Sicuramente vi sarà capitato di scorrere tra le notifiche dei vostri social una struggente vignetta realizzata da Makkox (Propaganda Live, La7) di un bambino in fondo al mare. Sicuramente avete sentito parlare della storia di quel ragazzino del Mali affogato a largo della Sicilia e della sua pagella cucita nella giacca.

Sicuramente.

Almeno questo è l’auspicio.

Dopo aver visto quella vignetta toccante mi sono messo subito alla ricerca della sua storia, scoprendo che esiste una équipe di medici forensi che dedica il proprio lavoro anche a questo.

Cristina Cattaneo, che è antropologa forense e medico legale, docente universitario, ha studiato biologia, antropologia e paleopatologia in Canada e Inghilterra, prima di specializzarsi in medicina
legale a Milano. Attualmente dirige il Laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’Istituto di medicina legale dell’Università degli Studi di Milano, ha scritto questo libro assolutamente da non perdere: “Naufraghi senza volto” per Raffaello Cortina Editore.

Una moderna Antigone che dà degna sepoltura agli ultimi degli ultimi.

Copertina del Libro

LA TRAMA

Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Il libro racconta, attraverso il vissuto di un medico legale, il tentativo di un paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo.

Cristina Cattaneo

LA RECENSIONE

Naufraghi senza Volto non é affatto un libro semplice da leggere. Ho dovuto aprirlo a più riprese. Il coinvolgimento emozionale é molto alto.

Non é una storia con un finale felice. Potete benissimo immaginare quale sia il triste epilogo …. Il punto é un altro: il Diritto Umano di avere una identità.

Leggendo il libro, inoltre, si scoprono cose davvero interessanti che riguardano i flussi migratori che dall’Africa e dall’Asia spingono le genti a muoversi, vivendo un Esodo infernale di cui noi, nel vecchio continente, vediamo solo l’effetto finale.

La Cattaneo ha donato al mondo intero una testimonianza di grandissimo valore morale. Viene da pensare che questo libro sia una versione 3.0 di Antigone. La Cattaneo realmente dona degna sepoltura agli ultimi degli ultimi.

Forse il non conoscere i nomi e gli individui lava dalle nostre coscienze quanto sta accadendo. Generalizzare é la modalità più semplice per minimizzare i problemi. Difficilmente, qualunque essere umano, rimane freddo e gelido conoscendo Nomi e Cognomi delle altre persone, conoscere la loro storia, il loro vissuto. La Cattaneo ha condotto l’autopsia di moltissimi migranti scoprendo la loro provenienza e le loro speranze. La fotografia dei loro ultimi istanti di vita. Giovanissimi uomini che fuggono da paesi in cui vengono torturati o schiavizzati. Paesi in cui, però, forse un giorno vorrebbero tornare. Sono rimasto attonito nello scoprire che su moltissimi cadaveri siano stati ritrovati dei sacchetti di terra: la terra della loro patria. Nonostante siano patrie Matrigne la maggior parte di quei migranti sogna, un giorno, di poter tornare indietro. Oppure la storia del piccolo studente del Mali la cui madre aveva cucito addosso la pagella di scuola: la dimostrazione palese di voler informare i futuri adulti che si sarebbero presi cura del figlio che era un bravo studente. Dimostrare il valore dell’istruzione. Storie di uomini e di donne come noi che ambiscono semplicemente ad una vita migliore. Come noi.

Ho avuto la fortuna di poterla incontrare e di sentire dalla sua voce la sua testimonianza di scrittrice, ma prima ancora di Medico Forense. L’incontro avviene nel più assurdo dei posti, ci troviamo a lato di Villa Macherio ad Arcore. Proprio accanto alla casa di B.

I Morti sono più eloquenti dei vivi” precisa “i morti hanno il potere di avvicinare. Dei 40000 morti in mare solo la metà ha una identità!” La Cattaneo spiega puntualmente a cosa serva il suo lavoro “Durante le disgrazie é essenziale che si riconoscano i morti. Lo si fa per i vivi: dietro ogni persona deceduta esiste una famiglia, un mondo di affetti che non può e non deve rimanere nel limbo di non sapere cosa sia accaduto a un proprio caro. In tantissime occasioni mi sono ritrovata a dover identificare i cadaveri: morti senza volto italiani, uccisi o tragicamente scomparsi. Sempre é necessario ritrovare la famiglia di queste persone. Quando mi hanno chiamata per l’enorme sciagura accaduta, prima del 2013 e poi nel 2015, questo problema era difficile da risolvere. Nel Barcone naufragato nel 2015 c’erano i corpi di mille e più persone che da mesi erano sott’acqua. Identificarli é stata una sfida, ma la sfida più grande é stata rintracciare i parenti e i familiari”.

Ho appreso molto da questo lavoro. Ho capito che l’Italia, nonostante tutto é uno dei pochi paese che riesce a garantire questo Diritto Umano. Forse siamo i soli in Europa. Inoltre ho visto con i miei occhi il modo in cui queste persone viaggiavano. Addirittura nelle sentine ( la base della chiglia delle imbarcazioni dove scorrono le acque reflue) erano ammassati i corpi in orizzontale dei più piccoli. Mi chiedo cosa spinga questa gente a lasciare la propria casa, attraversare il deserto, passare anni nei campi di concentramento libici, subendo torture e poi imbarcarsi sopra questi barconi…”

Pone al centro del suo discorso un problema di Diritti Umani sancito anche nella Convenzione di Ginevra. “Identificarli é necessario anche ai fini legali. Pensiamo agli orfani. Mi é capitato di imbattermi nella storia di due bambini Sudanesi che erano stati lasciati dai genitori a degli amici che li avrebbero raggiunti dopo la “traversata”per l’Europa. Bhé questi genitori probabilmente sono deceduti in mare. Il fratello del padre in Canada e la sorella della madre in Svezia volevano assolutamente adottare i nipoti, ma non possono farlo poiché non esiste alcun certificato di Morte”

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