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Il Matrimonio della Zeza: si rinnova la commedia dell’arte dei femminielli

Si è tenuta domenica a Pagani (SA) l’edizione 2018 de “Il matrimonio della Zeza”.


Il matrimonio della Zeza nasce dalla scenetta carnevalesca del ‘600, il periodo della commedia dell’arte dove a recitare erano tutti uomini, atta a rievocare un vero e proprio matrimonio tra una giovane fanciulla, Zeza, ed il suo amato.

Zeza, che nel dialetto napoletano indica una donna vezzosa e frivola, sarebbe il diminutivo di Lucrezia, la moglie di Pulcinella.

Successivamente, questa tradizione venne assimilata e incorporata dal contesto rurale e popolare, fino ad essere inscenata a Carnevale nei cortili; le parti femminili, come previsto, venivano attribuite ai cosiddetti “femminielli“. Su di essi, e sulla loro integrazione nel tessuto sociale, artistico e antropologico partenopeo, la tradizione campana ci ha regalato storie e aneddoti che tutti conosciamo.

Nel corso degli anni il matrimonio ha subito vari cambiamenti. Da momento ludico e ricreativo a rito di iniziazione, fino all’attuale evento di puro divertimento e intrattenimento.

Invito al matrimonio della Zeza

Invito al matrimonio della Zeza 2018

Oggi, come ogni anno viene messo in scena per ridare vita alle tradizioni e non lasciarle morire.

Come suggerito da Oscar, sposa nel 2014, “La tradizione della nostra regione è come il sangue delle nostre vene. Non possiamo vivere senza e soprattutto non possiamo mai dimenticare da dove veniamo: siamo sangue, terra e fuoco, siamo figli della lava, figli della magia. Siamo nati nella terra di tutti, nella “Campania Felix” dove la storia testimonia l’accoglienza e la solidarietà verso gli altri popoli, e le varie dominazioni hanno reso il nostro popolo colorato e soprattutto hanno allargato la nostra forma mentis, rendendola libera da ogni pregiudizio“.

E ha aggiunto: “Il matrimonio oggi vuole essere una conferma che al sud, con la consapevolezza di essere figli della Magna Grecia, siamo un popolo senza confini né limiti e, soprattutto, un popolo pronto a tendere la mano verso il discriminato, l’emarginato, verso colui che è in difficoltà.

Il matrimonio della Zeza, dunque, è soprattutto un momento di festa. “Oggi vogliamo festeggiare la tavola, la convivialità, perché come diceva nonna “addo mangian diec, mangiano undici e pure dodici”, per dire che, una mano ciascuno, possiamo sostenerci tutti e non importa null’altro, perché amiamo tutti allo stresso modo e con lo stesso cuore” ha continuato Oscar: “abbracciamo e lavoriamo con le stesse braccia, facciamo i figli con gli stessi dolori, piangiamo con gli stessi occhi. Oggi vogliamo festeggiare la vita e il suo valore perché non importa quanto le nostre tasche siano gonfie, abbiamo tutti lo stesso valore: il valore di una vita e il diritto alla vita che è di tutti e per tutti.

E concludendo: “Oggi, al matrimonio della Zeza 2018, vogliamo abbattere ogni frontiera e dire siamo tutti uguali. Siamo figli di una stessa madre che ci ha messo al mondo con lo stesso amore e con gli stessi dolori, e i figli “nun se sceglien, vuliteli bene” e soprattutto “vulimmec bene” “o bene non costa niente … ma vale chiù e l’or”


immagini per gentile concessione di Dario de Cristofaro

Choosy Kris
Scritto da

Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire. Ligure esportato al sud in bilico tra filantropia e misantropia

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