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Human Rights

“No alle barriere architettoniche. Si alla libertà di movimento”: i diritti dei disabili sono diritti umani

In questi giorni mi sono trovata spesso fra le mani la notizia della bimba disabile di Nola, Elena, di soli 9 anni, che lancia appello al rispetto dei disabili, sottolineando l’inciviltà dei cittadini. Il suo appello grida forte ai suoi compaesani e non solo: “Fatevene una ragione: noi esistiamo“.

Elena nella sua intervista parla di civiltà, educazione e rispetto. Cosa sono? Se non le abbiamo per le persone che non sono portatrici di handicap, figuriamoci se ci possiamo aspettare precauzione e attenzione per una persona che ha una disabilità.

Non si tratta di pena ma di comprensione. Non si tratta di ignorare il problema ma di pensare che forse al mondo esistono persone diverse da noi. Sono tante le forme di rispetto che si possono dimostrare nei confronti di un diversamente abile, qualsiasi sia la sua difficoltà, che sia cieco, ipovedente, abbia difficoltà di deambulazione, sia su una carrozzina, abbia il girello perché anziano e così via. Infinite sono le casistiche che fanno rientrare in una disabilità per la quale necessitiamo di accessibilità

Accessibilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di raggiungere unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire di spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.

Senza pensarci ci troviamo ogni giorno, ogni minuto, davanti ad un ostacolo che per noi è facilmente superabile ma che potrebbe essere invalicabile per la persona accanto a noi. Un gradino troppo alto senza lo scivolo, una macchina parcheggiata di traverso in corrispondenza delle strisce di attraversamento pedonale, una bicicletta legata ad un palo che occupa mezzo marciapiede, un parcheggio vicino ad un posto per invalidi senza rispettare le strisce gialle in terra che servono per il carico scarico della carrozzina e per consentire di aprire tutto lo sportello per facilitare l’accesso alla vettura. 

Sono quei piccoli gesti che sul momento ci sembrano irrilevanti ma, nello stesso momento in cui ce ne freghiamo, vanno a ledere la libertà del prossimo che potrebbe avere difficoltà motorie. Ma la stessa difficoltà la può riscontrare anche semplicemente una mamma con un passeggino. È proprio vero, fino a quando non ci troviamo noi nella difficoltà non la prendiamo in considerazione. Ad esempio un gesso, una stampella, una carrozzina anche se momentanea.

La città non è sempre accessibile e i cittadini non fanno niente per facilitare e andare incontro a queste difficoltà. Se ne fregano.

Quanti di noi per andare a ritirare una cosa in un negozio o prelevare al bancomat magari si sono appoggiati sullo scivolo delle strisce in prossimità di un incrocio. Quanto quelle stesse persone si sono poste il problema che magari stanno ostacolando, anche se per poco, la libertà di movimento di un’altra persona. Però, quando magari siamo noi parcheggiati regolarmente e ci blocca una macchina in doppia fila, ci arrabbiamo e ci attacchiamo al clacson inviperiti perché siamo bloccati dall’egoismo del prossimo. Ecco. Riflettiamo. Eppure il disabile non ci fa la fiancata con la chiave anche se ne avrebbe diritto. No. Ci scansa, trova la soluzione, con difficoltà ma la trova. Rassegnato davanti alla indifferenza umana.

L’accessibilità in Italia si fonda sulla Costituzione, ma la normativa che disciplina l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche è la Legge 13/89, che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l’accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici“.

Ecco. Se le normative e i comuni si impegnano per rispettare e adempiere al loro dovere, mettendo la città in condizione di non essere ostacolo perché, come per tante altre cose, ciò non deve accadere per l’inciviltà dei cittadini stessi? Siamo noi il nostro sgambetto. Non si deve arrivare ad avere un problema per pensare a certe questioni, un pelo di sensibilità e di altruismo sarebbe una svolta. Non intralciare il prossimo per il proprio egoismo. Non ostacolare la libertà altrui se non si vuole sia ostacolata la nostra. 

Chi come me è di Firenze, non può non ricordare la campagna di sensibilizzazione della Onlus “#vorreiprendereiltreno” fondata nel Gennaio 2015 da Iacopo Melio (attivista per i diritti umani e civili) che ad oggi è diventata un punto di riferimento nazionale per la disabilità. Anche lui ha voluto portare l’attenzione su un tema molto delicato e lo ha fatto anche attraverso un video contro le barriere architettoniche cantato sulla falsa riga di «Vengo anch’io, no tu no» di Jannacci. Rivisto e corretto, dal titolo: «Canto anch’io» da Lorenzo Baglioni che è diventato boom virale.

Se il posto con il contrassegno invalidi è libero non è per farti pagare la bolletta o comprare le sigarette.

Lo spazio intorno al parcheggio per disabili non è colorato di giallo per un arredamento cittadino, ha un significato.

Il semaforo che emette segnale sonoro quando è verde e puoi attraversare, non fa rumore perché chi lo ha progettato ama la musica techno.

Lo scivolo dei marciapiedi non è fatto per non farti cadere mentre scrivi su whatsapp e stai camminando.

Gli adesivi neri in cima agli scalini non sono per provare le suole delle scarpe.

Le pulsantiere basse negli ascensori non sono per farti fare una serie di squat.

Le voci nell’ascensore che ti dice il piano non è per farti sentire meno solo nel tragitto.

I tasti delle pulsantiere non hanno i pallini sopra per farti il solletico.

Le cose spesso hanno una motivazione se sono state fatte così. Ve lo siete mai chiesto? Io per motivi di lavoro ho fatto il corso di accessibilità con Village for All nelle strutture ricettive e vi posso assicurare che sono infiniti problemi e infinite necessità per abbattere gli ostacoli. Ma non ci possiamo neanche immaginare quanto possa essere difficile per loro affrontarle ogni giorno.  Fa sorridere come, a livello cittadino, ci si preoccupi della fruibilità dei servizi per persone che non hanno difficoltà motorie (vedi piste ciclabili nuove di zecca) e poi siano tralasciati problemi molto reali e molto frequenti ma che vengono ignorati come non ci fossero. Tavolini di bar in mezzo al marciapiede. Spazzatura buttata a intralcio, transenne dimenticate da vecchi lavori in corso finiti da mesi. E sono solo alcuni esempi della sciattezza e della distrazione dei cittadini.

Cecilia Del Re – Assessora Sviluppo economico e turismo, fiere e congressi, marketing territorialeComune di Firenze

Ognuno nella propria città avrà riscontrato alcune di queste situazioni o magari ne ha ancora di diverse, tutte hanno il minimo comune denominatore: indifferenza del prossimo. A Firenze, presentato dall’assessore Cecilia Del Re, è arrivato il kit “Passepartour – per chi visita Firenze in sedia a rotelle”, realizzato in collaborazione con la startup fiorentina Kinoa, (3 Aprile 2019). Quattro itinerari per un turismo senza barriere, una mappa del centro storico con percorsi per la completa autonomia. Oltre a questo meraviglioso impegno da parte del Comune, per aiutare il turista in sedia a rotelle, per gli altri cosa è stato fatto? Speriamo ci sia una sensibilizzazione anche fuori dal centro storico, rivolta agli abitanti della città dato che non è composta solo da turisti, ma anche dai fiorentini stessi che vivono o vorrebbero vivere la loro Firenze.

Apriamo gli occhi e come dice Elena “Facciamo funzionare il cervello”, il mondo non finisce ai nostri piedi.

Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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