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“No LGBT, no disabili, no daltonici e normopeso”. In Indonesia si cercano impiegati “normali”

JAKARTA – L’ufficio del procuratore generale dell’Indonesia è stato condannato dalla commissione nazionale per i diritti umani per discriminazione.

I 74 ministeri e agenzie statali indonesiane, insieme a 467 amministrazioni locali, hanno iniziato a assumere nuovi candidati per i dipendenti pubblici questo mese. Una chiara indicazione sul sito web della procura, nella sezione relativa alle posizioni lavorative da ricoprire, vietava la candidatura, tra le altre cose, alle persone LGBT per “deviazione dell’orientamento sessuale

L’Indonesia, il paese a maggioranza musulmana più popoloso del mondo, ha visto negli ultimi tempi una crescente ostilità statale e pubblica nei confronti della comunità LGBT.

Il sito web della procura, nell’elencare i criteri per i candidati, dichiarava che l’incompatibilità al lavoro di persone affette da “disturbi fisici o mentali, comprese deviazioni dall’orientamento sessuale e deviazioni comportamentali“. Il portavoce dell’ufficio del procuratore ha dichiarato di “volere solo persone normali“, aggiungendo che “Tutte le religioni proibiscono ancora quel tipo di atto“, specificando che i candidati alla carica di pubblico ministero avrebbero dovuto dimostrare forza e professionalità. Caratteristiche evidentemente compatibili con una “devianza sessuale“.

Ma non solo gay, lesbiche e persone transessuali sarebbero state escluse dal bando, anche cittadini daltonici, tatuati, dotati di piercing o dal peso fuori norma.

La Commissione nazionale per i diritti umani (Komnas HAM) ha affermato che le restrizioni rappresentano una violazione dei diritti umani, in quanto “Tutti dovrebbero essere in grado di svolgere il proprio lavoro senza prestare attenzione ai propri orientamenti sessuali o alle proprie identità di genere“.

discriminazione

L’omosessualità non è considerata un crimine in Indonesia, tranne nella provincia islamica ultra-conservatrice di Aceh, anche alcuni gruppi religiosi hanno chiesto che venisse bandito. Molti membri della comunità LGBT, per queste ragioni, rifiutano di manifestare liberamente il proprio orientamento sessuale.

A settembre, Arus Pelangi, un gruppo di difesa LGBT, ha riferito di oltre 1.800 casi di persecuzione di indonesiani gay tra il 2006 e il 2017. Lo scorso anno, una città indonesiana nel Sumatra Occidentale ha approvato una legge per comminare a persone gay e transgender fino a 1 milione di rupie di multa ($ 70) per comportamenti che potrebbero “disturbare l’ordine pubblico” o essere considerati immorali.

Ma quella contro la procura è solo una delle battaglie da vincere per assicurare un completo e indiscriminato accesso al lavoro: il Ministero della Difesa indonesiano proibisce addirittura alle donne in stato di gravidanza di candidarsi per qualunque carica lavorativa.

Tre anni fa, il governo indonesiano aveva posto un veto sulla partecipazione di giovani esponenti della comunità lgbt per un contest di “Giovani ambasciatori creativi“, i cui requisiti richiesti erano “la sanità fisica e mentale, e nessun coinvolgimento nella promiscuità e nel comportamento sessuale deviante“. L’esclusione aveva fatto notizia perché, in quel caso, la comunità lgbt era stata bandita al pari dei cittadini tossicodipendenti.

Fonte: channelnewsasia, reuters

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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