Questa settimana ho lo spiacere di recensirvi uno dei libri al top nelle classifiche di vendita in Italia, solo in Italia. Menomale.

“Non mi avete fatto niente” di (forse) Fabrizio Corona edito da Mondadori.

Fenomenologia psicomagica di avvicinamento al prodotto editoriale.

Qualche settimana fa, in una grande libreria in Brianza , ero in compagnia della mia super amica Cristina. Rimembrando il nostro periodo romano, ci tornò alla mente di quando, leggendo Jodorowsky , facevamo gesti psicomagici per le vie della Capitale.

Come non poter replicare la gaudente attività?

Per farla breve, mi propose di scegliere alla cieca un libro dopo aver ruotato su me stesso cinque volte, di comprarlo, leggerlo e recensirlo.

E così feci. Inciampando su una catasta BUR e i grandi Classici, planai come un boing sulla torre delle novità in libreria.

Ed ecco come, purtroppo, sono qui a scrivervi di questa orripilante perdita di tempo.

LA TRAMA

In un’aula bunker del tribunale di Milano c’è un magistrato che attacca, un giudice con in mano una penna che ha il potere di decidere: sbarre o libertà. Poi c’è Fabrizio Corona che sorride e urla: “I miei soldi me li sono guadagnati in modo onesto. Vergogna. Non torno in galera per due stronzate dette in tv e i soliti reati fuffa!”. Dopo ben sei carcerazioni l’uomo più discusso d’Italia sta aspettando di capire come finirà la sua ennesima partita con la giustizia. Prima di scoprirlo ha deciso di mettere nero su bianco tutti i segreti – o meglio i misteri – legati ai suoi ultimi, travagliati, feroci anni. Corona si leva il cerotto dalla bocca e parla di tutto: rapine subite e malavita, sequestri e denunce, arringhe e odio, calciatori e cacciatori di denari, soldi rubati e tradimenti, ingiusta giustizia e politica, regole e regolamenti di conti fuori e dentro la galera, carcere e lacrime, dolore e amore, come quello per suo figlio Carlos Maria che ha chiesto al papà di poter essere presente in questo libro con una lettera aperta, molto toccante, in cui spiega chi è per lui quel padre che ha sempre chiamato solo “Fabrizio”. In queste pagine Corona svela il perché del suo addio a Silvia Provvedi, la donna che per tre anni lo ha accudito tra carcere e arresti domiciliari, senza mai allontanarsi e che, a un certo punto, lui ha cominciato a odiare, dubitando di lei e non solo. E perché allora quelle scuse in diretta tv, scuse tra l’altro mai accettate, respinte, rifiutate con forza dalla ragazza. Perché? Che cosa c’è dietro e dentro a questa storia che non era più una storia d’amore ma di intrecci pericolosissimi per la vita di Fabrizio? E ancora: Corona racconta cosa si cela realmente dietro al litigio con Ilary Blasi, consumato davanti alle telecamere e trascinatosi, per i magistrati, in un’aula di tribunale senza nessuna denuncia! “Solo in Italia succede questo. O forse solo con me”, sbraita Corona. E quali sono oggi i suoi reali rapporti con Francesco Totti? Un suo, inaspettato, amico… E sempre inaspettatamente ecco citati anche i “Ferragnez” nel racconto di un Natale trascorso con Fedez e di un rapporto d’amicizia poi interrotto per una rissa tra i due, mai raccontata prima, a causa di un motivo eclatante. Fabrizio, scrive tutto, scrive la sua verità. Anche a proposito della sua love story con Asia Argento, consumatasi nell’arco di poche settimane. Amore o business tra i due? Ogni dubbio… non sarà più un dubbio…

Fabrizio Corona che interpreta un banco delle Scuole Medie

LA RECENSIONE

Ammetto che avevo solo qualche nozione base sull’autore , anzi no, colui che ha firmato il prodotto editoriale, quindi, in realtà, non avevo pregiudizio alcuno sul Signor Corona.

Le uniche cose che sapevo di lui erano le seguenti cose leggibili anche in ordine sparso: paparazzo, Nina Moric, ricatti, banconote trovate nel sottotetto e qualcosa che riguardava una capsula dentale saltata in diretta tv.

Ammetto la mia ignoranza sulla biografia dell’autore.

Rimpiango, poi, il momento in cui ho googlato il suo nome per capire chi meglio fosse.

Potevo farne beatamente a meno!

Il libro è leggibile in un pomeriggio o poco più. Le vicissitudini narrate con un linguaggio aulico come i versi quotidianamente pronunciati nel porto di Ortona a fine turno, sono godibili come lo stridire magnetico delle unghie sulla lavagna d’ardesia.

Partiamo per gradi.

Il Signor Corona impolpa le pagine di aneddoti di vita vissuta, millantando vittimismo del bullo punzecchiato.

La parte ambientata nelle Patrie Galere all’inizio sembra quasi avvincente, ma poi il baratro: la vita in carcere vissuta nell’attesa della sua redenzione. Qui poteva snocciolare autentiche perle da bad boy o da redento galeotto, ma alla fine il risultato è una inutile giagulatoria vittimista che ti porta a domandarti: “Ma perchè sto leggendo questo?”

Ma veniamo alla parte ghiotta, cicciosa e circonfusa di tentata istigazione alla scopofilia del lettore: le donne, le sue donne. Personalmente trovo angosciante il modo in cui quest’uomo abbia il coraggio di descrivere rapporti sessuali. Se l’intenzione era quella di apparire macho, il risultato è l’opposto: solo un uomo piccolo piccolo può vantarsi in quel modo, scrivendo nero su bianco, l’elenco convulso di amplessi avvenuti con starlet da periodici da sala d’attesa. Discorsi da bar fatti con avventori sconosciuti, tipici delle peggiori bettole della periferia nord di Foggia, sono stati editati, scritti e il Signor Corona vuole farci credere che siano veri. Emerge dalle sue abbondanti copulazioni che in realtà delle donne, forse, interessa solo la carne.

Continuo a chiedermi perchè grandi case editrici scelgano volutamente di dare ampio spazio a questo tipo di argomentazioni, a questo tipo di personaggi che nei paesi civili verrebbero appellati senza mezzi termini come Farabutti.

L’intento palese è forse quello di riabilitare il personaggio Corona e renderlo più simpatico, tuttavia, dopo aver letto queste pagine, credo che l’intera operazione sia la minuziosa descrizione del profilo di una persona con disturbi narcisistici mai trattati. Insomma, una porcheria.

Il signor Corona forse ha esaurito il suo budget e, con molta probabilità, sta cercando di tenersi a galla in tutti i modi sventando l’ineluttabile destino del lavoro nei campi. In Groenlandia.

Questo prodotto editoriale sicuramente è il regalo adatto da potetr fare ad una persona sicuramente non cara. Le mascalzonate del borioso rospo saranno sicuramente gradite alle arcigne suocere ossessivo compulsive di cui è disseminata la penisola.

Quanto a Cristina: il consiglio bibliografico della settimana è “Memorie delle mie Puttane tristi” di Gabriel García Márquez.

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