eurovision gay

Appuntamento speciale con #Le5 dedicato all’Eurovision Song Contest.

Mentre a Tel Aviv sono in corso le prove della prima semifinale, che andrà in onda stasera alle 21 su Rai4 (non perdete la review di domattina!), vi ricordiamo che il rappresentante italiano Mahmood (qui per vedere le ultime prove sul palco di domenica) si esibirà sabato 18 maggio nella seconda metà dello show.

L’Eurovision Song Contest è un evento molto amato dalla comunità lgbt, che nel tempo ha stretto un forte legame con la manifestazione musicale europea più conosciuta al mondo, per tante ragioni. Le performance accattivanti, il pop spinto, le sonorità eurodance, luci, costumi sgargianti e paillettes raffigurano l’essenza stessa di un carrozzone sul quale ognuno rappresenta liberamente se stesso. Per lanciare un messaggio sociale, di impegno civile, politico, o semplicemente per essere notato.

cipro eurovision
Eleni Foureira, seconda classificata nel 2018 per Cipro con la canzone “Fuego”

È accaduto, così, che da spettacolo teatrale con tanto di pubblico ingessato su rigide poltrone (modello Sanremo), a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 l’Eurovision si è trasformato in un vero e proprio concertone pop che non ha mai risparmiato colpi di scena.

Bisogna aggiungere, inoltre, che proprio in quegli anni l’Europa è stato il continente capofila per le politiche lgbt a tutto campo e per l’accettazione dell’omosessualità. Vuoi per lo spirito inclusivo dell’Eurovision Song Contest, vuoi per la svolta smaccatamente pop-oriented di inizio millennio, si sono susseguite, nel corso degli anni, performance che hanno strizzato l’occhio al mondo queer. In alcuni casi la provocazione è stata ricercata e voluta, in altre semplicemente si è assecondata una vocazione musicale.

Nel 2013 ad esempio, la rappresentante finlandese Krista Sigfried, vestita da sposa per “Marry me“, baciò sulle labbra la sua ballerina per sensibilizzare il governo affinché approvasse il matrimonio egualitario. Questo non piacque alla Russia, che minacciò di oscurare parte dell’esibizione.

Lituania Eurovision
“I know there’s a reason for this… ONE KISS!”

Due anni più tardi, per la Lituania, Monika Linkytė e Vaidas Baumila si fecero testimoni, sul palco di Vienna, di tutte le declinazioni dell’amore durante la loro “This Time“, con un tris di baci (foto in alto) tutto dedicato a Putin (sì, la Russia è sempre in mezzo).

I primi a proporre un bacio gay, in ogni caso, furono un gruppo di israeliani, i PING PONG, che le cronache dell’epoca raccontano come un gruppo totalmente disimpegnato e capitato all’Eurovision per caso. Della loro canzone Be happy colpì soprattutto questo bacio e una bandiera siriana sventolata sul palco. Correva l’anno 2000.

bacio gay eurovision
I Ping Pong sul palco dell’Eurovision

Di tutte le esibizioni queer o filo-rainbow dell’Eurovision, ho selezionato #Le5 performance lgbt meritevoli di maggiore attenzione. Ringrazio Gianluca e gli amici della community Eurovision Song Contest – Italian fan & fun group (al quale vi consiglio di iscrivervi se siete appassionati di Eurovision o semplicemente volete saperne di più!) per le dritte e i suggerimenti.

Islanda 1997 – Minn hinsti dans

Ci sarebbe molto da raccontare di Paul Oskar. Nasce nel 1970 a Reykjavik e sin da subito comincia a mostrare in famiglia doti artistiche, incoraggiate dai suoi genitori. All’età di 12 anni ottiene un prestigioso ruolo a teatro e a 16 anni affronta il suo coming out. Ben presto diventa un artista molto conosciuto in patria, come cantante, drag queen e disc jokey.

Rappresenta il proprio paese all’Eurovision nel 1997 con una performance che ancora oggi molti considerano “kinky“, ma che merita di essere approfondita. “Minn hinsti dans” (“Il mio ultimo ballo“) racconta di una vita consumata dall’eccesso di edonismo (“Crystal champagne, pearls, porcelain/Diamonds for dinner, love for dessert“), che raggiunge il suo culmine con un suicidio.

La sua performance all’Eurovision è ancora oggi attualissima e spiazzante, provocatoria e fortemente significativa. In un vortice di piaceri effimeri (sesso, eccessi, viaggi, bellezza), la vita si consuma e si spegne. Senza rimpianti. “All that I get today, has gone away tomorrow“.

Curiosità: nel 1997 per la prima volta viene lanciato, in via sperimentale, il televoto in 5 paesi. Totalmente ignorato dalle giurie tecniche (2 soli punti dall’Estonia), Paul Oscar raccoglierà ben 16 punti dal televoto (moltissimi, se consideriamo 5 paesi). Ventesimo posto finale per lui.

Israele 1998 – Diva

1998, anno 0 dell’Eurovision Song Contest per quanto riguarda la comunità LGBT. Se oggi l’ESC è amatissimo dal pubblico rainbow, gran parte del merito è di Sharon Cohen, nata nel 1972 a Tel Aviv come Yaron Cohen, meglio conosciuta come DANA INTERNATIONAL. Nell’eccentrica notte di Birmingham Dana conquistò l’Europa con un brano cantato in lingua ebraica, DIVA.

Il suo esordio risale al 1992, quando si faceva chiamare solo “Dana“. Il suo singolo di lancio, International, conteneva frasi del tipo “volo dall’Arabia Saudita al Principato di Monaco, indosso pantaloni italiani e mi curo da parrucchieri francesi, sono ricca, sono bella, sono Dana International“. Il sound innovativo rese la canzone un successo, e Dana accolse quel titolo come una sorta di “cognome d’arte”. Proprio per questo, Dana International, performer dal carisma inversamente proporzionale all’estensione vocale, è indubbiamente un solido riferimento per la cultura queer dell’Eurovision Song Contest.

Danimarca 2007 – Drama queen

DQ, al secolo Peter Andersen, parrucchiere con la passione degli spettacoli drag queen, vince un po’ a sorpresa il Dansk Melodi Grand Prix nel 2007 con una canzone in puro stile Eurovision: “Drama queen“. Fireworks, frizzi, lazzi e cotillon. La parrucca rosa, i guanti, il pesante make up, le lunghissime piume e due roboanti cambi d’abito non fanno però presa sul pubblico, che molla DQ in semifinale.

Il 2007 è anche l’anno di un’altra drag queen, Verka Serduchka, che con maggiore fortuna si classifica seconda.

Serbia 2007 – Molitva

Nel 2007 (edizione molto rainbow) vince Marija Šerifović con “Molitva” (“Preghiera”). Il brano non ha riferimenti saffici espliciti, ma racconta un amore che abbatte barriere fisiche e spirituali. Il resto è lasciato alla libera interpretazione degli spettatori, anche l’aspetto molto mascolino di Marija e l’accorato parterre di donne al suo seguito in abiti maschili sembrano piuttosto inequivocabili. Tanto da conquistare la platea eurovisiva fino alla vittoria.

Della sessualità di Marija non si è mai parlato troppo, e sul suo coming out in rete si hanno notizie piuttosto contraddittorie.

Irlanda 2018 – Together

Due ragazzi che ballano, una panchina, un lampione. non siamo a “La la land”, ma sul palco di Lisbona. L’Irlanda sceglie il giovane cantautore Ryan O’Shaughnessy e finalmente approda in finale dopo 5 anni dall’ultimo risultato utile. Ryan ci mostra così che l’amore è fatto di sorpresa, incanto e mani intrecciate. E lo sguardo diretto verso una stessa direzione.

E quest’anno?

Quali sono le vostre promesse arcobaleno preferite? Fatecelo sapere!

Per il resto, tutto l’Eurovision è una festa di colori e un meraviglioso baraccone dove ogni stranezza è ammessa. Godiamocelo tutto!

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