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L’aborto non sarà più illegale nella Repubblica di San Marino

Un lunedì pieno di buone notizie.


Non solo in Svizzera è stato approvato il matrimonio egualitario, ma anche in un’altro stato, ancor più vicino a noi, ha avuto un vero e proprio balzo avanti di civiltà: stiamo parlando della Repubblica di San Marino.

La vittoria per il si al Referendum di ieri sull’aborto, domenica 26 Settembre, è stata schiacciante: con una maggioranza larghissima e un totale del 77,3% contro un 22,7% di contrari. In termini assoluti oltre 11mila voti contro 3200 circa; l’affluenza al referendum è stata di circa il 41,11% degli aventi diritto.

L’affluenza del 41,11% è risultata in linea con la tornata referendaria di giugno 2019 sulla modifica della legge elettorale e sul divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. Decisivo è stato il voto dei giovani emigrati, che hanno dato uno sprint importante per il si.

La più antica repubblica al mondo scrive, così, una nuova pagina della sua storia, strappando quella del Codice penale risalente al 1865: secondo gli articoli 153 e 154, chi procura un aborto o chi vi concorre rischia da sei mesi a tre anni di carcere, con un’attenuante nel caso di gravidanza extra-coniugale.

Finora a San Marino l’aborto è stato illegale anche in caso di stupro, gravi malformazioni del feto e pericolo di vita per la donna, ed era peraltro un reato punibile con il carcere sia per la donna che interrompe la gravidanza sia per chi la aiuta.

San Marino era uno dei pochissimi posti in Europa dove abortire è illegale o comunque fortemente limitato, assieme a Città del Vaticano, Malta, Andorra, Liechtenstein e Polonia. Il referendum si è tenuto dopo 18 anni di tentativi di depenalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza, fino a oggi falliti.

Il referendum propositivo di iniziativa popolare prevedeva questo quesito sulla scheda: “Volete che sia consentito alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino grave rischio per la salute fisica o psicologica della donna?


Ora, con la vittoria del sì, il Congresso di Stato sarà chiamato a redigere entro sei mesi un progetto di legge volto a disciplinare l’interruzione volontaria di gravidanza in territorio sammarinese. Nel dettaglio la Reggenza, ricevuto il progetto di legge, lo trasmetterà al Collegio Garante della costituzionalità delle norme perché si esprima sulla compatibilità della proposta. Il Congresso di Stato, apportati eventuali emendamenti, depositerà il progetto di legge all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Grande e Generale che lo inserirà all’ordine del giorno della prima seduta utile.

Scritto da

Attivista Politica, Femminista Intersezionale, Ally, Ecologista. Speaker e Autrice su Radio Città Pescara - Popolare Network.

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