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Calano fatturato e PIL ma aumentano i gay

Sembra incredibile, eppure questo è il titolone sbattuto in prima pagina su Libero di oggi, a mo’ di richiamo delle pecore. Come a dire “aumenta la disoccupazione ma calano le donne in menopausa” oppure “la moneta unica oscilla ma aumentano gli amanti del gelato al pistacchio“, oppure “Il MIB30 perde il 4% ma aumentano le oloturie nel mar Ionio“.

Un titolo nonsense, che tra l’altro annuncia l’ovvio in maniera piuttosto neutra, se non fosse per quell’apertura che non lascia scampo alle interpretazioni “C’è poco da stare allegri“.

La prima pagina di LIBERO di oggi, 23 gennaio.

Era nell’aria, d’altronde, che prima o poi dovesse toccare a noi. Libero non è mai stato un quotidiano campione di diplomazia. Occorre ricordare, infatti, gli illustri precedenti che hanno suscitato clamore nell’opinione pubblica: l’inaccettabile “Patata bollente” riferito al sindaco di Roma Virginia Raggi, o “Viva il gommista che ha ucciso uno dei criminali” dello scorso novembre, auspicando una rivoltante deriva da far west, fino al più recente “Comandano i terroni“, sulle origini meridionali delle più alte cariche dello stato.

Nell’articolo, scritto dal sempre poco affabile Filippo Facci, si dice “Non c’è un link apparente tra il Pil e la fatturazione elettronica e i gay e Lino Banfi. Eppure è una foto che i turisti del tempo si porterebbero a casa. Anche quella. Spiega l’Italia che cambia e quella non cambia per niente”. 

In realtà, a fronte dei dati su una possibile frenata economica del nostro paese che preoccupa l’Ocse (e non solo), Facci fa riferimento ad una ricerca condotta nel Regno Unito dell’Office for national Statistics (Ons), secondo la quale i cittadini dichiaratamente gay e bisessuali tra i 16 e i 24 anni sono il doppio rispetto a over 35, cinquantenni o over 65. Inoltre, la ricerca cita anche uno studio Ipsos Mori che parla di un 10% di giovani britannici che si identifica come bisessuale e di un altro sondaggio Ipsos che rileva che i giovani si allontanano dall’idea che la sessualità possa essere binaria. Dati Istat del 2012 (fonte: giornalettismo).

Non v’è dubbio che statisticamente “i gay” aumenteranno nei prossimi anni, anche grazie ad una maggiore consapevolezza degli individui, all’autodeterminazione maturata sul proprio orientamento sessuale, ad una maggiore accettazione della società verso omosessuali e lesbiche. E questo è un bene, perché vuol dire che non ci sarà più bisogno di vivere una vita clandestina all’interno delle quattro mura di casa o nei vicoli di un battuage come nei peggiori film anni ’80. Ma perché correlare due dati assolutamente indipendenti tra loro, come se fossero sterili dati statistici solo per gettare discredito su una minoranza? Temiamo che dopo aver compromesso irreversibilmente l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione, possa toccare alla comunità lgbt subire le conseguenze di una precisa e indegna strategia di distrazione di massa. Non siamo “dati statistici”, non possiamo, e non vogliamo, essere contabilizzati. Vogliamo contare.

Noi, nel nostro piccolo, terremo alto il livello di guardia. E il nostro orgoglio.

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