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Editoriale

Le lacrime che non possiamo smettere di piangere: Strage di Orlando, 6 anni dopo

Nel mese del Pride tra feste e momenti di riflessione, colori e diritti, voci che si alzano in coro e tante altre voci che restano inascoltate; ancora tanta gente si chiede a cosa servano queste manifestazioni, se non addirittura asserire con tono lapidario che sono “carnevalate” e/o ”pagliacciate”.


Per la comunità eterosessuale bianca, che non ha mai dovuto battersi per essere riconosciuti come individui (giusto le donne hanno dovuto fare il doppio della fatica) e accedere a tutti quei diritti che sono enunciati nella nostra Costituzione; è chiaro che fatichi a capire (sebbene ci sia anche chi, messo davanti alla realtà dei fatti, si ostini a non vedere o accettare la cosa).

Un gesto di affetto; un bacio dato su di una panchina; una passeggiata sulla spiaggia mano per la mano; un impeto di passione; il piacere di assecondare quella naturale propensione di essere genitore e quindi mettere su famiglia; ebbene tutte queste cose sono alla portata e sono cose che gli eterosessuali possono fare.

Per una coppia gay un bacio o un tenersi per mano possono diventare oggetto di sguardi indiscreti o risatine, nel migliore dei casi; ma sappiamo bene che tante e troppe persone per essersi solo azzardate a manifestare il proprio amore… quei gesti sono stati seguiti da offese e sputi e al peggio in veri atti di inconcepibile crudeltà.

Per non parlare dell’indignazione e degli ostacoli che devono affrontare solo per azzardarsi a desiderare di essere genitori.

La comunità LGBTQ+ è stata perseguitata per secoli. E questa persecuzione porta i suoi strascichi ancora oggi (sebbene siano stati fatti tanti passi avanti!): non si contano le vittime di omofobia, figli che vengono abbandonati dalle proprie famiglie, ragazzi che si levano la vita perché stanchi di esser bersaglio di violenze e atti di bullismo a scuola etc.

I Pride oggi è innegabile che siano eventi che hanno anche una grande componente di ritorno economico. Le città che ospitano queste manifestazioni hanno un tornaconto non indifferente tra attività alberghiere e ristoranti e bar e locali notturni. Così come è parte fondamentale della parata l’elemento ludico/ironico/sarcastico che mettano in evidenza quello che per secoli è stato tacciato anche come reato: i rapporti sessuali.

Ed ecco perché questa esibizione dei corpi e della propria sessualità.


Puntualmente ogni anno i benpensanti e moralisti sono lì a mostrare le oscenità dei Pride con tutta una serie di reperti fotografici che mostrano gente nuda o stretta in abiti di pelle o latex, armati di frustìni o catene.

9 volte su 10 quelle foto si scoprono essere fatte in pride europei (dove la sessualità è certamente più libera così come anche la libertà di vestirsi come si vuole). Qui in Italia gli unici a esser seminudi sono per lo più gogoboy che sono lì anche come biglietto da visita di quel celebre locale notturno. O Ristretti gruppi facenti parte di piccole comunità interne a quella LGBTQ+ come quelle amanti del leather (cosa per altro che esiste seppure meno in vista anche tra gli etero).

Possibile che ogni anno su 900.000 persone che sfilano dove ci sono cittadini e famiglie “normali” (che brutta parola!) si debba guardare solo a quei 100 o 300 individui che sono forse più esibizionisti?

Il Pride è di fatto un momento di grande condivisione e comunanza che riporta le nuove generazioni a sentirsi non dei giocattoli difettosi o manchevoli di qualcosa. L’energia che si respira in queste manifestazioni è aria sana a pieni polmoni, è una carezza che ad alcuni è stata negata dalla propria famiglia, è un abbraccio che ci grida all’orecchio: non vergognarti mai di chi sei o dei tuoi sentimenti che hanno lo stesso valore di tutti.


Questa lunga premessa era doverosa perché i Pride sono anche custodi di memoria e di ferite ancora da sanare. Dietro i glitter e le bandiere e sotto la Musica della Carrà si nascondono i lividi e le lacrime di intere generazioni.

Tra la notte del 11 Giugno e il 12 Giugno 2016, negli Stati Uniti, più precisamente in Orlando, Florida, venne commessa la più grave sparatoria di massa.

Nella buio di quel fatidico giorno il cittadino statunitense di origini afgane, Omar Seddique Mateen, entrò nel Nightclub Pulse e sparò sulle persone presenti: furono 49 le vittime tra personale e drag queen e gente comune venuta lì a ballare, figli e figlie di famiglie straziate dal dolore.

49 vite stroncate sotto le luci stroboscopiche e la musica.

Per questo non smetteremo mai di piangere e per questo non smetteremo mai di mostrarci sorridenti e orgogliosi di poterlo fare, nonostante tutto.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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