L’India potrebbe depenalizzare i rapporti omosessuali a 155 anni dall’emanazione della Section 377 del codice penale.

La legge che criminalizza i rapporti tra persone dello stesso sesso fu applicata quando l’India era ancora una colonia britannica, durante l’età vittoriana. Le pene previste per chi pratica “rapporti contro natura” sono molto dure, e possono variare dalla reclusione a dieci anni fino all’ergastolo.

La legge penale in vigore parifica addirittura i rapporti tra uomini e donne con quelli tra uomo e animale.

Un momento del Gay Pride a Bangalore (2013)

L’applicazione della legge 

Pur essendo scarsamente applicata, la Section 377 comporta di fatto l’impunità di stupri e abusi che non vengono denunciati, per il timore delle vittime di essere arrestate in forza della legge che punisce i rapporti sessuali tra uomini, o di subire ricatti o estorsioni.

Nel 2015 sono state depositate 1347 denunce alla voce “Section 377”. Stando al database del National Crime Record Bureau, in 814 casi, le vittime erano bambini. La depenalizzazione ovviamente sarebbe limitata ai rapporti tra adulti consenzienti.

Nel 2009 si ottenne l’abrogazione della Section 377 da parte della Corte Suprema di Delhi nel territorio della capitale, in quanto riconosciuta come discriminatoria e incostituzionale, perché lesiva dell’eguaglianza e della dignità umana.

Nel 2013 tuttavia, a seguito delle rimostranze di gruppi religiosi e laici fermamente opposti alla decriminalizzazione dell’omosessualità, la Section 377 fu ristabilita.

Attivista LGBT a New Delhi

Verso la depenalizzazione

È dello scorso gennaio la notizia della revisione della sentenza del 2013.

La Corte Suprema aveva infatti, a seguito del ricorso presentato dagli attivisti lgbt, aveva annunciato una svolta nel processo di depenalizzazione dell’omosessualità, dichiarando di poter riconsiderare l’ordinanza di cinque anni prima e demandando l’analisi della revisione ad una commissione speciale.

Proprio lo scorso martedì è cominciato il processo, che vede la partecipazione di cinque giudici, presieduti da Dipak Misra,  “chief justice” della nazione indiana. La Corte dovrebbe decidere in due settimane.

In questi anni sono state molteplici e varie le richieste e le esortazioni di abrogazione della norma da parte personalità politiche (come Raoul Gandhi, vicepresidente del Congresso Nazionale Indiano) e personaggi di spicco della cultura e della società.

In india ci sono oltre due milioni e mezzo di omosessuali. Ogni ultima domenica di Novembre, già dal 2008, il Dehli Queer Pride Commettee organizza la sfilata del Gay Pride a New Delhi

Fonte: Al Jazeera 

 

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