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terapie di conversione nel mondo

Human Rights

L’ONU discute il divieto globale delle terapie di conversione

Nella giornata di mercoledì 15 luglio il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha tenuto un panel virtuale per avanzare la richiesta di vietare, a livello globale, le terapie di conversione.


L’evento ha visto la partecipazione di attivisti ed esperti, tra cui Victor Madrigal-Borloz, l’esperto indipendente delle Nazioni Unite sulle questioni LGBTQ, e Xeenarh Mohammed, direttore esecutivo dell‘Iniziativa per la parità dei diritti in Nigeria.

I relatori hanno discusso i motivi per cui ritengono che la terapia di conversione debba essere considerata una violazione dei diritti umani, analizzando i danni psicologici causati dalla pratica e le tattiche comuni utilizzate da coloro che la svolgono.

Tra le organizzazioni presenti, anche OutRight Action International, ILGA World, la Federazione svedese per i diritti LGBTQI e la Global Action for Trans Equality.


Il Ministro di Stato tedesco responsabile per gli Affari Europei Michael Roth, presente anche lui al meeting virtuale, ha rilasciato una dichiarazione di condanna della terapia di conversione: “Le persone LGBTI non hanno bisogno di terapia. Meritano rispetto, solidarietà e considerazione, e questa è la nostra responsabilità in quanto governi “, ha affermato Roth. “I governi hanno l’obbligo di rispettare, proteggere e promuovere i diritti umani di tutti gli individui. I diritti LGBTI non sono belli da avere – sono una parte essenziale dei diritti umani“.

La Germania, lo scorso mese di maggio ha vietato la terapia di conversione per i minori.

Le terapie di conversione nel mondo

In Europa è Malta la nazione capofila contro le terapie di conversione: nel 2016 il Parlamento ha approvato all’unanimità l’Affermation of Sexual Orientation, Gender Identity and Gender Expression Act, diventando il primo paese dell’Unione Europea a vietare la terapia di conversione. Poche settimane fa anche la Germania ha imposto il divieto, su tutto il territorio nazionale, alle terapie riparative ma solo per i cittadini minorenni.

In Spagna solo 5 comunità autonome hanno vietato la pratica della terapia, mentre in Svizzera, pur non essendoci una proibizione di diritto, vi sono delle sanzioni (anche penali) per i professionisti che promuovono o intraprendono percorsi terapeutici di questo tipo. Si è aggiunta ultimamente l’Albania, dove però non è stato il legislatore ma l’ordine degli psicologi ad approvare una ferma risoluzione contro le terapie riparative.

Nel Regno Unito è allo studio del governo una legge atta ad impedire la pratica nel paese, promossa dal Ministro della Famiglia e delle Pari Opportunità Liz Truss, così come nei Paesi Bassi.

Nel resto del mondo, le nazioni che proibiscono per legge i percorsi di conversione sono Ecuador, Brasile, Taiwan, Argentina, Samoa, Fiji.

In Canada, Australia e Stati Uniti (il 1 luglio si è unito lo Stato della Virginia) solo alcune amministrazioni locali vietano tale pratica.

In Italia non si è mai affrontato alcun dibattito parlamentare sull’argomento.


In settimana, anche i portavoce di Facebook e Instagram hanno annunciato che sarà bandita, sui social network, ogni attività di promozione delle terapie di conversione.

Australia del Sud, stop alle terapie riparative “il prima possibile”

Il ministro ombra australiano Nat Cook sta mettendo a punto una proposta di legge per vietare la traumatizzante terapia di conversione nel sud dell’Australia “il prima possibile”.

La proposta di legge, nata in seno al Partito laburista all’opposizione, punirebbe con la reclusione fino a 8 anni professionisti medici e gruppi religiosi che proponessero terapie e percorsi spirituali con l’obiettivo di cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un individuo. La legge prevederebbe sanzioni più elevate per coloro che eseguissero la terapia su bambini e adulti vulnerabili.

Nat Cook via NatCookMP/ Twitter

In Australia, oggi, solo 3 stati (Victoria, Queensland e ACT – Australian Capital Territory) vietano le terapie di conversione.

La Cook ha aggiunto di essere entrata in contatto con “dozzine di reduci” delle terapie di conversione nell’Australia meridionale, a cui sono state rilevate “conseguenze terribili e dannose a lungo termine“.

La terapia di conversione è spesso paragonata alla tortura ed è stata collegata a maggiori rischi di depressione, suicidio e tossicodipendenza.

Un sondaggio condotto nel Regno Unito lo scorso anno ha rilevato che una persona su cinque che era stata sottoposta a terapia di conversione in seguito ha tentato il suicidio.

La Cook ha affermato: “Pensare che ci siano persone là fuori che danneggerebbero intenzionalmente e deliberatamente le persone esclusivamente sulla base della loro sessualità e genere è qualcosa che trovo assolutamente inaccettabile e non credo che superi qualsiasi tipo di test in questa comunità“.

Fonti: WashingtonBlade, PinkNews

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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