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La Tanzania nega l’assistenza sanitaria ai cittadini LGBT (rapporto Human Rights Watch)

credits: CNN

(Nairobi) – Secondo un rapporto pubblicato oggi da Human Rights Watch, il governo di matrice conservatore della Tanzania guidato da John Magufuli nega servizi sanitari adeguati ai cittadini LGBT. Al fine di individuare i soggetti coinvolti in attività sessuali “illecite”, sarebbe usuale la pratica dell‘ispezione “anale” come prova spuria della condotta omosessuale dei soggetti coinvolti.

In tal modo, si legge nella nota, la Tanzania metterebbe a repentaglio la salute pubblica di cittadini gay e cittadine lesbiche, bisessuali, transgender e altre persone vulnerabili all’HIV, permettendo la diffusione rapida anche dell’AIDS.

Il contenuto del report

Il rapporto di 112 pagine, intitolato “Se non otteniamo servizi moriremo’: il crack della Tanzania contro il LGBT e il diritto alla salute“, racconta le politiche mirate del governo atte a reprimere le persone LGBT e ostacolare l’attività delle associazioni di volontariato.

Il ministero della Sanità nella Tanzania ha, infatti, vietato alle ONG di svolgere attività di sensibilizzazione sulla prevenzione dell’HIV nel paese, chiudendo i centri di drop-in che fornivano test HIV e altri servizi mirati e inclusivi, e bloccato persino la distribuzione di lubrificante, essenziale per un uso efficace del preservativo.

Le autorità tanzaniane hanno orchestrato un attacco sistematico ai diritti delle persone LGBT, incluso il loro diritto alla salute“, ha dichiarato Neela Ghoshal, ricercatrice senior per i diritti LGBT presso Human Rights Watch. “Le minacce prodotte intorno alla cosiddetta “promozione dell’omosessualità” hanno compromesso le migliori pratiche e gli approcci basati sull’evidenza nel guidare la politica sull’HIV in Tanzania.

Sarebbe quindi il divieto di “promozione dell’omosessualità” a spingere il governo a respingere l’attività di prevenzione da HIV delle organizzazioni umanitarie, pur sostenendo che i servizi della sanità pubblica siano sufficienti a coprire la domanda di assistenza medica. La ricerca di Human Rights Watch ha però scoperto che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere nei centri sanitari governativi è piuttosto comune.

Il report si basa su colloqui condotti con 35 cittadini tanzaniani LGBT identificati tra maggio 2018 e giugno 2019, nonché su interviste e conversazioni con attivisti per i diritti LGBT, attivisti per i diritti umani, avvocati, rappresentanti di oltre 20 organizzazioni, esperti, donatori e dignitari ONU per la salute e i diritti umani della Tanzania, regionali e internazionali.

human rights watch tanzania

La Tanzania e il disprezzo per i diritti umani

Nel novembre 2018, quando il funzionario regionale Paul Makonda ha minacciato di arrestare tutti gli omosessuali a Dar es Salaam, le missioni diplomatiche e la Banca mondiale hanno obiettato. In risposta, il presidente Magufuli ha assicurato alla Banca mondiale che la Tanzania non avrebbe perseguito tali politiche, che però sono continuate insieme ad arresti e azioni discriminatorie.

Nell’aprile 2019 il consiglio di coordinamento dell’organizzazione non governativa del governo ha ritirato la registrazione dal CHESA (Community Health Education and Advocacy Services), organizzazione chiave al servizio delle persone LGBT, per “promozione di atti non etici“. Hamad Masauni, presidente del consiglio di coordinamento, ha chiesto pubblicamente l’arresto di uomini gay durante una visita a Zanzibar a settembre.

Durante le ondate di arresti ai sensi della legge dell’era coloniale vigente, che proibisce la “conoscenza carnale contro l’ordine della natura“, professionisti medici governativi sono stati incaricati di condurre ispezioni anali forzate per raccogliere “prove” del rapporto anale. Questi esami non hanno basi scientifiche e sono una forma di trattamento crudele, disumano e degradante del tutto assimilabile alla tortura, come riconosciuto dalla Commissione Africana per i Diritti umani e delle Persone.

La Tanzania, in quanto Stato aderente al “Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali” è tenuta ad adottare misure per garantire il più elevato livello di salute raggiungibile per tutti. La discriminazione sulla base dell‘orientamento sessuale e dell’identità di genere nella fornitura di informazioni e servizi sanitari è inammissibile ai sensi del diritto internazionale. La Tanzania è anche membro della Southern Africa Development Community (SADC), che nel 2016 ha pubblicato una serie di Standard minimi su HIV e salute, invitando gli Stati a migliorare l’accesso alla salute e ai servizi per l’HIV da parte delle persone LGBT.

human rights watch

Le dichiarazioni delle persone intervistate

Osman“, un omosessuale sieropositivo di 24 anni, in cerca di cure per l’HIV in un ospedale governativo a Dar es Salaam, ha dichiarato:

“Mi hanno detto “Sei un bravo ragazzo, perché fai sesso gay? Ecco perché hai l’AIDS, perché quegli atti hanno fatto arrabbiare Dio”. Si sono raccomandati di interrompere questi giochi e di salvarmi, di cacciare Satana, che mi ha fatto fare sesso, e di trovare una moglie, sposarmi e avere una famiglia .

Medard“, un uomo gay di 38 anni a Dar es Salaam, alla chiusura dei centri di accoglienza LGBT-friendly, ha dichiarato:

“Ogni volta che avevo un problema di salute, potevo andare in quei centri per chiedere aiuto a un operatore sanitario che non discriminava, che mi trattava come tutti gli altri. In questi giorni, se ho un problema di salute, non ho un posto dove andare”

Kim“, cittadino transgender proveniente da una piccola città, dopo essere stato sottoposto a un esame anale forzato in una struttura sanitaria del governo, ha dichiarato:

Questi medici mi hanno eseguito con la forza la procedura dei test anali. Gli agenti di polizia erano lì con le pistole. Siamo andati nel reparto materno dove vanno le donne e partoriscono. Hanno preso questo strumento di metallo e lo hanno infilato nel mio ano ed è stato molto, molto doloroso. Poi mi hanno detto “Tosse, prova a tossire”, e quando tossivo mi premevano il metallo dentro. È stato molto brutale e doloroso.

fonte: Human Rights Watch

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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