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Storie e Culture

L’ICKABOG di J.K. Rowling (Salani) Recensione

Il 6 dicembre scorso non ho esitato ad iniziare a leggere l’ultima fatica letteraria dell’autrice della saga di Harry Potter. Ho utilizzato le vacanze di Natale per ultimarlo e per concedermi del tempo per una riflessione a sangue freddo.


Oggi BL Libri si occuperà de L’Ickabog , edito da Salani, scritto da J.K. Rowling.

La Trama

Alto come due cavalli, occhi infuocati, artigli affilati come rasoi. L’Ickabog sta arrivando… C’era una volta un regno chiamato Cornucopia. Una minuscola nazione ricca e prospera, famosa per i suoi formaggi, gli ottimi vini, i dolci deliziosi e le salsicce succulente. Sul trono siede un sovrano benevolo, Re Teo il Temerario, le cui giornate trascorrono pigre, tra banchetti sontuosi e battute di caccia, con la fida compagnia dei suoi lord, Scaracchino e Flappone.  Tutto è perfetto… O quasi. Secondo la leggenda, infatti, un terribile mostro è in agguato nelle Paludi del Nord. Ogni persona di buonsenso sa che l’Ickabog è solo una leggenda inventata per spaventare i bambini. Ma le leggende sono strane e a volte prendono una vita propria…Quando questo accade, toccherà a due giovani amici, Robi e Margherita, affrontare un’incredibile avventura e svelare una volta per tutte dove si nasconde il vero mostro. Solo così speranza e felicità potranno tornare a Cornucopia.

La Recensione

Avrei potuto consigliare l’Ickabog come regalo di Natale, ma non me la sono sentita di farlo. Non credo che questo libro debba essere regalato per due semplici motivazioni: bisogna conoscere proprio bene il riceventə del dono e comprendere se essə sia incollabile ad una sedia; non ha nulla a che fare con la saga del maghetto con la cicatrice a forma di fulmine.

Questo libro ha diverse genesi: è stato partorito più volte nel tempo. La stessa autrice rivela che l’Ickabog è nato durante le pause di scrittura dei libri della famosa saga. Secondo Rowling il manoscritto ogni anno accumulava pagine e pagine per poi finire in un baule nella soffitta dell’autrice. Cara J.K. Se lo avevi riposto in soffitta, una motivazione c’era… Probabilmente questo libro non avrebbe mai visto pubblicazione se non ci fosse stato il lockdown globale causato dalla malattia pandemica del Covid 19. Sempre Rowling spiega che l’idea di pubblicarlo le venne quando si decisero di chiudere tutte le scuole e milioni di bambini erano costretti in casa. È proprio vero che i guai non vengono mai da soli! L’autrice, prima di portare alle stampe il libro, uscito in contemporanea in tutto il mondo, ha pubblicato su un blog un capitolo al giorno chiedendo ai piccoli lettori di tutto il mondo di illustrare il suo libro. Una trovata da volpona editoriale. Qualunque grafico avrebbe onestamente chiesto una parcella adeguata alla fama della Rowling. Lei da buona avida scozzese si è procurata le illustrazioni gratuitamente per ogni edizione nazionale. Un genio!

Sempre Rowling spoilera nella prefazione che questo libro è esattamente fedele al manoscritto mappazzone del baule. Nessun editing ha cesellato questo testo. E si sente!

Le cronache del Regno di Cornucopia si aprono con la descrizione del suo monarca poco umile. Le vicende si attorcigliano attorno alle vite dei suoi sudditi. L’ambientazione è simil medioevale. Le descrizioni dei personaggi sono fin troppo curate. Ad un tratto mi chiedevo se mettesse per iscritto anche i risultati delle analisi del sangue di Lord Scaracchino. Il libro finisce bene, troppo bene, come nelle più gaudenti favole di disneyana memoria. L’Ickabog, il mostro antagonista, il senza gloria, è la cosa meglio riuscita del libro. Ogni persona che lo avvista lo descrive in maniera diversa ( ricorda molto il molliccio di Harry Potter ndr). La tematica portante però, non è quella dello sconfiggere il mostro. Ho posto la mia attenzione e le mie riflessioni sulle dinamiche sociali del regno di Cornucopia. La popolazione tutta, dal re all’ultimo servo della gleba, conosce soltanto il Regno di Cornucopia. Nessuno è mai stato in qualche altro regno e tutti pensano che loro vivano nel miglior posto possibile. Un topos che riporta al mito della caverna di Platone. Che sia una critica ai paesi anglosassoni?

Tutto sommato l’Ickabog è un libro medio, troppo lungo e assolutamente da editare per snellire le parti sovrabbondanti. Il registro linguistico utilizzato è molto simile a quello di Harry Potter e la pietra filosofale: molto asciutto e scarno, fruibile per i bambini di quarta elementare. Mi domando: se non fosse stata la Rowling, quale editore avrebbe mai pubblicato questo mappazzone lunghissimo senza sottoporlo all’analitico lavoro degli editor.


Sicuramente diventerà un Best Seller ma questo non significa che sia qualitativamente qualcosa di buono.

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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