, la campagna pubblicitaria ha gettato alle ortiche qualunque intento benevolo.

Come se non bastasse l’amministrazione ha ritenuto opportuno utilizzare queste frasi come immagine di copertina sulla loro pagina istituzionale Facebook.

Molteplici sono stati i commenti di sdegno soprattutto dalle cittadine di Montesilvano, mortificate dalle frasi shock.

Ci auguriamo che gli Slogan vengano ritirati subito e che si cambi agenzia di comunicazione.

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