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Storie e Culture

L’ACQUA DEL LAGO NON E’ MAI DOLCE di Giulia Caminito (Bompiani) | Recensione

C’è chi li chiama casi letterari, chi, come me, ne riconosce da subito la qualità. Quando lessi L’Acqua del lago non è mai dolce, mi chiesi se non fosse il caso che quest’opera fosse destinata a crescere talmente tanto da arrivare anche tra le mani di chi potesse darne evidente eco a tutto il paese. Questo libro ha vinto il PREMIO CAMPIELLO 2021 ed è stato candidato nella cinquina dello Strega. Anche quest’anno a Venezia premiano la letteratura!


LA TRAMA

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.

LA RECENSIONE

Bello! Bello! Bello!

Questo libro deve essere assolutamente letto. Probabilmente Caminito ha squarciato irreversibilmente l’editoria italiana. Questo libro, scritto con una crudezza ed un pragmatismo incredibile, allarga gli orizzonti sulle potenzialità delle autrici. Le vicende di Gaia e l’assenza di prospettive immergono nelle acque del lago il lettore e donano una chiave di lettura limpida di una generazione che raccoglie le briciole da una realtà che non ha i mezzi per accompagnare le nuove generazioni ad evolvere. Gaia potrebbe essere una Oblomov qualunque, invece reagisce all’ambiente che la circonda, al suo diagramma familiare e a se stessa.

Giulia Caminito dipinge con le parole le tenebrose emozioni e la cruda essenza umana. Lo fa anche con il paesaggio descritto. Il Lago di Bracciano, il cratere pieno, sembra quasi un personaggio, un Deus ex Machina, che accompagna, cinge e condiziona le esistenze. Inoltre Caminito ci dà una lucida idea di come l’ascensore sociale, in Italia, si sia inceppato a metà anni novanta. Gaia vive in una famiglia povera, allargata e disgraziata. Il padre perde l’uso delle gambe in un cantiere dove lavorava in nero. La madre, altra figura tragica, grecamente tragica, deve provvedere a tutto asfaltando i bisogni e le necessità dei figli. Antonia, la madre, è un panzer di guerra, empatica come un sasso, incapace di affrontare anche le inquietudini della figlia. Gaia cerca un riscatto. Si iscriverà alla facoltà di Filosofia. Anche il riscatto accademico anticonvenzionale impatterà nell’evoluzione della protagonista. Nonostante abbia pensato che questa sia la storia di una Kierkegaard poverissima e de noantri, L’acqua del lago non è mai dolce è un capolavoro!

Leggetelo!

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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