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Human Rights

L’Angola depenalizza l’omosessualità. I diritti lgbt si fanno strada in Africa.

Buone notizie dall’ombelico del mondo. Parliamo dell’Angola, Stato dell’Africa meridionale che si affaccia sull’Oceano Atlantico, popolato da quasi trenta milioni di abitanti.

Fino allo scorso anno in Angola, le condotte omosessuali (o “omofile”), considerate “pubblicamente immorali” e “contro natura“, potevano costare la condanna ai lavori forzati in base agli articoli 70 e 71 del Codice Penale in vigore dal 1886.

La riforma del Codice Penale

Tuttavia, lo scorso mese di maggio il Parlamento angolano ha portato in discussione in Assemblea il nuovo disegno di legge relativo alla riforma del Codice Penale, che di fatto non poneva alcun divieto al consenso alle attività tra persone dello stesso sesso. Il nuovo codice è stato approvato nella giornata di ieri, 23 gennaio.

La legge, approvata a larga maggioranza (155 voti a favore, uno contro e sette astenuti), è stata definita “genuinamente angolana” dal partito di governo, in quanto il codice previgente, risalente al XIX secolo, era stato redatto quando ancora l’Angola era una colonia portoghese (la nazione ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo solo nel 1975).

Oltre a far decadere come illecita la condotta omosessuale, il nuovo codice vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale nel mondo del lavoro. Pertanto, chiunque rifiuti di assumere o fornire servizi a persone in base al loro orientamento sessuale può essere condannato fino a due anni di carcere.

africa lgbt
Militanti lgbt angolani

Iris Angola, il primo gruppo LGBT del Paese: “momento storico”

La notizia della depenalizzazione dell’omosessualità in Angola fa seguito al riconoscimento legale del più grande gruppo lgbt della Nazione, Iris Angola. Fondata nel 2013, l’organizzazione, che conta oltre duecento membri, è considerata da più parti il perno di questo primo passo verso il pieno riconoscimento dell’uguaglianza. L’associazione ha definito la decisione un “momento storico“, che renderà sicuramente più semplice la difesa delle minoranze sessuali nel paese: “Stiamo voltando pagina per i cittadini gay che ora hanno un corpo riconosciuto dallo Stato che dà più peso al lavoro della nostra organizzazione“, ha dichiarato Carlos Fernandes di Iris Angola. Si tratta di un caso piuttosto isolato nel continente africano: il Mozambico, un’altra ex colonia portoghese che ha depenalizzato l’omosessualità nel 2015, ha rifiutato di registrare il più grande gruppo LGBT del paese, Lambda, lasciandolo libero di operare, ma non legalmente.

Associaçao iris
Il logo dell’Associazione lgbt IRIS Angola

Quale futuro per i diritti arcobaleno?

Il dietrofront dell’Angola, dove tuttavia persiste lo stigma sociale verso gay, lesbiche e transessuali e non esiste alcun riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso, non deve però far pensare che in Africa la situazione dei diritti lgbt stia attraversando un momento positivo in generale. Secondo un rapporto pubblicato dal sito nigrizia.it a fine 2018, il continente africano è infatti sempre più omofobo. L’omosessualità è illegale in oltre trenta paesi in alcuni paesi come la Tanzania, il Malawi, la Mauritania, la Somalia, il Sudan alcune zone della Nigeria è punibile addirittura con la pena di morte, anche con esecuzioni pubbliche. Tali misure risalgono tutt’al più a leggi di epoca coloniale o ad interpretazioni giuridiche a difesa del “buon costume” o della pubblica morale, sono state inasprite negli ultimi cinque anni.

Il prossimo paese africano che potrebbe abbandonare la politica punitiva verso le condotte omosessuali potrebbe essere la Tunisia, che ha avviato un dibattito parlamentare in tal senso. Auspichiamo che sempre più nazioni, nel 2019, possano seguire l’esempio dell’Angola.

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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