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Editoriale

La Supercoppa italiana e lo sportwashing dell’Arabia Saudita.

Questa sera Milan ed Inter disputeranno una partita per aggiudicarsi la “Supercoppa italiana”. Non lo faranno in uno stadio italiano ma, per la terza volta negli ultimi cinque anni, nello stadio Re Fahd di Riad, in Arabia Saudita. Non vogliamo entrare nel merito della competizione sportiva come gesto atletico, ma nell’opportunità di giocare questo trofeo in una delle nazioni che non rispetta minimamente i diritti civili.


La situazione dei diritti umani in Arabia Saudita è considerata generalmente lontanissima dagli standard occidentali. Sotto il comando autoritario della dinastia saudita è stata fatta rispettare rigorosamente la legge della dottrina wahhabita (un’interpretazione fondamentalista del Corano). Basterebbe citare anche il caso internazionale del giornalista saudita fatto a pezzi con una sega dentro al consolato Arabo in Turchia: Jamal Khashoggi.

Dovremmo chiederci quale opportunità, se non quella monetaria, si celi dietro questa ennesima infausta scelta. Ad oggi sappiamo che le tifoserie delle squadre meneghine saranno presenti in pochissime unità da entrambe le curve. Uno show sportivo ad uso e consumo dei soli cittadini sauditi maschi (per le donne è inopportuno frequentare lo stadio).

Da segnalare l’ipocrisia giornalistica italiana che tratta questo evento con l’indulgenza antropologica di Geo&Geo quando propone documentari sullo scannamento del maiale nero in Aspromonte…

Tutto questo sembra essere solo sportwashing per celare la dittatura “pseudosoft” del principe ereditario di Riyad, Mohammad bin Salman

E qualcuno osò chiamarlo “Rinascimento“…

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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