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Human Rights

Offesero docente gay su Facebook: condannati per diffamazione a Siena

Francesco Giusti e Paolo Benini (foto Il fatto quotidiano)

Giustizia è fatta per il prof. Francesco Simoni, il 47enne docente di Siena diffamato sui social network con commenti omofobi.


Nel giugno del 2018 una foto del prof. Simoni, che insegna a Montevarchi (Arezzo), era stata postata su Facebook – senza autorizzazione – e commentata da alcuni esponenti della destra senese, come l’ex segretario ed esponente di punta della Lega a Siena, Francesco Giusti, e l’attuale assessore allo Sport e all’Università del comune leghista, Paolo Benini (all’epoca dei fatti non presente in giunta).

Nella foto, Simoni camminava per le vie del centro di Siena a torso nudo e con le ali d’angelo, diretto al Toscana Pride. Ne sono scaturiti commenti di basso tenore e un umorismo da terza media che oggi hanno portato a una condanna per diffamazione aggravata per cinque persone.

Reagire al bullismo omofobico

Farà coccodè?” si è chiesto Giusti, autore del post, nella didascalia. In mezzo agli interventi degli altri utenti, perlopiù offensivi (“Ma la figa no?” si è chiesto qualche esemplare di puro maschio italico), sono comparsi anche quelli dell’attuale assessore Benini, di professione medico chirurgo e neurologo: a un utente che, del tutto a sproposito, parlava di “disorientamento mentale”, ha risposto pubblicando la foto della copertina del Dsm-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

francesco giusti post omofobo
Il post omofobo di Francesco Giusti.

I commenti non sono piaciuti a Simoni, che in un’intervista al quotidiano fiorentino La Nazione si è così difeso dall’attacco omofobo: “In passato sono stato vittima di bullismo: era una cosa che avevo archiviato, pur trovando sempre la forza di reagire. Bene, anche stavolta ho reagito. E riguardo al mio outfit – ha dichiarato Simoni – lo considero molto morigerato visto l’obiettivo di testimonianza rivolta a chi non ha partecipato alla manifestazione per timore o paura. L’invito è di non vergognarsi di quello che si è. Ho partecipato e parteciperò sempre al Toscana Pride come a tutti gli altri Pride.»

Il pm di Siena, Niccolò Ludovici, aveva chiesto l’emissione del decreto penale di condanna al pagamento complessivo di 516 euro ciascuno, ma cinque indagati si sono opposti. A fine febbraio si è tenuta la prima udienza che ha portato, oggi, alla condanna in primo grado e al risarcimento con una multa di 900 euro ciascuno ed una provvisionale di 3mila euro per risarcimento danni, oltre al pagamento delle spese legali.

Nota di colore: Giusti sembrerebbe essere solito a provocare flame – decisamente poco divertenti -sui social network: nel 2015 fu costretto alle dimissioni da segretario dopo aver lasciato un commento misogino (“Più pomp…. Meno articoli”) sotto ad un articolo ricondiviso su Facebook da Selvaggia Lucarelli.

Simoni: “Oggi insultare è un reato”

Ho vinto!” ha esclamato su fb Simoni commentando la sentenza. “Due anni fa fui fotografato per strada mentre andavo al Toscana Pride di Siena. Denunciai tutto alla magistratura, quando seppi questi fatti. Oggi il giudice mi ha dato ragione ed ha condannato 5 di coloro che si sono resi responsabili di quella diffamazione. Andavo al Toscana Pride e fui insultato. Oggi è stato detto che non si può fare, che questo è un reato penale. Tutto questo è stato detto in un processo, da un giudice. Non è una vittoria soltanto per me, ma sopratutto per tutte le persone, in gran parte giovani, intimidite e impaurite da chi tiene comportamenti omofobi, costrette a nascondersi, al silenzio”.”

Arcigay Siena “Sentenza storica, scandalosa la difesa”

Una vittoria per tutti, anche per il Movimento Pansessuale – Arcigay Siena, che attraverso la sua portavoce Greta Sartarelli ha espresso la sua soddisfazione nei confronti della sentenza, definendola “storica”: Si conferma che l’omofobia non è un’opinione e che insultare le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, intersex e asessuali è reato”. Il rammarico è riservato tutto alle argomentazioni della difesa, ritenute “scandalose“: “Si è strenuamente sostenuto che gli insulti omofobi diretti al professor Francesco Simoni, a cui va la nostra solidarietà, fossero frutto della goliardia caratteristica dell’ambiente universitario senese. Ancora più grave, è che si sia tentato di minimizzare l’accaduto, negando il movente palesemente omofobico dei commenti,  raccontando tutta un’altra storia. Si è addirittura arrivati a sostenere che gli imputati non fossero al corrente che quel giorno a Siena ci fosse il Toscana Pride e che Francesco Simoni vestito da angelo non fosse diretto alla parata, solo perché lontano da Piazza del Campo e che il suo abbigliamento violasse le regole di decoro urbano e urtasse la sensibilità di un padre di famiglia quale era uno degli accusati poi condannati.

NOTA STAMPA – Sentenza storica a Siena. L’omofobia non è un’opinione, è violenza Greta Sartarelli, presidente di…

Pubblicato da Movimento Pansessuale | Arcigay Siena su Mercoledì 23 settembre 2020

Vittoria, ma una legge seria non può più aspettare

Anche in assenza di una legge contro l’omotransfobia, la magistratura italiana sta dimostrando di essere sempre più attenta e intransigente nel punire gli episodi di intolleranza e incitamento all’odio lgbt, anche a mezzo social. Come non ricordare, infatti, la condanna di Giuseppe Cannata, ex vicepresidente del consiglio comunale di Vercelli, obbligato a risarcire la sede Arcigay locale, o quella del gruppo di militanti neofascisti di Cesena che inscenarono un funerale in concomitanza di un’unione civile?

Questo, però, non deve far pensare che il sistema giudiziario non abbia bisogno di una legge contro l’omofobia. Sono ancora deboli gli strumenti a carico della magistratura per procedere contro episodi di violenza e intolleranza nei confronti delle persone LGBT+. Fino a che la Legge Zan non arriverà a destinazione, bisogna avere il coraggio di denunciare, esporsi e manifestare pubblicamente che la nostra dignità non è negoziabile con alcun compromesso e alcuna goliardata.

Fonti: Sienanews.it, Gazzetta di Siena, Il Fatto Quotidiano


Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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