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Storie e Culture

L’origine del Saluto Romano: la Parigi queer del ‘700

Il Saluto Romano utilizzato dalle frange di estrema destra di tutto il mondo ha un’origine a dir poco singolare. Il braccio teso, alzato verso il cielo, non è assolutamente un Saluto dei Legionari dell’antica Roma, né, tanto meno, fu utilizzato da Imperatori o da Caio Giulio Cesare. La salutatio militaris, ovvero il saluto militare codificato nell’antica Roma, sembra essere del tutto analogo al saluto militare moderno .


Non v’è traccia alcuna tra gli storeografi dell’età classica di questo saluto.

Ma allora, come si salutavano gli antichi Romani?

Le notizie più certe si fanno risalire a degli esempi riportati da Cicerone secondo cui, ad esempio, Ottaviano e Giulio Cesare, in segno d’ossequio si fossero salutati battendosi il pugno destro sul cuore. Neanche l’iconografia aiuta. Ad esempio sulla colonna di Traiano, sita alla fine dei fori Imperiali, lasciandosi alle spalle il Colosseo, a Roma, è possibile osservare schiere di soldati romani che tendono la mano destra in alto intenti a lanciar qualcosa. Il bellissimo fregio però descrive la conquista della Dacia, quindi mere scene di guerra. Inoltre le braccia dei bassorilievi non sono affatto tese, anzi, sono ripiegate a 120° . In nessuna statua è possibile riscontrare il braccio destro alzato anche perché, strutturalmente, renderebbe fragilissima l’opera in sé.

Ma quindi da dove viene quel gesto se non v’è testimonianza nell’antica Roma?

Il fautore del celebre gesto ha un nome più celebre del gesto stesso. Gabriele D’annunzio, poeta e “pop star” del primo novecento, s’inventò questo gesto per inaugurare la brevissima parentesi della Repubblica del Carnaro. Per intenderci, la furibonda occupazione di Fiume e dei territori circostanti. Era il 1920. D’Annunzio, oltre che programmare strategicamente l’occupazione, si occupò anche dell’aspetto scenico dell’azione bellica. Prima di partire alla conquista, costrinse i legionari fiumani a salutarlo col braccio teso alzato. Dietro l’occupazione di Fiume, è vero, bisogna assolutamente tener conto anche delle imposizioni dannunziane sulla futura città-stato. L’impostazione politica di Fiume era ben distante dalle politiche di Mussolini. Va detto anche che D’Annunzio s’auspicava l’annessione al Regno d’Italia mettendo nero su bianco questa intenzione nella Carta del Carnaro. Questa stessa Carta, però, risulta essere in totale antitesi con il Regno Fascista d’Italia. Fu scritta dal sindacalista socialista Alceste de Ambris e rielaborata nella forma ma non nella sostanza dallo stesso poeta Gabriele D’Annunzio, da lui promulgata l’8 settembre 1920 a Fiume durante gli ultimi mesi dell’impresa . Inoltre è chiara l’impostazione bolscevica della Costituzione di quella repubblica che durò meno di una stagione, concludendo la sua esistenza nel così detto Natale di Sangue, sempre nel 1920.

Gabriele d’Annunzio a Fiume (1920)

Fu dunque D’Annunzio ad ideare il gesto,ma dove attinse ispirazione?

Il vate, in una delle sue migliaia di lettere specificò di essersi ispirato ad uno dei quadri più celebri del Neoclassicismo: Il Giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David .

Quel dipinto segnò un epoca, una cesura netta col passato monarchico europeo. Fu dipinto a Parigi nel 1784, qualche anno prima della Rivoluzione Francese. Quando fu esposto, fu amato anche da Luigi XVI di Borbone che perse la testa, non per il quadro, a Place de La Concorde il 21 gennaio del 1793. Anche i Rivoluzionari Francesi amavano l’opera di Jacques-Louis David , che ormai era già esposta nell’intonso Museo del Louvre, tanto che ne fecero una delle Icone della Rivoluzione Francese. I tre protagonisti del giuramento erano tre come i motti rivoluzionari: Uguaglianza, Fraternità e Libertà. Un affascinate caso involontario di apprezzamento dell’opera da parte di nobiltà e popolo. Indubbiamente un capolavoro.

Il Giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David

Ma da cosa si ispirò Jacques-Louis David  per rappresentare il Giuramento degli Orazi?

Sappiamo che David viaggiò molto e trascorse molto tempo in Italia, a Roma, per studiare l’arte classica. Ovviamente né noi, né David abbiamo potuto osservare statue o affreschi con il chiaro riferimento al Saluto Romano.

Noi, però, non abbiamo potuto presenziare alle opere teatrali francesi del ‘700… Jacques-Louis David  invece vi trascorreva moltissimo tempo quasi tutte le sere. Pare che nel 1783, a Parigi, fu la messa in scena  la tragedia Horace del drammaturgo seicentesco Pierre Corneille. David si appassionò a come la compagnia teatrale, fatta di “cicisbei talentuosissimi” (definizione data dallo stesso David su un suo diario personale del 1783), avesse reso l’idea mimando i gesti salienti del giuramento. Ecco, immaginate degli effeminati attori in calzamaglia mimare il giuramento degli Orazi. L’intento della tragedia messa in scena cento anni dopo la morte dell’autore era il medesimo de “I Promessi Sposi” rielaborati dal Trio Lopez, Solenghi, Marchesini. Una rielaborazione in versione satirica dell’ Horace in salsa volutamente queer. La Parigi prima della Rivoluzione Francese era un incubatore Illuminista fatto di totale libertà culturale, quindi non deve assolutamente sorprenderci che rielaborazioni teatrali satiriche potevano essere messe in scena senza censura alcuna.

Libretto de Horace del drammaturgo Pierre Corneille

Chi lo avrebbe mai detto che quel gesto comico inventato da “ cicisbei talentuosissimi” sarebbe poi diventato il saluto distintivo di nazisti e fascisti?

Ad ogni modo il Saluto Romano prese piede per volontà del Segretario del Partito Nazionale Fascista, Achille Starace ispirandosi a D’Annunzio e ai suoi legionari. Lui promosse una campagna a favore del saluto romano, affinché sostituisse completamente la stretta di mano ritenuta “borghese” e poco igienica. Si era appena usciti dalla pandemia di Febbre Spagnola, quindi evitare il contatto con estranei era un comportamento salvavita. Nonostante quest’ultimo argomento potesse essere abbastanza convincente, la campagna non riuscì nel suo intento, e perfino i personaggi più in vista del regime fascista continuarono a salutare con strette di mano dopo aver porto il saluto romano di rito.

Quindi, se dovesse capitare di vedere “boschi di braccia tese” in qualche piazza Italiana, ricordatevi che quel gesto fu inventato da tre attori satirici assolutamente gender fluid per canzonare qualunque idea di regime!

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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