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Storie e Culture

#Le5 icone LGBT del mondo dello sport che hanno fatto discutere

Il mondo dello sport è un mondo affascinante e composito, che racconta da sempre la cultura dell’incontro, più dello scontro, e del rispetto verso il prossimo.

Citius, altius, fortius” è il motto olimpico. Più veloce, più alto, più forte. Spostare i limiti del proprio corpo sempre più in avanti è la prerogativa di tutti gli sportivi che aspirano al sogno della gloria.

Questi corpi, modellati dall’esercizio, esibiti con la sfrontatezza della meraviglia che pervade gli occhi, sono stati spesso veicolo di messaggi di tolleranza e convivenza.

E quando lo sport ha incrociato storie rainbow, ha saputo raccontarle senza pregiudizi, abbattendo le barriere della diffidenza e della paura, del dubbio e dell’inquietudine, per consegnarle alla gloria sportiva ed elevarle ad esempio umano. E, non ultimo, al desiderio sessuale di ammiratori e ammiratrici.

Martina Navratilova

Protolesbica del tennis, ha dominato gli Slam per quattro decadi, in singolo, in doppio e in doppio misto. Centinaia i titoli vinti e quasi sessanta gli Slam conquistati (alcuni dei quali all’età di quasi 50 anni): una macchina da guerra sul campo e un’icona dello sport che l’ha eletta campionessa iridata innumerevoli volte.

Nata in Repubblica Ceca nel 1956, assume il patronimico del suo patrigno Miroslav Navrátil, suo primo insegnante di tennis. Diventata cittadina statunitense nel 1981, decide di fare coming out e di rendere pubblica la sua relazione con Judy Nelson, compagna della tennista per 8 anni. Nel 1991, alla loro separazione seguì una battaglia legale molto seguita anche dalla stampa.

È stata una delle prime attiviste per i diritti lgbt, e i suoi successi sportivi sono andati di pari passo con l’interesse dei media. Ha partecipato alla serie tv Will e Grace ed è stata assoluta protagonista di una trasmissione sulla cura del corpo.

È legata sentimentalmente con Julia Lemigova, che ha sposato nel dicembre 2014.

Per diversi anni ha ricoperto il ruolo di ambasciatrice per Athlete Ally, organizzazione statunitense che si batte per i diritti degli sportivi LGBT. Tuttavia, le è stato revocato l’incarico pochi mesi fa a seguito di alcune dichiarazioni giudicate transfobiche relative alla competizione delle persone transessuali nelle categorie femminili.

Ian Thorpe

Soprannominato “Thorpedo” è considerato uno dei nuotatori più grandi di tutti i tempi, e numero uno in Australia, attivo tra la fine degli anni ’90 e la fine del primo decennio 2000. Classe 1982, è un concentrato di muscoli e agonismo di quasi due metri, per oltre un quintale di peso.

Spalle estese, quadricipiti possenti, pettorali monumentali: Ian Thorpe rappresenta l’archetipo del nuotatore perfetto, tanto da aver lavorato anche come modello per Armani. Furono proprio la passione per la moda e per i gioielli (di cui possiede una sua collezione) ad alimentare rumors sulla sua omosessualità, puntualmente smentiti per anni nelle interviste e persino nella sua biografia, ma tali da assurgerlo al rango di icona gay.

Ian Thorpe naked
Ian Thorpe durante una gara

Il coming out è giunto solo il 12 luglio 2014, alla tv australiana Channel 10. In quell’occasione, Ian Thorpe ha raccontato degli anni di depressione vissuti per aver celato la sua omosessualità, cadendo spesso nell’abuso di alcool.

Secondo la stampa specializzata, è uno degli atleti ad aver maggiormente diffuso il successo del nuoto nel mondo insieme a Michael Phelps.

thorpe
Servizio fotografico Ian Thorpe

Tom Daley

Tre ori mondiali, due bronzi olimpici e la quarta olimpiade in arrivo. La carriera agonistica di Tom Daley, tuffatore britannico, è costellata di successi.

Un’adolescenza difficile alle spalle: i problemi economici in famiglia, gli episodi di bullismo a scuola, la scomparsa prematura di suo padre per un tumore. A Tom Daley non ha regalato nulla nessuno, a parte il suo talento che lo ha portato a vincere numerose borse di studio per potersi allenare.

E all’età di 18 anni sono giunti i primi Giochi Olimpici in casa, a Londra, suscitando l’attenzione della comunità lgbt che ha visto in lui, nel suo fisico asciutto, nelle natiche strette e negli addominali perfetti il fascino efebico di un astro gay nascente.

tom daley nuotatore

Nel 2013 si definisce bisessuale, ma impegnato con un uomo (che si scoprirà poi essere Dustin Lance Black, regista e attivista lgbt statunitense). Nel 2014 i due vanno a vivere insieme, e Daley perfeziona il suo coming out dichiarandosi apertamente gay. Si sposano il 6 maggio del 2017, e dal giugno dell’anno scorso sono genitori di Robert Ray Black-Daley, ottenuto per mezzo della maternità surrogata.

In seguito a Tom Daley, anche altri sportivi hanno colto l’occasione per dichiarare la propria sessualità. Tra questi il tuffatore brasiliano Ian Matos.

tom daley olimpiadi

Caster Semenya

Mezzofondista sudafricana, è stata portabandiera della sua nazione per le Olimpiadi di Londra 2012, e il suo caso è ancora oggi molto dibattuto nei tribunali sportivi.

Caster, vincitrice di due medaglie olimpiche e tre mondiali, pur essendo a tutti gli effetti biologicamente donna e cisgender, è saltata all’attenzione dei media per il suo aspetto molto mascolino e le sue performance vincenti, in cui ha dimostrato una superiorità schiacciante rispetto alle sue avversarie, e che hanno messo in discussione, per molti giudici sportivi, la sua effettiva identità di genere.

I risultati di alcuni test medici hanno reso noto che i livelli di testosterone nel sangue di Caster fossero più alti della media di qualunque altra donna cisgender, e che quindi la donna fosse affetta da iperandroginesimo. Purtroppo, dal 2011 lo IAAF prevede una terapia obbligatoria per ridurre i livelli di testosterone di tutte le donne affette da tale stato di alterazione ormonale.

Caster Semenya lesbica
(FILES) In this file photo taken on May 3, 2019 South Africa’s Caster Semenya competes in the women’s 800m during the IAAF Diamond League competition in Doha. – Swiss court temporarily suspends IAAF testosterone rules on June 3, 2019. (Photo by Karim JAAFAR / AFP)KARIM JAAFAR/AFP/Getty Images

Il ricorso di Caster contro la cura ormonale è stato respinto dal Tribunale sportivo, che ha ritenuto la sentenza “necessaria, ragionevole e proporzionata” per assicurare la validità e la competitività delle gare nel rispetto delle atlete avversarie. Una scelta che probabilmente porterà al ritiro di Caster dall’atletica.

Dal dicembre 2015, Caster Semenya è sposata con Violet Raseboya

Il caso Semenya è fondamentale, suo malgrado, per riflettere su una domanda: è possibile conciliare il diritto di prendere parte a una competizione sportiva senza ledere i diritti di un’atleta – eterosessuale, transenssuale o intersessuale – garantendo una competizione ad armi pari?

Caster Semenya transessuale
Caster Semenya

Paola Egonu

Italiana di seconda generazione, nata a Cittadella da genitori di origine nigeriana nel 1998, è medaglia d’argento ai mondiali di Pallavolo insieme alla nazionale femminile italiana, per la quale gioca nel ruolo di schiacciatrice e opposto.

Le sue bordate impredibili ci hanno tenuto compagnia nello scorso autunno, diventando oggetto di venerazione da tutti gli amanti dello sport e non solo, sfiorando il sogno mondiale. Schiacciate micidiali che alla generazione degli anni ’80 hanno ricordato le meraviglie supersoniche di Mila Azuki e compagne.

Paola Egonu schiacciate

Con grande naturalezza, la Egonu ha fatto coming out dopo la sconfitta finale con la Serbia, in un’intervista al Corriere della Sera. “Sono tornata in albergo e ho chiamato la mia fidanzata. Piangevo e lei mi ha consolata“. Una dichiarazione tanto sorprendente quanto disarmante, se pensiamo ai coming out che hanno fruttato interviste esclusive, libri autobiografici e milioni di visualizzazioni su Youtube di gente più o meno famosa.

Paola Egonu è italoafricana e nera. E con il coraggio e la dignità di chi non ha nulla da nascondere, ha rivelato apertamente la sua sessualità in un momento storico in cui si può andare ben poco fieri, come italiani, dell’accoglienza riservata a minoranze di ogni tipo. Per questo apprezziamo e sosteniamo Paola Egonu e il suo eroismo, ordinariamente straordinario, nel raccontare la sua vita privata ed essere un esempio per migliaia di ragazzi.

paola egonu lesbica

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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