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Nicola Gratteri

Legalità

Il maxi-processo alla ‘Ndrangheta nel silenzio dell’Italia

Il 13 gennaio 2021 è iniziato a Lamezia Terme il secondo Maxiprocesso più importante nella storia italiana, con la ‘Ndrangheta al banco degli imputati, ma di cui quasi nessuno si sta occupando.


fonte: antimafiaduemila.com

Silenzio incondizionato

Molti affermano che la poca risonanza dall’evento sia data dal fatto che nello stesso giorno, a più di cinquecentottanta km di distanza, a Roma, si scatenava la crisi di governo che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Conte e al conseguente Governo Draghi.

Se il 13 gennaio Matteo Renzi non avesse ritirato Italia Viva dal governo, non si sarebbe comunque parlato del processo.

Se la ‘Ndrangheta oggi è la mafia più potente e ricca del mondo, per il maggior numero di affiliati, capacità di azione, economia attiva e dominio territoriale, è perché ha potuto lavorare indisturbata. Da sempre sottovalutata anche, soprattutto, a livello italiano, nonostante le scoperte fatte negli anni continua a non essere considerata ai più e la copertura mediatica, quasi, inesistente del processo Rinascita-Scott avviato un mese fa ne è la prova.

Da mesi, BL Magazine sta provando a fare la sua parte cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica al tema tanto difficile quanto importante della criminalità organizzata. Per combatterla serve l’impegno di tutti, ma in primis servono cittadini informati perché se non si conosce un fenomeno non si è in grado di fronteggiarlo, di contrastarlo adeguatamente.

Il Maxiprocesso

Trentacinque anni dopo l’inizio del Maxiprocesso che portò a giudizio 475 imputati, a gennaio è partito il più grande procedimento della storia contro la ‘Ndrangheta. Come il precedente, anche Rinascita-Scott ha previsto la costruzione ad hoc dell’aula bunker che accoglie anche i 58 pentiti, circa il doppio del processo palermitano, che hanno deciso di collaborare con la giustizia.

Associazione mafiosa, riciclaggio di denaro sporco, possesso illegale di armi, omicidi, traffico di droga, usura, estorsione, sono i capi d’accusa che sono stati e continueranno ad essere dibattuti durante il processo che si prevede durerà da uno a due anni, con la presenza di 325 imputati e quasi mille testimoni.

Le indagini sono partite nel 2016, dal clan della famiglia Mancuso, della provincia di Vibo Valentia e gli altri gruppi della zona, grazie al lavoro della squadra del magistrato Nicola Gratteri. Il suo è l’unico nome che conosciamo ma durante questo iter giudiziario che andrà avanti per un po’ vi sono giovani toghe, poco più che trentenni, che arrivano da tutta Italia e che hanno scelto Catanzaro per lo stesso senso del dovere di cui parlava Giovanni Falcone, e i cui insegnamenti, a partire dal famoso Follow the money sono stati indispensabile per i successi nelle operazioni ottenuti da Gratteri e la sua squadra.


Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, da sempre impegnato nella lotta contro la ‘Ndrangheta, la stessa per cui da più di trent’anni vive sotto scorta e che gli ha rinnovato le minacce a seguito dei più di trecento arresti effettuati solamente nel 2019.

Nicola Gratteri a Otto e mezzo

Ricordiamo il blitz effettuato la sera del 19 dicembre 2019 quando più di tremila agenti arrestarono contemporaneamente in Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Lazio, Basilicata, Sicilia ed anche fuori dai confini nazionali, in Bulgaria, Germania e Svizzera.

Politici come il senatore Giancarlo Pittelli, imprenditori, uomini d’affari ed avvocati perchè la mafia del 2021 non indossa più la coppola e non cammina per strada con la lupara. “Oggi le mafie agiscono in silenzio, spesso in rapporti con la massoneria. La mafia ha intesse a relazionarsi con il potere e per questo è sempre più forte e questo processo lo dimostra” ha ricordato Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia all’inaugurazione del processo.

Processo di cui“un nuovo collaboratore, Gaetano Cannatà, ci ha raccontato delle riunioni organizzate per pianificare le strategie per dilatare i tempi” ha detto subito in aula il magistrato Gratteri spiegando la necessità del dover fare presto ed economizzare gli sforzi.


Mentre a Lamezia Terme si lavora senza sosta in cerca di verità e per giustizia, per lo Stato italiano, il paese e la politica continuano indifferenti a vivere la loro vita. A Lamezia Terme il processo porterà sicuramente all’accertamento di fatti, alla scoperta di molto e a successi per la giustizia, ma a Torino, Milano, Roma, Ancona, e in tutto il resto della penisola, questo silenzio incondizionato è già di per sè un’enorme sconfitta.

Scritto da

Marchigiana a Torino. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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