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La rappresentazione dei personaggi gay nelle serie tv e nel cinema

Siamo cresciuti con la famiglia del mulino bianco. Siamo cresciuti con l’idea che la famiglia perfetta fosse composta da coppie eterosessuali. Il mondo cambia. Le persone del mondo LGBT+ sono sempre esistite solo erano nascoste. Rimosse dal quotidiano. Vi immaginate il film delizioso della Disney “4 Bassotti per 1 danese” del 1966 con una coppia gay? Io sì e anche perfettamente. Ma non si doveva. Non si poteva.


Adesso finalmente, molto lentamente certi tabù vengono abbattuti. Non certo come in altri paesi ma anche l’Italia, ci arriverà, come sempre alla fine dei fuochi, come si suol dire. Errori di “eccessivo pudore” lo hanno definito l’ultimo caso di censura ad un bacio gay di una famosa serie tv americana mandata in onda sulla RAI.

Pudore di cosa? Pudore per chi? L’America in questo è una spanna avanti, negli Stati Uniti ormai le coppie gay sono la norma, non hanno più censure.

Transparent”, che tra il 2015 e il 2017 ha vinto diversi Golden Globe, è una serie che racconta le avventure di una famiglia di Los Angeles con un padre transgender. Inevitabile, quindi, lo stupore di fronte alle serie USA rispetto a quanto avviene in Italia, dove gli omosessuali e le persone LGBT+ sul piccolo schermo non riescano ancora a trovare né uno spazio adeguato né una rappresentazione adeguata.

I personaggi gay nelle fiction quasi non si vedono e, qualora dovessero comparire, finiscono subito nel mirino delle associazioni cattoliche se non conformi all’eteronormatività. Ci sono stati baci gay come in “Un posto al sole” o anche nella mini-serie “Il candidato” e qualcun’altra, ma ancora i palinsesti si domandano cosa e come e se censurare e siamo nel 2021. Ma fino a ieri che ruolo aveva il gay nei film e negli spettacoli? Poco più che una macchietta, non aveva altro ruolo che pagliaccio da prendere in giro e con l’unico scopo di “colorire” le scene. 

Il Vizietto, il film del 1978 con Ugo Tognazzi e Michel Serrault,

Personaggi tirati all’eccesso, effeminati in maniera vistosa, travestiti e marchettari, esagerazione dettata per scongiurare il timore di riconoscere qualcosa di simile ad un uomo gay rispettabile sullo schermo. Il compito di questa eccessività era distrarre lo spettatore dal fatto che l’omosessualità in realtà è ovunque e può essere anche ordinaria, modesta, senza pizzi e lustrini.

Cabaret, 1972, diretto da Bob Fosse

Da questo ruolo “comico”, col passare del tempo, si arriva agli anni ’80 e ’90 quando sullo schermo si introduce un nuovo modo di trattare l’omosessualità. Il cinema d’autore inizia a rappresentare gli uomini gay come infelici e redenti, anche per via dell’epidemia di AIDS scoppiata nel decennio precedente. I personaggi gay diventano le vittime per antonomasia di situazioni al limite del parossismo, anche spesso andando incontro a tragici finali, come in alcuni film di Özpetek un decennio dopo.

Questo accadeva in passato ma ancora oggi, in Italia, sotto molti aspetti la rappresentazione dell’uomo gay passa ancora per la macchietta. Personaggio e non persona, scelta come tonico dell’umore nei cast delle trasmissioni, costantemente euforici.


Ha fatto meglio Netflix, che col tempo ha portato alla normalizzazione del concetto di persona LGBT+ svestita dalla caratterizzazione a tutti i costi enfatica o caricaturale, tanto che, nel 2019, si è ritrovata a che fare con un utente che ha manifestato il suo disappunto per l’eccessiva presenza di uomini gay nelle serie tv reputandoli “non necessari”. La risposta che il il social media manager di Netflix France ha dato è stata: “E tu non sei necessario tra i nostri abbonati”.

Questo, come sempre, ha creato malcontento tra i sostenitori dell’utente che si aspettavano forse una risposta più politically correct ma la viralità su twitter ha raggiunto le 16mila condivisioni in meno di 48 ore e quasi 44mila like. 

La problematica sarà sempre attiva, e purtroppo esistono concezioni che soffrono ancora le imposizioni della tv anni ’50, quando anche un bacio fra un uomo e una donna veniva sfumato o la telecamera si girava dall’altra parte. 

Ecco qualche spunto di alcune serie LGBT su Netflix che, non soffrendo i limiti della censura come altre televisioni, conduce una politica di rappresentazione della comunità LGBT+ più rispettosa della sua inclusione e delle sue istanze.


EastSiders 
Please Like Me 
L’assassinio di Gianni Versace 
Pose 
Tales of the City 
Sense8 
Sex Education 
Feel Good 
Grace and Frankie 
SKAM Italia 
Unbreakable Kimmy Schmidt 
Dancing Queen 
Non c’è tempo per la Vergogna 
RuPaul’s Drag Race 
Special 
Bonding 
Glee
Orange is the New Black 
The Politician
Queer Eye 

Puoi leggere anche… -> Cinema gay e censura, un viaggio storico tra Europa e America

Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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