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Dr. Rainbow

L’importanza della diagnosi precoce nell’HIV per un trattamento efficace: due testimonianze

La diagnosi tardiva dell’HIV rimane una sfida in tutta la regione europea dell’OMS.


Una persona su due di nuova diagnosi ha già raggiunto uno stadio avanzato dell’infezione. Nell’Unione Europea / Spazio economico europeo, gli ultimi dati del 2017 (qui i dati più recenti analizzati da BL Magazine e Dr. Rainbow, ndr) mostrano che quasi il 90% delle diagnosi di AIDS è avvenuto entro soli 90 giorni dalla diagnosi di HIV. Ciò indica che la maggior parte di questi casi di AIDS avrebbe potuto essere evitata con una diagnosi precoce.

Eppure, essere testati per l’HIV non è mai stato così facile.

In tutta Europa, i “peer counsellor”, che non sono necessariamente professionisti medici, ma hanno ricevuto una formazione speciale, danno consigli, supporto e sono in grado di fornire risultati in pochi minuti presso strutture di test basate sulla comunità.

In caso di esito positivo del test sarà necessaria la conferma presso una struttura sanitaria. Se confermato, i medici seguono e sono quindi in grado di fornire un trattamento utilizzando farmaci antiretrovirali. Questi farmaci prevengono lo sviluppo dell’infezione da HIV in AIDS e consentono alle persone di vivere una vita lunga e sana con l’HIV.

Nella maggior parte dei casi, il trattamento porta a un livello non rilevabile del virus nel sangue, il che significa che non c’è bisogno di temere di trasmettere il virus ai partner sessuali.

Fare il test era l’ultima cosa nella mia mente

Per Dimitris, 28 anni, ad Atene, in Grecia, sottoporsi al test per l’HIV era l’ultima cosa che aveva in mente finché un amico non ha menzionato l’Athens Checkpoint, un centro di prevenzione dell’HIV nella capitale greca che fornisce consulenza e test rapidi. La motivazione finale per fare il test è arrivata quando a un amico è stato diagnosticato l’HIV. Quindi, 8 mesi fa, Dimitris ha deciso di provarlo. La diagnosi positiva è stata uno shock completo.

Mi consideravo una persona informata. Ho quasi sempre usato il
preservativo
“, spiega, aggiungendo, “Ma c’è sempre qualche volta in cui
la situazione non ti aiuta ad agire come avresti voluto. Mi sentivo estremamente in colpa. Il mio medico mi ha detto che molto probabilmente sono stato infettato 2 a 3 anni fa. E se non avessi fatto il test quando l’ho fatto? Chi altro ho esposto all’HIV in tutti questi anni?


Oltre al senso di colpa, Dimitris si sentiva sciocco per aver rifiutato il suggerimento di un amico di utilizzare la profilassi pre-esposizione, nota
come PrEP. Questi farmaci antivirali prevengono l’infezione da HIV e sono molto efficaci se assunti come prescritto.

È stato offerto gratuitamente per un anno“, spiega. “Ma avevo pensato tra me e me: ‘La PrEP è solo per le persone a cui piace correre dei rischi. Perché dovrei averne bisogno? ‘”

Dimitris si considera fortunato ad essere stato testato al Checkpoint di Atene perché ha ricevuto rassicurazione e supporto sia prima che dopo il test stesso, che è durato pochi minuti.

Sono così felice che il mio consulente si sia preso il tempo di spiegarmi come la scienza medica sia progredita e come il trattamento offra una vita normale al giorno d’oggi“, dice.


Oltre al supporto ricevuto dal Checkpoint di Atene, Dimitris ha avuto la fortuna di avere buoni amici. Ricorda: “Quando il mio amico è stato diagnosticato [positivo], non mi sentivo a mio agio a parlarne con lui. Mi dispiace di non essere stato lì per lui perché ora mi rendo conto di quanto conforto ho avuto dagli amici ai quali l’ ho detto. Uno di loro mi ha persino risposto dicendo che non era mai riuscito a parlare agli altri del suo stato di sieropositività e mi ha ringraziato per averglielo detto. Condividerlo con gli amici ha cambiato tutto il mio atteggiamento. Certo, il momento migliore è stato la prima volta che l’ho menzionato, quasi come un esperimento, a un partner sessuale. Pensavo che se ne sarebbe andato ma non gli importava! Ci sono state anche volte in cui non è andata così bene.

L’HIV mi ha reso più forte”

George Tsiakalakis, un uomo gay di 37 anni che vive con l’HIV, è il Responsabile delle comunicazioni e dell’advocacy presso la “Positive Voice”, l’associazione greca di persone che vivono con l’HIV. Riconosce che, dalla sua diagnosi nel 2010, la società greca ha compiuto passi importanti verso l’accettazione, con organizzazioni come i centri di prevenzione Checkpoint e Positive Voice in primo piano. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare.

“L’HIV mi ha reso più forte”, spiega. “Attraverso questa situazione difficile e la solitudine ho acquisito fiducia in me stesso. Ho accettato il mio orientamento sessuale e mi sono sentito di nuovo orgoglioso ed equilibrato. Tuttavia, questo difficile viaggio sarebbe stato molto più facile se avessi avuto persone accanto a me che potessero informarmi su questioni legate alla mia salute sessuale, prevenzione e trattamento. È così che Positive Voice ed i centri Checkpoint sono riusciti a cambiare il modo in cui la comunità gay e altri gruppi, come le persone che si iniettano droghe e le prostitute, stanno affrontando l’HIV “.

George ora è sposato; lui e suo marito hanno creato la loro famiglia due anni fa. Suo marito è sieropositivo ma, secondo George, “l’HIV non ci ha mai impedito di esprimere il nostro amore e di fidarci l’uno dell’altro. Come molti giovani in Grecia, mio ​​marito credeva che l’HIV non lo riguardasse. Tuttavia, era disposto a imparare, a parlare con il mio medico
e con altre persone sieropositive. I progressi della medicina hanno cambiato per sempre il modo in cui affrontiamo l’HIV e, soprattutto, ha cambiato le basi su cui le persone sieropositive costruiscono le nostre relazioni personali
“.

Non aspettare un motivo per fare il test per l’HIV: è sempre meglio saperlo. Il consiglio di Dimitris agli altri è di non aspettare un motivo per fare il test, perché è sempre meglio sapere. “Lo stato dell’HIV è ancora così nascosto e la gente non ne parla in Grecia. Quando sono andato a Londra, sono rimasto sorpreso da quante persone lo hanno menzionato sui loro profili delle app di appuntamenti. So che tutto questo è liberatorio, ma mi ci vuole ancora tanto coraggio per parlarne“.

world aids day
George Tsiakalakis e suo marito George Papageorgiou hanno prestato il volto alla campagna per Positive Voice (Greece) in occasione del World AIDS Day 2018

George e suo marito hanno deciso di parlare pubblicamente della loro
storia prendendo parte a una campagna per la Giornata mondiale contro l’AIDS 2018, condividendo la loro storia personale dal titolo “Sono positivo“.

Il mio rapporto con mio marito è bellissimo e personale, ma abbiamo deciso di partecipare a una campagna di sensibilizzazione sull’HIV e condividere la nostra storia per diffondere il messaggio che l’HIV non può ostacolare l’amore reciproco di 2 persone“, dice.

I miti sulle modalità di trasmissione, gli stereotipi e l’ignoranza dominano nella sfera pubblica e questo spinge le persone sieropositive all’isolamento, alla solitudine e allo stigma interiorizzato. Possiamo superare lo stigma con l’ amore, la solidarietà, la conoscenza e la responsabilizzazione. La solitudine è una delle più grandi trappole dell’HIV. Possiamo essere tutti coraggiosi quando ci amiamo e ci sosteniamo a vicenda”, aggiunge George.

Il sesso tra maschi rimane la modalità principale della trasmissione di HIV segnalata nell’UE / SEE: da sola conta il 39% di tutte le nuove diagnosi e ben il 51% di tutti i contagi con percorso di trasmissione noto. In particolare, i paesi più colpiti dalla trasmissione tra uomini sono Croazia, Cechia, Germania, Ungheria, Islanda, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

Articolo originale apparso su WHO/Europe
Tradotto dall’inglese da Chicco Grassellini per Doctor Rainbow

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