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Gay Happiness Index

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LGBTQ+ RIGHT INDEX di Preply: Paesi Bassi paese più queer-friendly, Italia solo 27ma

Il portale educativo Preply, piattaforma online che mette in comunicazione migliaia di studenti e insegnanti certificati per apprendere le lingue,. ha pubblicato il suo “LGBTQ+ Rights Index”, un’analisi che mette a confronto l’uguaglianza giuridica offerta alle persone LGBTQ+ nei vari paesi esaminati, che fornisce un’indicazione sommaria sullo stato di evoluzione dei diritti arcobaleno negli ultimi secoli, dalla depenalizzazione dell’omosessualità alla conquista dei diritti più avanzati, come la tutela verso le discriminazioni, il diritto di famiglia e la riassegnazione di genere.


In base alla classifica degli stati più queer-friendly del mondo, nelle prime tre posizioni svettano tre nazioni che a loro modo sono state pioniere dei diritti LGBTQ+ sotto diversi aspetti: i Paesi Bassi (prima nazione al mondo ad aver consentito alle persone gay e lesbiche di sposarsi), la Norvegia (la prima nazione al mondo ad aver istituito una forma di tutela contro le discriminazioni omotransfobiche) e la Spagna, che durante l’era zapaterista ha ampliato l’accesso ai diritti civili con delle leggi che hanno fatto la storia.

I criteri utilizzati per redigere la classifica sono: accettazione sociale, depenalizzazione dell’omosessualità, matrimonio tra persone dello stesso sesso, tutela contro le discriminazioni, tutela sul posto di lavoro, diritto alla riattribuzione anagrafica di genere. Si tratta dei principali diritti lgbtq+ riconosciuti nel mondo.

Chiudono la classifica Emirati Arabi, Qatar e Afghanistan, paesi di matrice islamica dove l’omosessualità è proibita.

E l’Italia?

Nella classifica Preply l’Italia si piazza oltre la metà della classifica, al 27° posto in una classifica che conta 50 nazioni, subito dopo Israele e immediatamente prima dell’India.

Sul nostro paese, a fronte di un indice di accettazione sociale di 6,9 (mediocremente oltre la sufficienza), grava l’assenza di una legge che tuteli l’omogenitorialità, la non equiparazione delle unioni civili col matrimonio egualitario (siamo l’unico paese dell’Europa occidentale a prevedere ancora lo strumento delle unioni civili anziché il matrimonio) e la mancanza di una legge che offra tutele specifiche per i crimini d’odio e le discriminazioni omotransfobiche.

A nostro favore, invece, c’è la possibilità, per le persone trans*, di non dover ricorrere all’intervento di riassegnazione di genere per la rettifica anagrafica, grazie a una pronuncia della Cassazione del 2015.

Purtroppo, la classifica non considera anche altri aspetti come l’equiparazione degli MSM a tutti gli altri per le donazioni di sangue o la censura delle questioni LGBTQ+ nel pubblico e nell’educazione, per “mancanza di dati particolarmente solida da fonti credibili“, così come non tiene conto della legislazione organica sul divieto delle terapie riparative.


Nonostante le lacune di una classifica non esattamente esaustiva, i risultati sono in linea con quella stilata da Planetromeo sul Gay Happiness Index del 2019, che vede l’Italia in quarantesima posizione su circa 100 stati esaminati.

Potete consultare la classifica completa a questo link.

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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