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Nasce il dominio .gay, per un web sempre più arcobaleno

Da oggi internet è ancora più “rainbow”. Nella giornata di ieri, il registro di domini Top Level Design ha annunciato il lancio in rete di .gay, nuovo dominio di primo livello (ossia non riferibile a nessun paese, come i più famosi .com o .net).


Il nuovo dominio permetterà a utenti del web, consumatori e aziende di rendere internet un luogo più inclusivo, garantendo ai siti sotto questa egida una promozione più agevole e immediata dei contenuti lgbt+-friendly. Con i domini .gay ora disponibili per le persone LGBT+, sarà infatti più semplice supportare le realtà, commerciali o no, che forniscono servizi e informazioni utili alla comunità arcobaleno e offrire agli internauti un’esperienza di navigazione più inclusiva e sicura.

Secondo quanto annunciato, il 20% di tutte le entrate sarà donato a gruppi di supporto no profit e onlus LGBT+. I primi beneficiari inaugurali sono stati GLAAD e Center Link.

Gay-economy e nuove quote di mercato

Ora più che mai, la visibilità LGBT+, la connessione con la comunità e la distribuzione di informazioni sulla salute sono fondamentali. Siamo orgogliosi di amplificare la rappresentazione e promuovere l’orgoglio digitale condividendo ampiamente il .gay con il mondo “, ha affermato Ray King, CEO di Top Level Design. “Abbiamo già riscontrato un incredibile interesse e supporto da parte di aziende, piccole imprese, brand e personaggi pubblici LGBT+, con centinaia di nomi di dominio .gay registrati durante le nostre fasi di pre-lancio.

Già, perché se le riflessioni sulla promozione dei diritti civili sono importanti e prioritarie, attorno al dominio .gay vi sono ricadute economiche non indifferenti. Sono infatti molteplici gli investitori interessati al target di pubblico LGBT+, sempre più appetibile per la quota di mercato (non più tanto di nicchia) che negli USA smuoverebbe un giro d’affari di circa mille miliardi di dollari all’anno, contesa tanto da grandi aziende quanto da realtà più piccole.

In particolare, i settori più attivi in quella che è stata ribattezzata gay-economy sono la musica, o spettacolo, i viaggi, l’intrattenimento e l’high-tech. Si tratterebbe inoltre di un mercato in sicura espansione: sempre più nazioni al mondo si aprono ai mercati lgbt+, parallelamente ad una maggiore sensibilità dei governi nazionali verso i diritti civili.

Le misure anti-odio di .gay

Un sistema web che ha già creato i suoi anticorpi: chi attiverà il dominio .gay sarà sottoposto a una rigida serie di standard che dovrà mantenere per sempre, vietando molestie, incitamenti all’odio e la pubblicazione di contenuti anti-lgbt+. Gli utenti saranno infatti soggetti alla policy “Protezione dei diritti .gay“, che fornisce al registro del dominio la facoltà di rimuovere dal web i siti segnalati per violazione degli standard.

L’elenco completo dei primi utenti e dei siti in primo piano è disponibile su www.ohhey.gay. I primi utenti e acquirenti del dominio .gay evidenziati includono marchi come Grindr, piccole imprese come Perky Planet Coffee e gruppi no profit , come CenterLink.

Fonti: Businesswire, Startupitalia

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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