È ormai tradizione consolidata della community “Bearslicious – Gli Orsi della Porta Accanto” quella di chiamare a raccolta i propri membri per abbattere le barriere virtuali e riflettere nel reale quel bisogno di dialogo che distingue un animale “social” da uno “sociale”.

A pochi giorni dalla cena di Padova, che avrà luogo il prossimo 21 luglio, abbiamo chiesto a Salvatore Borelli, founder della community, di fare un bilancio degli eventi finora realizzati e di parlarci di quelli ancora in cantiere.

Le Cene Bearslicious, oltre ad essere un’occasione di ritrovo e aggregazione davanti ad un buon piatto di pasta, sono sempre state anche un momento di riflessione e condivisione di esperienze. In che modo?

Nel segno della “rottura”. Rottura intesa come la messa in discussione critica della lettura di una relazione. Sembrerà strano, ma a tavola, a parte i primi minuti che vorresti mangiarti tutto ciò che è commestibile, si crea quel momento di vicinanza e tutti ci ritroviamo a guardarci inevitabilmente negli occhi.

Ciò che succede è sempre nuovo, intenso.

L’esigenza di affrontare tematiche importanti si è poi sviluppata nei laboratori pomeridiani. Da “Corpi” di Roma, in Aprile, si è arrivati a “Isoleincluse” di Catania. Cosa è accaduto in questi laboratori?

Prima di dirti cosa sia successo, mi piacerebbe capire cosa si sia innescato prima nei pensieri dei partecipanti per decidere di scegliere, le loro aspettative. Per alcuni ci vuole un gran coraggio. Oggi mettersi in discussione è più facile a parole che fatti.

Cosa accade nei laboratori? Beh alcune cose si possono dire, altre sono frutto del segreto intimo che contraddistingue ogni lavoro di gruppo. Posso dirti che in diversi partecipanti questa esperienza ha innescato la volontà, il desiderio di guadare con occhi diversi la comunità di cui si fa parte proprio perché rappresenta lo specchio della nostra identità e suggerisce una presa di coscienza reale sul panorama attuale.

C’è stato un momento, negli incontri, che ti ha particolarmente emozionato?

Ce ne sono stati molti e devo dire inattesi.

In particolare mi ha colpito una persona che abbracciandomi nell’orecchio mi ha detto: “La vita non mi ha regalato molto, ma oggi mi ha dato voi”. Grazie! E poi molti altri che hanno cambiato idea rispetto ai loro pregiudizi. Ne avrei tanti, ma li tengo per me…

Cosa è previsto per l’evento Bearslicious di Padova il prossimo 21 luglio? Perché l’evento si intitola “Padovania – diario dell’indifferenza”?

“Padovania” è un gioco di parole che provocatoriamente mette in scena la vita e le relazioni.

L’elemento chiave è la scrittura e la complessità delle azioni che spesso lasciano posto all’immobilismo. Chi meglio di noi racconta la nostra verità? Quanta cura abbiamo della società che ci ospita? Indagheremo insieme sulla formazione dell’immaginario e “dell’altro altrove“, portando nel laboratorio alcuni passaggi chiave del viaggio di quest’anno in giro per l’Italia.

Le parole hanno una potenza inaudita nella costruzione del pensiero. Tenteremo di restituire alcune riflessioni attraverso il gioco e le immagini, per potenziarne l’efficacia. Approderemo poi a Bari per l’ultimo laboratorio portando parte di questa esperienza come fil-rouge. Ogni laboratorio è frutto e figlio del precedente. Inevitabile se vogliamo costruire e condividere. Non trovi? Per altro questo ed altro, lo scopriremo “strada facendo”.

Dove e come si svolgerà l’incontro?

Presso una saletta gentilmente concessa dal direttivo della Cooperativa Sociale “Strada Facendo” di Padova, un interessante presidio di civiltà, di cultura, di inserimento lavorativo di giovani donne rifugiate. Dal primo pomeriggio metteremo in moto qualche muscolo e ci muoveremo nello spazio.

Cosa speri che giunga, come esperienza, a chi si mette in discussione nei laboratori?

Noi mettiamo in scena l’economia del dono, dello scambio e spero vivamente di conoscere persone innanzitutto che amino lasciare a casa i pregiudizi. Quello che ne scaturisce lo scopriamo insieme. Ogni gruppo è diverso in esigenze, energie.

Questo è il canovaccio che ha accompagnato quest’anno ogni singolo attimo, inaspettato, piacevole ed essenziale della nuova formula degli eventi legati al progetto.

La tua formazione attinge anche dal teatro. Com’è nata questa passione? Ma soprattutto che cosa ti ha insegnato che poi hai messo in pratica negli incontri del laboratorio?

Prima pensavo che un giorno in più è uno in meno, oggi penso che un giorno in meno è un giorno in più.

Tutto è nato da un incontro con un Clown che mi ha regalato un naso rosso invitandomi ad andare in strada. Il teatro di strada è stato davvero la mia terapia. Non ho avuto nessun alibi a cui attaccarmi dopo questa esperienza. Messo davanti a me stesso con tutte le mie paure, fragilità e insicurezze, forza e coraggio.

Parallelamente sentivo l’esigenza di restituire e prendermi cura della comunità occupandomene in prima persona. Dopo anni è arrivata la proposta di far parte del progetto nascente di Bearslicious. Prima erano solo cene, poi dalle osservazioni, dagli spunti e dalle idee degli amministratori abbiamo sentito l’esigenza di sviluppare maggiore partecipazione e stimoli. L’esperienza dei laboratori ci ha insegnato che ogni essere umano porta con sé un patrimonio inesauribile di risorse e bellezze.

Pensiamo ai giovanissimi, oggi molto più aperti, ma spesso ignari della “modernità liquida”; pensiamo alle coppie “unite civilmente”; pensiamo ai genitori omogenitoriali e transgenitoriali, ai malati di Hiv e allo stigma sociale; pensiamo alle paure, agli anziani che hanno combattuto e oggi molti di loro potrebbero insegnarci molto. E pensiamo a noi futuro gruppo dirigente che, prima di lanciare slogan, dovremmo tutti insieme fare ammissione di responsabilità critica per aver reso il mercato egemone, mercificante e agli spazi di condivisione e confronto rispetto ai bisogni reali che ci riguardano, dettati da una politica di pancia, ma non di sostanza.

Respingiamo con forza la rassegnazione, l’inevitabile e puntiamo al “noi” condiviso. Quanto è emerso? Maggiore attenzione e ascolto!

Quali altre attività saranno realizzate a Padova il 21 luglio?

Una fantastica cena presso gli amici della Pizzeria Albatros che ospiterà il gruppo in una saletta tutta per noi. Per l’occasione durante la cena abbiamo alcuni momenti di teatro sociale.

Subito dopo saremo presenti come partner ufficiali al BearDoc in compagnia di Mauro e del suo meraviglioso staff del BearDoc. Con l’occasione durante la notte faremo delle video dirette con domande e curiosità a molti ospiti insieme a quel vulcano di energia di Marco Cefalo che si occuperà delle interviste. Ci sarà da ridere molto.

A Bologna, lo scorso 7 luglio, lo striscione di Bearslicious ha sfilato per la prima volta in un Gay Pride. Quanto è importante, oggi, partecipare ai Gay Pride?

Abbiamo avuto timore che le persone non si avvicinassero ed invece moltissimi orsi e non orsi, donne e uomini si sono avvicinati e ci hanno avvolto del loro sostegno e partecipazione. Inaspettata e molto bella come sensazione.

È stata l’occasione ufficiale perché ci rendessimo conto che Bearslicious ha molti più simpatizzanti di quanto credessimo. Il Pride è importante nella misura in cui diventa l’occasione per ribadire ai nostri governi che esistiamo e sproniamo le persone, specialmente le più critiche ,a partecipare alla vita pubblica della comunità. Il Pride dovrebbe essere l’anniversario ideale, un punto di partenza, l’occasione di uno spazio quotidiano nella nostra vita, il rinnovo di un impegno concreto per noi e l’altro.

Non siamo eterni, ma come dice un mio grande amico: “Vorrei lasciare questo mondo migliore rispetto a come l’ho trovato”.

Quali sono i prossimi obiettivi che ti proponi per Bearslicious e BL Magazine?

Di andare a registrare insieme al consiglio direttivo nascente, quanto prima, presso l’agenzia delle Entrate lo Statuto dell’Associazione Nazionale che farà da cappello a tutte le attività presenti e future. Abbiamo le idee chiare su molti ambiti. Il resto come sempre sarà un work in progress.

Ultima domanda: cosa ti spinge a fare tutto questo?

Bella domanda! Ma ancora non ho una risposta! Sicuramente devo dire grazie a tutti gli amministratori ed editori che portano insieme a me questa bandiera arcobaleno di denuncia e amore. Una rivoluzione gentile senza etichette!

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