In mancanza di una legge nazionale contro le discriminazioni omo-transfobiche, e in attesa che si riesumi il ddl Gasparotto fermo al Senato da quattro anni, le regioni italiane, pur nel limite delle loro competenze, promuovono da anni politiche anti-discriminatorie attraverso disegni di legge regionali.

Ultima in ordine di arrivo è la Puglia, regione da sempre molto attiva nelle politiche inclusive a favore della libertà del singolo individuo e, non a caso, prima regione italiana ad eleggere un presidente dichiaratamente omosessuale nel 2005.

La giunta di Michele Emiliano ha infatti approvato ieri il ddl contro l’omofobia e transfobia, alla cui presentazione è intervenuto anche il presidente di Arcigay Gabriele Piazzoni. Una legge, dichiara Emiliano, nata “per tutelare l’identità di genere, la libertà affettiva e sessuale, le scelte di vita della comunità Lgbtqi”.

Un’immagine del Puglia Pride

Punto focale della norma è la prevenzione e il contrasto verso le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dalle condizioni intersessuali. Nello specifico, saranno proprio gli ambiti più sensibili al fenomeno discriminatorio ad avere un peso specifico nel contenuto del ddl: scuola e lavoro.

Sono previste infatti attività di formazione e aggiornamento per insegnanti, personale scolastico e genitori, sostegno agli studenti, promozione di specifiche politiche per il lavoro, formazione e riqualificazione professionale.

Michele Emiliano

Saranno coinvolti anche i settori socio-assistenziali-sanitari, per favorire l’informazione, la consulenza e il sostegno in favore delle persone LGBTQI e delle loro famiglie, e sarà altresì istituito un Osservatorio regionale sulle discriminazioni e violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

Adesso il ddl passerà al vaglio del consiglio regionale, che dovrà approvarlo perché diventi legge a tutti gli effetti: non sarà un percorso in discesa, secondo Emiliano, che afferma al Corriere della Sera “provocherà sicuramente molte reazioni da parte dei tutori della morale comune”- si teme soprattutto per le disposizioni riguardanti l’informazione nelle scuole – “ma l’obiettivo è quello di trovare una sintesi comunque per affrontare un “problema oggettivo”: ovvero concedere a ciascuno di essere ciò che è”.

Qual è la situazione delle politiche regionali contro l’omo-transfobia nelle altre regioni d’Italia?

In assenza di una politica nazionale di supporto educativo contro le discriminazioni che coinvolga anche la materia penale – competenza esclusiva dello Stato – le regioni fanno, come detto, la loro parte.

La prima in ordine di tempo è stata la Toscana, che nel 2004 incluse nel ddl anche disposizioni in materia sanitaria per il consenso terapeutico del paziente incapace di decidere.

Quanto al resto, non c’è un’uniformità geografica: se la Toscana è riuscita a trascinare regioni vicine come la Liguria (2009), le Marche (2010) e l’Umbria (2017, che però ha dovuto eliminare ogni riferimento alla prevenzione in ambito scolastico), al nord la situazione è piuttosto drammatica: in Piemonte si sta lavorando solo adesso all’istituzione di un Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, mentre in regione Lombardia la giunta Maroni vuole affossare i Centri Antiviolenza.

Nulla di fatto anche nel triveneto, dove sono state adottate delle mozioni generali contro l’omofobia e/o il bullismo omofobo pur senza attuare politica concreta.

In Emilia Romagna, invece, pur non essendoci di fatto alcuna legge in merito, è stata fatta richiesta di inserimento alla rete READY (Rete Nazionale delle PA contro le discriminazioni di genere) e diversi sono stati gli interventi legislativi a favore delle coppie di fatto nel corso degli anni.

Al sud, è la Sicilia la regione pioniera in quest’ambito: nel 2015 è stata approvata una legge contro le discriminazioni omo-transfobiche con disposizioni in materie come scuola, sanità, comunicazione e politiche del lavoro.

In Campania si sta lavorando ad un progetto di legge sulla falsariga pugliese, così come anche in Abruzzo, mentre in Sardegna, Molise, Basilicata e Calabria non c’è nessuna volontà di procedere in tal senso.

Non resta che aspettare, nella speranza che con la prossima legislatura ed un nuovo Parlamento, si possa finalmente dare luce ad un serio e valido programma nazionale contro l’omofobia e la transfobia.