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Dr. Rainbow

La riabilitazione neuropsicologica domiciliare: quando è utile e necessaria?

Possono esserci svariati eventi nel corso della vita che rendono necessaria una riabilitazione neuropsicologica.


Ad esempio, un ictus ischemico (occlusione di un vaso sanguigno che alimenta il tessuto cerebrale) potrebbe comportare la perdita di una o più funzioni: la capacità di esprimersi, la percezione di un arto, la capacità di svolgere determinati movimenti, difficoltà di memoria.

I traumi cranici dovuti ad incidenti vari ed eventuali possono altresì comportare disturbi specifici ad una determinata funzione oppure disturbi più diffusi.

Anche il vasto panorama delle demenze (Alzehimer, demenze vascolari, demenze frontali…) possono giovare di un programma di neuroriabilitazione, utile a rallentare la perdita di funzioni.

Un altro ambito in cui si rivela prezioso l’intervento del neuropsicologo è quello relativo ai disturbi dell’apprendimento con una platea di pazienti bambini, preadolescenti e adolescenti.

Il neuropsicologo può svolgere il suo importante lavoro anche presso il domicilio dei pazienti e questo comporta indubbi vantaggi.

La casa è il posto dove generalmente le persone si sentono al sicuro e libere da giudizi e interferenze esterne, il rifugio, il nido: la riabilitazione neuropsicologica domiciliare può essere programmata in modo da adattarsi agli orari migliori per il paziente, spesso in base alla concomitanza di ulteriori terapie (es. fisioterapia) o in base alle ore in cui il paziente sente di avere maggiore energia per affrontare la terapia.

Nel caso di pazienti colpiti da ictus o vittime di traumi cranici, spesso si assiste, oltre che ad una perdita di funzioni superiori, anche ad una perdita delle capacità motorie. Il paziente può essere allettato o muoversi con difficoltà e diventa quindi spesso complicato e stressante il suo spostamento dalla propria abitazione allo studio del neuropsicologo. La terapia domiciliare può ovviare a questa problematica offrendo un lavoro altamente personalizzato, evitando le complicazioni dovute agli spostamenti e permettendo al paziente di investire tutte le sue energie nei processi neuroriabilitativi. Inoltre, esistono evidenze tali per cui la riabilitazione a domicilio porta a migliori risultati nel campo dell’autonomia personale e riduce il deterioramento delle abilità del paziente (Legg, Langhorne, 2004).


Anche i pazienti affetti da demenza spesso trovano difficoltà legate all’uscire di casa: il loro orientamento nello spazio diventa labile, uscire può essere un evento stressante e faticoso; la casa, invece, risulta essere un luogo conosciuto e rassicurante, in cui mantengono spesso una buona capacità di movimento almeno nelle prime fasi di malattia. Il trattamento domiciliare del neuropsicologo può ovviare a queste problematiche.

Allo stesso modo, il neuropsicologo può svolgere una psicoeducazione anche con i familiari, informandoli non solo sulle varie fasi della malattia, ma trovando sul luogo le strategie migliori per permettere al paziente un’autonomia casalinga il più possibile duratura.

Nel campo dei disturbi dell’apprendimento e delle disabilità cognitive di varia natura che coinvolgono i bambini, infine, i piccoli pazienti possono trarre grande giovamento da un intervento che si svolge a domicilio ad opera del neuropsicologo. Poter lavorare in un ambiente familiare, tranquillo e senza le componenti ansiose che può comportare un ambiente più asettico e non familiare permette al bambino di concentrarsi maggiormente sugli esercizi e di sentirsi più libero nell’esprimersi. Inoltre, la riabilitazione domiciliare è sempre 1 a 1, quindi altamente personalizzata e totalmente focalizzata sui bisogni e le tempistiche di quello specifico paziente.

Ci sono casi in cui la terapia domiciliare non è raccomandata o almeno non dovrebbe essere l’unica componente della terapia riabilitativa. Ad esempio, le persone affette da demenza traggono giovamento anche dall’interazione con altri pazienti in attività collettive quali musicoterapia, arteterapia, Alzheimer café, tutte attività che permettono loro di rilassarsi, socializzare e passare qualche ora di svago. Inoltre, questi momenti permettono anche ai familiari di prendersi una piccola pausa e di confrontarsi con persone che si trovano ad affrontare le loro medesime difficoltà.


Le attività collettive andrebbero, però, comunque sempre abbinate a un programma individuale di riabilitazione delle funzioni cognitive, ginnastica cognitiva e training in modo tale da mantenere il più possibile le funzioni che la malattia cerca di compromettere.

Allo stesso modo, i bambini con disabilità cognitive possono trarre giovamento anche da situazioni di maggiore socializzazione con il gruppo dei pari in attività collettive. Questo permette loro di sviluppare nel modo migliore tutte le capacità sociali. Ovviamente, anche in questo caso la riabilitazione individuale e personalizzata delle funzioni cognitive domiciliari diventa parte del piano terapeutico che deve essere quanto più possibile comprensivo di tutti gli aspetti della quotidianità del paziente.

a cura della Dott.ssa Gaia Lazzati
Psicologa esperta in psiconcologia e riabilitazione neuropsicologica



Leggi anche – Coronavirus e salute mentale, i consigli della psicologa

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