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Orbán come Putin, in Ungheria si vuole vietare la propaganda LGBT+ in Costituzione

Nella sua ostinata politica contro la comunità LGBT+, è sempre più evidente che il governo di Orban voglia emulare le gesta omofobiche della Russia di Vladimir Putin: l’ultima novità riguarda il divieto di “propaganda di genere” che la maggioranza vorrebbe addirittura sancire in costituzione “‘per proteggere i bambini”, come riferito giovedì dal vice primo ministro Zsolt Semjen.


Perché la vita privata non è sufficiente per le persone omosessuali, perché vogliono il riconoscimento ufficiale?” ha dichiarato Semjen in un’intervista a Demokrata, periodico filogovernativo ungherese.

Il partito nazionalista Fidesz del primo ministro Viktor Orbán, insieme con gli alleati politici del piccolo partito democristiano KDNP, hanno apertamente manifestato l’ostilità nei confronti della comunità LGBT+ dal terzo mandato all’esecutivo, cominciato nel 2018.

Lo scorso maggio, il governo ha vietato il cambio di genere nei documenti personali in base al genere riconosciuto, accettando solo quello indicato alla nascita, e recentemente ha anche messo in discussione i libri per bambini che ritraggono positivamente la diversità.

Proprio questo divieto di modifica del nome legale ha consentito ad una coppia di donne transgender di convolare – a norma di legge – a giuste nozze la scorsa settimana.

Zsolt Semjén ungheria
Zsolt Semjén / Facebook

Orban contro la narrativa “gender”

Secondo quanto riportato da Reuters l’8 ottobre, il governo nazionalista ungherese avrebbe condannato un libro di favole per bambini scritto da un collettivo di autrici lesbiche, bollandolo come “propaganda omosessuale” e minacciando di vietarne la vendita.

Il libro “Meseorszag mindenkie” (“Una fiaba per tutti“), pubblicato a settembre dall’Associazione Labrisz, ha scatenato un feroce dibattito pubblico in Ungheria, dove i segnali di intolleranza nei confronti delle persone LGBT+ vanno incrementandosi di giorno in giorno.

Durante una conferenza stampa, un politico del partito di estrema destra Mi Hazánk Mozgalom ha stracciato le pagine del libro bollandolo come “propaganda omosessuale”: le stesse parole sono state utilizzate qualche giorno dopo anche dal capo di gabinetto del primo ministro Orbán Gergely Gulyas. “L’identità sessuale è una questione privata” ha tuonato contro la stampa, sottolineando che la stessa non si dovrebbe mai manifestare nei confronti dei bambini, perché ciò equivarrebbe “a metterli in pericolo”.

Dorottya Redai, responsabile del progetto con l’editore, aveva rispedito al mittente le accuse di aver recato danni ai bambini, condannando anzi la “propaganda di odio” dei politici.

Le prime 1.500 copie del libro, che contiene 17 storie con personaggi di varie estrazioni sociali, sono state rapidamente esaurite, e l‘Associazione ungherese degli editori e dei librai ha denunciato il clima di minacce a incitamento all’odio verso chi ha venduto il libro per bambini, lanciando un monito contro governo e detrattori chiedendo di “lasciare stare le librerie”.

Verso le elezioni del 2022

La comunità LGBT+ teme di diventare diventare il prossimo obiettivo di attacchi politici concertati in vista delle prossime elezioni, che si terranno nel 2022, esattamente come il partito al governo polacco ha reso il contrasto “all’ideologia LGBT+” un argomento chiave nella sua recente campagna elettorale.

Bulcsu Hunyadi, analista del think tank Political Capital, ha affermato che il governo è intervenuto nell’affaire del libro per impedire all’estrema destra di farne una lotta di bandiera, ma risulterebbe improbabile l’esasperazione della sua posizione anti-LGBT+ nella misura in cui si è visto in Polonia prima delle elezioni parlamentari del 2022 .


La società ungherese è molto più laica e più accogliente nei confronti delle persone LGBT rispetto a quella polacca“, ha detto. “Potrebbero esserci alcune mosse politiche, ma non credo che Fidesz costruirà una campagna elettorale attorno al problema.

Nonostante le rassicurazioni di Hunyadi, i portavoce di governo sembrano non avere alcun dubbio su quale direzione intraprendere per fare leva sull’elettorato medio conservatore: durante la conferenza stampa di giovedì, Semjen ha ribadito che le coppie omosessuali “Non dovrebbero essere chiamati famiglia, perché questa è una nozione sacra“, ha detto. “Non dovrebbero adottare bambini, perché il diritto dei bambini a uno sviluppo sano è più forte del bisogno delle coppie omosessuali di avere un figlio”.

La legge contro la “propaganda LGBT+” è stata adottata in Russia nel 2013 e ha avuto come conseguenza il divieto di organizzare Pride cittadini, circostanza che ha portato all’arresto di decine di attivisti omosessuali.

fonte: Reuters

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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