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Editoriale

L’Italia ricordi per sempre perché si è inginocchiata Domenica!

I fatti di Minneapolis hanno portato un vento di sdegno e voglia di protestare anche nel Bel Paese.


Le mobilitazioni a sostegno del Black Lives Matter ha unito le maggiori città italiane. Da Roma a Milano, da Pescara a Palermo, rispettando il distanziamento sociale, bianchi e neri si sono inginocchiati in tutte le piazze in memoria dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis.

Quelle piazze non erano e non devono essere solo quello!

La solidarietà espressa dagli italiani alle istanze afroamericane non può e non deve assolutamente riguardare i fatti accaduti oltre l’Atlantico: riguardano anche noi!

Negli ultimi anni abbiamo assistito, quasi inerti, all’inasprimento della condizione della nostra comunità afroitaliana anche nelle città dove esistono già terze generazioni. Mi riferisco a Firenze e Pescara dove, ad esempio, le comunità italo-senegalesi sono presenti dagli anni 80, ma anche a Prato e Milano con le ben più consolidate comunità sinoitaliane.

Non dobbiamo perdere di vista che sono attualmente in vigore ben due leggi, anzi decreti, definiti di Sicurezza dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che hanno inusitatamente inasprito le politiche migratorie. Queste leggi autocefale italiane non sono mai state dibattute o presentate in Commissione Europea. Ai tavoli di discussione di questa emergenza comunitaria l’allora ministro è risultato sempre assente.

Ma i decreti sono ancora qui, in vigore, nonostante il Governo abbia subito un rimpasto e la Ministra dell’Interno sia Lamorgese.

Inoltre la nostra nazione sta procrastinando, in maniera anacronistica, di dibattere su due leggi che hanno a che fare con i diritti umani: lo Ius Soli e lo Ius Culturae.

Mi rallegra il fatto che domenica scorsa in tutte le maggiori piazze ci sia stata una muscolare manifestazione in difesa del movimento Black Lives Metter. Spero vivamente che la numerosa partecipazione mobiliti parlamentari e attivisti affinché, a stretto giro, si intavoli una vero e proprio lavoro su queste due importantissime leggi.

Lo Ius Soli, ricordiamolo, è il “diritto del suolo [di nascita]”. La cittadina o il cittadino che nasce in quella nazione ha diritto di essere considerata o considerato di quella nazione.

È una legge antichissima che fonda le suo radici nel diritto Romano. Inoltre, nella storia, gli esempi di Ius Soli hanno accompagnato addirittura i regnanti. Federico II di Svevia, ad esempio, nacque a Jesi che allora era nello Stato Pontificio. Nonostante il bebè sarebbe diventato uno degli Imperatori più importanti per il regno del meridione d’Italia, in Vaticano era comunque riconosciuto lo status di cittadino malgrado i futuri attriti tra Papi e lo Stupor Mundi. Altro caso emblematico lo ha dato la città di Siena nel rinascimento. Lì lo Ius Soli, non solo veniva concesso a livello cittadino per motivi di nascita, addirittura c’era un ricoscimento Contradaiolo esteso anche, simbolicamente, ai forestieri.

Che dire poi della storia degli Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile e Argentina. Lo Ius Soli è il fondamento moderno di quelle nazioni.


In Italia lo Ius Soli è riconosciuto solo ai figli di almeno un cittadino italiano, ai bimbi abbandonati e ai figli degli apolidi. Ovviamente queste due ultime categorie contano, ogni lustro, neanche dieci bambini.

Altro discorso per lo Ius Culturae. Si tratta del riconoscimento della cittadinanza in base al principio del diritto secondo cui i minori stranieri possono acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un certo numero di anni, a condizione che in quel Paese abbiano frequentato le scuole (in genere un ciclo di studi) o abbiano compiuto percorsi formativi per un determinato numero di anni.

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Lo Ius Culturae è al momento uno scenario inedito nel diritto di cittadinanza in Italia. Si tratta di un istituto giuridico che permette la possibilità di ottenere la cittadinanza ad un minore straniero, nato in un Paese o arrivato entro una certa età, a patto che abbia frequentato regolarmente almeno uno (o più) cicli di studio o dei percorsi di istruzione e formazione professionale. In sostanza, per diventare cittadino bisogna dimostrare di avere un certo livello di “culturae”.

Attualmente in Italia vige soltanto lo Ius Sanguinis. La proposta di legge è stata depositata il 4 ottobre 2019 ma è caduta immediatamente nell’oblio. Dapprima per la mancata calendarizzazione e poi a causa dell’emergenza Coronavirus.

Picccoli passi e mancette contingenti date ai braccianti con il Decreto Cura Italia sono un millimetrico passo per una effettiva evoluzione dei diritti umani in Italia.

Inoltre dovrebbe essere messa a tacere la propaganda di una parte politica del paese, ideata da The Movement di Steve Bannon, secondo il quale ci sia un disegno massonico di sostituzione etnica. L’aberrante fandonia fascistoide non ha alcun fondamento , inoltre ha una visione miope del futuro del nostro paese che ormai da anni è a nascite 0 a causa delle politiche perpetrate negli anni passati che hanno totalmente bloccato i cittadini nati tra la metà degli anni settanta e gli anni novanta. Dobbiamo ricordarci sempre chi ha governato prima e che errori madornali sono stati compiuti.

Le ultime manifestazioni di piazza con queste tematiche risalgono al 2017. Io partecipai a quella di Roma. Eravamo pochi effettivamente.

Mi auspico, dopo la moltitudine di persone nelle piazze del 7 giugno, che la sensibilità nazionale sia pronta per questa nuova sfida necessaria che renderebbe la nostra nazione un posto più civile.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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