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Spettacolo

Nuovi criteri per il Miglior Film all’Oscar nel segno dell’inclusività (ma non cambierà nulla)

Nuovi standard inclusivi dovranno soddisfare i criteri di assegnazione per la statuetta più ambita degli Academy Awards, il Miglior Film, a partire dal 2024.


Lo scorso Martedì, l’Accademia delle arti e delle scienze cinematografiche ha annunciato nuovi parametri di inclusione che dovranno essere rispettati per essere idonei a concorrere nella categoria più prestigiosa assegnata nella notte delle stelle, per “incoraggiare una rappresentazione equa dentro e fuori dallo schermo al fine di riflettere meglio la diversità del cinema. pubblico“, secondo il comunicato stampa rilasciato.

I quattro standard per l’Academy Best Picture

Dalla 96° notte degli Oscar, che si terrà solo tra quattro anni, nel 2024, i lungometraggi in lizza per il miglior film dovranno soddisfare almeno due standard su quattro – tra quelli previsti – per essere considerati idonei.

Questi quattro standard attraversano tutte le fasi di realizzazione del film, dalla scrittura alla distribuzione.

Lo standard A (RAPPRESENTAZIONE SULLO SCHERMO, TEMI E NARRAZIONI), ad esempio, richiede che un film presentato per la massima categoria abbia almeno uno degli attori principali o di supporto appartenenti a gruppi razziali o etnici sottorappresentati; oppure che il 30% di tutti gli attori in ruoli secondari o minori appartengano a gruppi sottorappresentati; oppure avere una trama, un tema o una narrazione principale incentrata su una minoranza generalmente sottorappresentata.

Per essere più chiari, per gruppi razziali o etnici si intendono asiatici, ispanici, afroamericani, nativo americano, mediorientali; nordafricani; nativi hawaiani o da altra isola del Pacifico, altra razza o etnia sottorappresentata.

Per gruppi sottorappresentati in generale invece si intendono: donne, gruppo razziale o etnico (vedi sopra), LGBTQ, persone con disabilità cognitive o fisiche, non udenti o ipoudenti.

Non a tutte le pellicole proposte per il miglior film dovranno per forza di cose raggiungere i succitati obiettivi, perché vi sono altri tre tipi di standard (e, ricordiamo, sarà sufficiente onorarne due).

Lo Standard B si concentra su LEADERSHIP CREATIVA E FILM: almeno due delle seguenti posizioni di leadership creativa e capi dipartimento (direttore del casting, direttore della fotografia, compositore, costumista, regista, montatore, parrucchiere, truccatore, produttore, scenografo, scenografo, audio, supervisore degli effetti visivi, sceneggiatore) devono appartenere ad un gruppo sottorappresentato; oppure almeno sei altri membri della troupe del film (esclusi gli assistenti alla produzione) devono provenire da un gruppo etnico o razziale sottorappresentato; almeno il 30% della troupe del film deve provenire da un gruppo sottorappresentato.

Lo standard C è incentrato su ACCESSO AL SETTORE E OPPORTUNITA’ NELL’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA, richiedendo che il film offra opportunità di apprendistato retribuito e stage a gruppi sottorappresentati o opportunità di formazione e sviluppo di competenze per la crew, sempre appartenente ad un gruppo sottorappresentato.

Lo standard D, PUBBLICITA’ E DISTRIBUZIONE, richiede che il marketing, la pubblicità e la distribuzione di un film abbiano più dirigenti senior interni di gruppi sottorappresentati.

I film nelle categorie di lungometraggi speciali (lungometraggi d’animazione, documentari, lungometraggi internazionali) presentati anche per il miglior film saranno esaminati separatamente. Pertanto, un film italiano potrebbe essere candidato a miglior film indipendentemente dai nuovi standard, validi solo per i film prodotti negli Stati Uniti.


Richiedere ai futuri candidati al miglior film di raggiungere due di queste quattro categorie, secondo l’Academy, “un catalizzatore per un cambiamento essenziale e duraturo nel nostro settore“, hanno dichiarato in una dichiarazione il presidente dell’Academy David Rubin e il CEO dell’Academy Dawn Hudson.

Il premio per il miglior film, che viene assegnato ai produttori, è l’unica categoria per la quale ogni membro dell’Academy può votare. Tutti gli altri premi, invece, sono assegnati da chi possiede i necessari requisiti di idoneità.

Le reazioni

La reazione su Twitter dei nuovi vincoli per la categoria Miglior Film si sono succedute con rapidità e grande varietà di punti di vista, generando dibattiti tra chi denuncia un fastidioso effetto politically correct e chi invece assicura che i nuovi standard non andranno lontano.

Come riferisce USATODAY poco dopo l’annuncio, l’attrice Kirstie Alley (la famosa protagonista di Senti chi parla?) si è opposta alle riforme, definendo l’annuncio dell’Academy “una disgrazia” e Richard Grenell, ex direttore ad interim dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti, ha stroncato la riforma twittando che “Non si tratterà più del miglior film, ma del film più politicamente corretto

Ma ci sono anche pareri positivi, come quello della montatrice Catherine Haight (nominata agli Emmy per Transparent). “Raggiungere due di queste qualifiche non è davvero difficile. Si può avere un cast maschile bianco cis con un regista maschio bianco cis, e incontrarlo ancora con il tuo dipartimento marketing e, vediamo, i capi del tuo reparto trucco e capelli. Sto leggendo questo, è sbagliato? ” ha twittato.

A giugno, in mezzo alla conversazione nazionale sul razzismo scatenata dalla morte di George Floyd, l’Accademia aveva annunciato ampi piani volti a promuovere rapidamente le sue iniziative di diversità e inclusione, inclusa la definizione della migliore categoria di immagini a 10 candidati, piuttosto che un numero fluttuante, a partire con la cerimonia degli Oscar 2021.

candidature oscar 2019

Cambiare tutto affinché nulla cambi?

Mentre il mondo di internet si indigna considerando solamente i parametri a e b, l’idea è che l’Academy abbia operato una riforma sindacale più che imposto standard creativi. La diversificazione di Hollywood passa anche attraverso la pluralità di spunti, tecniche e preparazione di chi compone una delle più grandi industrie d’America.

I cambiamenti sono una nuova fase degli sforzi in corso dell’organizzazione, noti come “Academy Aperture 2025“, annunciata nello scorso mese di giugno per affrontare i problemi di equità e diversità all’interno dell’Academy.

Gli Oscar (e Hollywood) sono stati a lungo criticati per non essere stati spesso all’altezza di raffigurare le minoranze etniche e sociali (ricordiamo che il primo Oscar per la migliore attrice protagonista assegnato ad un’afrodiscendente risale solo al 2001 con Halle Berry), tanto da meritarsi l’hashtag #OscarsSoWhite. L’organizzazione ha risposto estendendo l’adesione a gruppi più ampi di registi negli ultimi anni. Alla cerimonia di quest’anno, il film sudcoreano “Parasite” è diventato il primo film in lingua straniera a vincere il miglior film, una pietra miliare che molti hanno visto come segnale di progresso per l’istituzione. Tuttavia, quella stessa notte, l’attrice britannica Cynthia Erivo era l’unica persona di colore tra i 20 candidati alla recitazione.

Se consideriamo le pellicole vincitori per il Miglior Film negli ultimi anni (Parasite, Green Book, La forma dell’acqua, Moonlight) è facilmente intuibile che questa strada di inclusività e rappresentazione della diversità è già stata di fatto intrapresa dall’Academy. L’impressione, però, è che l’impatto di questa sul grande pubblico sarà pressoché nulla. Si contano a centinaia le persone che lavorano nelle grandi produzioni americane, e alcuni dei criteri previsti sono così deboli che l’idea (di certo non remota) che già naturalmente si crei un pluralismo etnico nella crew di una produzione in profumo di Oscar (in una società multirazziale come quella statunitense), sgonfia di fatto la polemica creativa, quella suprematista e il click baiting sul nascere.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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