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Maestro Innaurato di Back to School: “La scuola è la vera cura della nostra epoca”

La seconda edizione del programma “Back to School“, in onda su Italia 1, condotto da Federica Panicucci, è giunto all’ultima puntata. Noi di BL Magazine non potevamo esimerci dall’intervistare il Maestro Oscar Alfonso Innaurato, membro della commissione del programma e firma storica di questa testata.


Maestro Innaurato, com’è andata questa seconda stagione di Back to School?

Direi molto bene. Ci siamo divertiti moltissimo, nonostante quest’anno ci siamo ritrovati a dover gestire personaggi più “indisciplinati” del previsto. Questo programma è puro intrattenimento ed ovviamente siamo stati pronti a giocare anche noi.

Come vi siete trovati con Federica Panicucci?

Benissimo. Lei è una grande professionista, inoltre, cosa inaspettata, ci ha coinvolti immediatamente ed ha fatto del vero e proprio team building con la commissione. Devo dire, però, che per rimanere nel ruolo, durante gli esami, ho dovuto evitare il suo sguardo: il rischio di scoppiare in fragorose risate è stato altissimo!

Maestro Innaurato, sei insegnante nella vita e anche nella TV: ma quale dei due mondi preferisci? E’ più semplice fare il maestro dei ragazzi o dei VIP?

Ovviamente sono due cose estremamente distinte. Insegnare a scuola è sicuramente molto diverso e complicato. Back to School, come dicevo, è intrattenimento televisivo e l’immagine che diamo è accessoria a rendere il programma piacevole. Tutte le mattine a scuola, invece, noi docenti dobbiamo impugnare la realtà e dobbiamo sfidare quest’epoca iper-performativa affinché competenze, attitudini, talenti di alunne e alunni emergano e germoglino.

In generale, quale valore dai all’insegnamento?

Credo che sia una delle professioni che più di tutte si occupi di futuro. I nostri risultati non sono tangibili nel breve periodo. La scuola è la vera cura della nostra epoca. Insegnare è sicuramente è un lavoro duro ed impegnativo e, talvolta, bersaglio di convenzioni sociali. Credo molto nel mestiere d’insegnante e so che occorre avere un’innata passione per farlo. Non può essere una professione- ripiego per chi non è riuscito in altri campi. Purtroppo nella nostra nazione non ha più lo stesso valore sociale di un tempo e la scuola non è più vista come istituzione ma mero servizio al consumatore.

Perchè?

Qui si aprirebbe un’infinita invettiva contro la società liquida e le relazioni che il potere ha con il popolo… Ti rispondo citando uno dei miei autori preferiti, Michael Ende che mette in bocca al Lupo Gmork queste parole: “Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.”

Cosa ti piacerebbe cambiare nella scuola italiana? E cosa invece non cambieresti mai per nessun motivo?

La scuola italiana è gratuita, aperta a chiunque e per quanto perfettibile, è ancora una delle migliori del mondo. Sono certo che dovrebbero essere fatte delle modifiche strutturali a partire dal recruitment del personale. Nel 2023 non credo che la strada dei concorsi, almeno per come vengono svolti ora, sia quella giusta. Mi aggancio alle proposte del Professor Umberto Galimberti: non possono insegnare persone prive di empatia o con chiari problemi di narcisismo patologico. Finirebbero per far odiare la scuola anche al più ligio degli alunni.

Che tipo di formazione immagina per gli educatori?

Scuole di specializzazione. Medici e psicologi devono necessariamente specializzarsi per poter “maneggiare” l’oggetto della loro professione. Dato che trattiamo un aspetto fondamentale degli esseri umani credo sia necessario fornire a chi voglia intraprendere la carriera da insegnante dei percorsi ad hoc. Troppi analitici professionisti siedono tra le cattedre italiane. Un bravissimo Ingegnere o una valentissima Architetta potrebbero essere dei disastrosi insegnati.

I tuoi alunni ti hanno mai chiamato ‘papà’? 

Più di una volta – ride – una volta un’alunna mi chiamò Maria Luisa (è il nome di una collega). La mente dei bambini corre velocissima.

Sei abruzzese ma vivi in Brianza: dove ti senti di “appartenere”? Cosa ti porti dietro di una e dell’altra “patria”?

Bella domanda a cui, ad oggi, non so dare risposta. So che le mie radici sono sulla Majella Orientale, ma so che quando penso alla mia casa penso alla Brianza. Più che “patrie” le penso “matrie“: sia l’Abruzzo, la Frentania per la precisione, che la Brianza sono assolutamente due luoghi materni ed accoglienti.

Sei un attivista molto visibile in Brianza: è difficile conciliare questo aspetto dove vivi e dove lavori?

Probabilmente sarebbe difficile conciliare le cose anche su Plutone. Quando decidi di esporti sei consapevole che non a tutti andrà a genio la tua battaglia. Quando decisi, assieme ad altre attiviste ed attivisti, di fondare Brianza Oltre l’Arcobaleno, sapevo esattamente che avrei trovato ostacoli. Parlare d’inclusione, di rispetto per le persone LGBTQIAP+, di diritti civili e valori costituzionali non sarebbe stato semplice.

Come mai e quando hai cominciato a fare attivismo?

Già da bambino ero molto incline a questo tipo di coinvolgimento personale. Nel 1994 i miei genitori mi iscrissero nel CNGEI, gli Scout laici per intenderci. Attraverso quel tipo di scoutismo ho imparato che bisogna prendersi cura di un pezzo di mondo. Se tutte e tutti lo facessimo, credo che la maggior parte dei problemi del globo terraqueo sarebbero risolti o mai avrebbero fatto capolino nelle nostre esistenze… Il problema è che tra noi ci sono molte persone “indifferenti” a qualunque causa e a qualunque cosa. Probabilmente il vero attivismo è quello che faccio come insegnante cercando di sollecitare le giovani menti al non essere indifferenti…

Quale attivista della storia è stato per te un modello? 

Potrei citarti Harvey Bernard Milk o Marsha P. Johnson. Però preferisco ispirarmi a personalità contemporanee. I personaggi che sono vissuti prima di noi vivevano in altri contesti e con altri bisogni. Preferisco confrontarmi con chi è mio contemporaneo: quindi ti dico che leggo spesso e seguo Alexandria Ocasio-Cortez e Michela Murgia che ho avuto piacere di incontrare più volte. Sai che nel 2020, durante il secondo Brianza Pride [l’unico svoltosi in presenza in Italia in quell’anno ndr] leggemmo dal palco “Felice come un cinghiale” di Michela Murgia e ci ripubblico tutta la manifestazione sui suoi canali social?

Hai mai subito atti di discriminazione in quanto attivista per la comunità lgbtqiap+?

Spesso e volentieri. Istituzionali e lavorativi. Fortunatamente ho le spalle forti!

Qual è la serie televisiva che ti rappresenta di più? 

Renegade con Lorenzo Lamas. In realtà è una serie terribile e la guardavo passivamente quando ero con mia nonna Angelina. Mi ricorda Nonna Angelina, una delle persone che ho amato di più.

Qual è il tuo film preferito?

Ne ho molti… ovviamente… Ne ho uno che riguardo spesso e volentieri: Nuovo Mondo di Emanuele Criealese.

Ti rivedremo in tv?

Non ne ho la più pallida idea – sorride-

“Back to school” è un programma RTI in collaborazione con Blu Yazmine. Scritto da Angelo Ferrari con Nicola Lorenzi, Lorenzo Almansi, Tommaso Corda, Ilenia Ferrari, Fabrizio Gasparetto, Marco Matteo, Alexio Biacchi, Ferdinando Sorbo. La regia è affidata a Cristiano D’Alisera. La regia delle clip al campus è di Giampaolo Marconato.

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