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omosessualità grecia antica

Storie e Culture

La vera storia dell’omosessualità nell’antica Grecia

Socrate e Alcibiade nella casa di Aspasia (dal dipinto di Jean-Léon Gérôme, 1861)

Nel 1990, sei anni dopo la morte di Michel Foucault, uno studio condotto nell’università di Princeton e coordinato da Dan Halperlin dal titolo Before sexuality aveva riperto l’interesse per un settore degli studi filosofici, quello della sessualità, che dopo i contributi cruciali del filosofo francese, pareva sopito.


Negli anni Settanta, infatti, Foucault aveva inaugurato un inedito ambito di studio che guardava alla sessualità umana non come un impulso biologico, standardizzato in quanto istintuale e primigenio, ma come il precipitato di una sedimentazione culturale, che investiva il “sapere” in generale, la politica e l’esercizio del potere, l’insieme delle pratiche di socialità e dominio che si erano stratificate nel corso dei secoli.

In Storia della sessualità (trilogia divisa in La volontà di SapereL’uso dei piacereiLa cura di sé ai quali si unisce l’incompiuto e recentissimamente pubblicato Le confessioni della carne) Foucault riscopre e rivaluta il concetto di “afrodisia“, ovvero tutto quanto pertiene all’ambito della sessualità, facendone un concetto essenzialmente culturale, nel quale la posta in gioco non è la carne e il piacere della pratica sessuale, ma lo status degli attori sociali, siano essi uomini, donne, giovani.

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Il rituale sessuale nelle póleis greche

La vita sessuale è uno degli ambiti nei quali il cittadino della Grecia antica (del VI sec. dell’evo antico, per lo più) svolge la propria vita, al pari della medicina, della dietetica. L’etica ha in essa un peso molto limitato. Del sesso non si doveva abusare, ma il gioco erotico, il corteggiamento, lo sguardo e lo scambio di attenzioni, fa parte di un rituale sociale accettato e condiviso nelle “póleis”. E l’abuso è condannato per gli effetti nefasti sulla salute di chi lo pratica, non sul piano etico.

L’amplesso era considerato come una débacle della carne, un fisiologico cedimento della razionalità, un passeggero divertissement che, se rimane tale, non crea alcun tipo di imbarazzo. Solo nell’etica Cristiana la pratica, anche occasionale, dei piaceri pubblici della carne, fuori dal regime rigoroso ed organizzato del matrimonio, costituiva imbarazzo e condanna sociale.

La Grecia dei Pisistrati, ammiccando alla cultura orientale, guardava con favore al gioco erotico quale caratteristica degli “Aristoi“, ovvero dell’elite culturale e politica della città, che indugiava in raffinatezze estetizzanti nelle quali trovava posto con assoluta dignità anche l’omossessualità.


Il rilievo che Foucault pone al centro della sua analisi sul tema, svolta essenzialmente ne L’uso dei piaceri, è questo: per emettere un giudizio sul rapporto sessuale era fondamentale il canone della asimmetria sociale. Solo una marcata differenza di status sociale permetteva la liceità del rapporto, non una differenza di genere.

Così era naturale che il maschio in età adulta intrattenesse rapporti sessuali con giovani schiave o schiavi, a patto però, nel secondo caso, che essi non avessero raggiunto l’età adulta, il cui simbolo era la comparsa della barba.

Quello che non poteva essere tollerato era un rapporto tra pari nella scala gerarchica della società, ed in particolare, in questo caso, chi ricoprisse un ruolo passivo nel rapporto.

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Eròmenos (ragazzo) e un erastès (adulto). Interno di una kylix attica a figure rosse, al Museo del Louvre

Eròmenos ed erastès, l’amato e il corteggiatore

Foucault sottolinea infatti come, anche nei rapporti asimmetrici, era fondamentale che il corteggiato (“eròmenos” in greco ἐρώμενος, plurale: ἐρώμενοι eròmenoi ) dovesse inizialmente resistere al profferte del corteggiatore (“erastès” in greco ἐραστής ), in un gioco di apertura e chiusura che rendeva il tutto una dinamica al cui centro c’era l’interesse per la presenza dell’altro del quale avere cura, non del suo corpo come fonte di piacere.

Sebbene le fonti più diverse confermassero che l’omosessualità tra adulti, e di pari condizioni sociali, fosse ampiamente praticata (ne abbiamo notizia, tra i più noti in diversi dialoghi di Platone, come Le Leggi, il Simposio ed altri), l’unica forma ammessa era quella nella quale ci fosse una forte differenza di età (e, ripetiamo, condizione).

Nel corteggiamento, tra l’altro, era fondamentale la pratica del dono (“topos“, dal greco τόπος che ritroviamo anche in testi molto successivi e in contesto diverso come il Satiricon di Petronio) da parte del erastès: piccoli animali, fiori, accessori. Un rapporto che aveva certamente delle implicazioni di tipo fisico, ma che non vedevano, ad esempio, la sodomia come attività o scopo principale.

L’atto penetrativo era considerato un cedimento grave, perché andava a colpire chi sarebbe stato in un futuro prossimo un cittadino: l’esempio forse più noto di questo gioco è rappresentato dal rapporto maestro-allievo in Socrate e Alcibiade, il quale pur nella sua folgorante bellezza e giovinezza, viene rifiutato dal maestro, anziano e non certo avvenente, per questa ragione, a fronte dei tentativi di seduzione che il giovane rampollo mette in atto pur di attirare su di sé lo sguardo del maestro.

Insomma, il digiuno o la bulimia, l’astensione dal sesso o il suo abuso, sono pratiche che possono trovare con uguale dignità e spazio tra i suggerimenti del medico, che cura il corpo in funzione del benessere dell’anima, come concludere in La cura di sé Foucault a proposito dell’individualismo meditante dell’età Ellenistica. 

La separazione tra i generi ed il conseguente giudizio di negatività e ripugnanza, lo stigma sociale che investe il sodomita, saranno caratteristiche dell’età Cristiana, come conseguenza di un mutamento di paradigma che ha, come Foucault ci spiega, una precisa funzione di esercizio dispotico del potere, laddove per dispotico si intende etimologicamente derivante da dispositivo, ovvero strumento micro-fisico di controllo e orientamento dei gruppi sociali, gestito da chi esercita il potere. Ma questo è un altro capitolo della Storia della sessualità.

a cura del Prof. Alberto Maiale, docente di storia e filosofia e vicepresidente della Società Filosofica Italiana – sezione di Bari

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